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 2017  aprile 01 Sabato calendario

«Rasata non mi riconosco più»

BOLOGNA «Non mi riconosco più». È come se insieme ai capelli, rasati a zero dalla madre per punizione, le avessero portato via anche l’identità. Così Fatima (nome di fantasia), la 14enne originaria del Bangladesh, nata e residente a Bologna, ha spiegato agli inquirenti quello che è successo tra le mura della sua casa in periferia mercoledì, quando la madre le ha tagliato tutti i capelli per punirla per non aver rispettato l’obbligo, imposto dalla famiglia di fede musulmana, di indossare il velo.
Non era la prima volta. Come avvertimento per la sua insofferenza alle regole, in precedenza le avevano tagliato una ciocca. Due giorni fa la preside e l’insegnante hanno presentato un esposto ai carabinieri e la giovane da ieri, su disposizione della Procura per i minori, è stata allontanata dalla famiglia e portata in una struttura protetta. Il padre e la madre sono stati denunciati per maltrattamenti in famiglia. «Nessun pentimento – è la loro difesa – i nostri sono normali obblighi religiosi». In ogni caso tutto il nucleo familiare verrà inserito in un percorso con i servizi sociali. Sul caso è stato inoltre aperto un fascicolo sia dalla Procura per i minori sia da quella ordinaria.
Quanto raccolto fino ad ora dagli inquirenti, però, è bastato per prendere la decisione drastica. Mesi di obblighi e vessazioni perché la 14enne si piegasse alle imposizioni dei genitori. Lei però non voleva indossare il velo, voleva uscire con le coetanee, parlare liberamente con i compagni di sesso maschile. Tutti comportamenti giudicati «troppo occidentali». Ma la ragazzina appena metteva piede fuori casa si spogliava del velo e poi lo rimetteva prima di rincasare, al termine delle lezioni. Finché la madre non se n’è accorta e le ha tagliato i capelli cortissimi per punizione.
Giovedì mattina la 14enne è tornata a scuola, ma il cappuccio della felpa calato sulla testa non è bastato a nascondere agli occhi di compagni e insegnanti che la sua lunga chioma non c’era più. Alla domanda di un professoressa non ha resistito ed è scoppiata in lacrime. Ha raccontato tutta una serie di obblighi e costrizioni, troppo pesanti da sopportare per un’adolescente. Anche la preside e l’insegnante hanno capito che la situazione era più grande di loro. E così hanno preso carta e penna e hanno presentato un esposto ai carabinieri. «È una situazione troppo brutta e difficile» commentano ora.
Negli ultimi due giorni sono stati interrogati i genitori, i professori, la vittima e le due sorelle di 16 e 17 anni, che per ora restano in famiglia: non sarebbero in pericolo visto che accettano di indossare il velo. La 14enne invece ha confermato la violenza psicologica costante sopportata negli ultimi mesi, anche senza schiaffi e maltrattamenti fisici.
La pm dei minori Silvia Marzocchi e i carabinieri si sono trovati di fronte una ragazzina fortemente provata e sofferente. Quando sono andati a prenderla a casa c’è stato qualche momento di tensione con i genitori, ma gli inquirenti hanno tentato di non accusarli davanti a lei. Le è stato spiegato che quegli obblighi sono frutto di convinzioni culturali che non è tenuta a rispettare e che «in Italia è libera di fare ciò che vuole».