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 2017  aprile 03 Lunedì calendario

Brescia, Budrio. Ancora cronaca nera

Anche se Putin è alle prese con altre contestazioni e arresti, e se Trump ci tiene in ansia con la sua guerra commerciale, e il Pd freme per la chiusura delle operazioni congressuali nei circoli, operazioni che vedrebbero Renzi in netto vantaggio sugli altri ed Emiliano forse addirittura fuori perché incapace di raccogliere consensi superiori al 5%...  

Anche se... Anche se... Ho capito che non è di queste cose che parleremo oggi.
Vince la cronaca nera, purtroppo. A Brescia è accaduto un episodio non troppo diverso da quello di Alatri, un ragazzo di 21 anni accoltellato a morte dopo una lite in discoteca. E a Budrio (Bologna) un tizio è entrato in un bar con l’idea di portarsi via l’incasso e alla minima resistenza del titolare ha sparato e ucciso. I due assassini, al momento, sono in fuga. E di tutti e due i fatti si sa ancora poco. La cronaca nera denuncia sempre uno strappo nel nostro tessuto sociale, e intorno a questo strappo le domande sono ancora troppo spesso prive di risposte convincenti.  

Stiamo a quello che è successo. Cominciamo dall’episodio di Brescia.
A Brescia, in via Emilio Salgari, c’è un centro commerciale provvisto di discoteca, il Disco Volante. È un posto dove si tira fino a tardissimo, addirittura le sei del mattino. Il giovane di origini colombiane Yaisy Bonilla, 21 anni, ha passato la notte in questa discoteca, con la fidanzata e un amico. Che cosa abbia provocato l’alterco scoppiato sul far dell’alba non sappiamo. È un fatto che a quell’ora Yaisy e il suo amico sono usciti dal locale e una volta in strada l’amico ha cominciato a tirar fendenti, colpendo il colombiano all’addome con molta violenza. Poi è scappato. Portato all’ospedale Poliambulanza, e operato, il giovane è riuscito a sopravvivere fino alle cinque del pomeriggio. La polizia ha scoperto che Bonilla ha qualche precedente. Si stanno visionando i filmati delle telecamere. La fidanzata ha raccontato qualcosa, che per ora non sappiamo. Si dà la caccia all’accoltellatore, per il momento senza esito. Allo stato (ore 21 di ieri sera) questo è tutto.  

E l’altro episodio?
Siamo a Budrio, 18.500 abitanti, praticamente un quartiere di Bologna. Qui c’è una via Riccardina, e lungo la via Riccardina un bar, il bar Gallo, gestito da marito e moglie, Davide Fabbri, di 52 anni, e Maria. Sono le dieci di sera di sabato, dietro al bancone c’è Davide, alla cassa Maria. Due clienti chiacchierano tra di loro. Entra un tizio «basso e grasso» (testimonianza di Maria), ha in mano un fucile. Dice, perentorio: «Dammi la cassa». Davide è disarmato, ma commette l’imprudenza di afferrare la canna del fucile e di tentare di dissuadere il rapinatore. Dal fucile parte un colpo, la pallottola rimbalza per terra e ferisce molto leggermente uno dei due clienti. Ma la moglie grida e l’uomo basso e grasso perde la testa. Tira fuori dalla tasca una pistola argentata e spara al petto di Davide Fabbri, che muore sul colpo. Poi scappa a piedi, ed è possibile che da qualche parte ci fosse un complice in macchina ad aspettarlo. Ma nessuno ha visto questo complice né la macchina né l’uomo basso e grasso che ci sale sopra. Anche qui si stanno esaminando le telecamere, mentre la moglie Maria ha parlato anche con i giornalisti: «Non dimenticherò mai quegli occhi. Non ho visto un barlume di pietà per nessuno di noi. Solo follia e una rabbia che non saprei descrivere. Ha sparato a mio marito e dopo ha puntato la pistola contro di me. Era entrato con l’idea di farci del male». Secondo Maria, l’assassino parlava con un accento straniero, ma è un’impressione vaga, che i due clienti non hanno confermato.  

Che cosa ricaviamo da questi due episodi di cronaca nera?
In quello di Brescia - come in quello di Alatri (almeno uno dei due incarcerati spacciava) - c’entra di sicuro la droga. Nelle discoteche si consuma, ci si impasticca, ci si stordisce con la musica e con l’alcol. Le discoteche non sono posti sani, forse sarebbe il caso di dirlo forte. E sarebbe anche il caso di condurre una lotta serrata contro il traffico di stupefacenti e il loro consumo. È possibile che fosse alterato da qualche sostanza anche il rapinatore di Budrio, il cui comportamento è folle: il fucile, il colpo di pistola esploso per uccidere, la scelta dell’obiettivo. La moglie Maria giustamente ha detto: «Che cosa credeva di trovare da noi, non siamo mica una banca».  

Rimedi?
Rapine e assassinii per futili motivi sono sempre esistiti. Noi però sentiamo che c’è qualcosa nel nostro modo di vivere che favorisce questi episodi: lassismo, adorazione del denaro, facilità allo sballo, assenza di princìpi, diffusione attraverso la rete di un odio generalizzato per tutto e per tutti. La Lega (Calderoli e Salvini) e Fratelli d’Italia (Meloni) hanno rilasciato dichiarazioni in difesa di quelli che sparano ai ladri e ai rapinatori. È un ragionamento forzato rispetto ai fatti di Budrio, dove il povero Davide non aveva armi e non ha sparato. Ma in generale potrebbe essere vero, rapinatori e ladri che si introducono di notte nelle case forse, se sapessero che rapinati e derubati sono autorizzati a difendersi, agirebbero con meno frequenza.