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 2017  aprile 02 Domenica calendario

Il Salento che non vuole l’oleodotto

I lavori per la Tap nel Salento sono sospesi fino a domani. Gli olivi erano già stati espiantati e tre camion li stavano trasferendo al cosiddetto sito di stoccaggio. Ma un gruppo di cittadini e di cittadine del posto, che si sono presentati a protestare tenendo per mano i loro bambini, hanno costretto i tre camion, giunti a trenta metri dal sito, a tornare indietro. Si tratta senza dubbio di una vittoria del popolo, anche se i manifestanti, in un’area che ospita ventimila persone, non erano più di trecento.  

Naturalmente ho capito che qualcuno protesta e che ci sono di mezzo degli olivi, ma per il resto attendo chiarimenti.
Gliela dico con il minor numero di parole possibile. L’Azerbaigian è ricco di gas. Questo gas sarebbe piuttosto utile agli italiani e agli europei. Per trasportare questo gas dal giacimento di Shah Deniz fino a noi gli italiani e gli europei hanno progettato di costruire un gasdotto, vale a dire un tubo, dentro cui pompare il gas, del diametro di 95 centimetri, che corra per 870 chilometri attraverso sette paesi (tra cui Turchia, Albania, Grecia) e passi l’Adriatico fino in Puglia, qualche volta sotto terra, qualche volta sotto il mare. Noi poi, connettendo il tubo alla rete Snam, lo distribuiremmo in tutta l’Europa. Quarantasei miliardi di investimenti, nove miliardi di metri cubi di gas, parecchi posti di lavoro. Altro vantaggio: il gasdotto Tap non ha niente a che fare con Putin, quindi diminuirebbe la dipendenza nostra ed europea dal gas russo. Tutte le autorizzazioni sono a posto. Il Parlamento ha approvato il 19 dicembre 2013 (governo Letta), gli altri a seguire. Ma il sindaco di Melendugno, diecimila abitanti, il comune nel cui territorio capita lo sbocco del gasdotto, ha capeggiato la resistenza degli altri sindaci del posto, i quali sostengono che il gasdotto rovinerà la bellezza del luogo, distruggerà il turismo eccetera. Perché non farlo a Brindisi, area industriale per eccellenza? È stato presentato un ricorso al Consiglio di Stato, l’organo che deve dirimere le controversie tra istituzioni, e il Consiglio di Stato l’altro giorno ha dato torto ai sindaci del Salento. In un paese normale, un pronunciamento come questo dovrebbe metter fine al dibattito. Ma ci sono i manifestanti e le famiglie con bambini che si mettono davanti ai camion. Chi porta i propri bambini a far da scudo ai camion ha ragione per forza. Infatti i giornali - per non sbagliare - dànno di regola ragione ai cittadini che protestano. E il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che si candida a guidare il Partito democratico e poi il Paese, appoggia con convinzione i suoi compaesani. Al termine Nimby («not in my backyard», «non nel mio cortile») s’è così aggiunto adesso il termine Nimtoo («not in my term of office», «non durante il mio mandato»).  

Perché lei dà subito ragione alla multinazionale Tap e torto ai cittadini?
No, io non do ragione a nessuno. Sostengo però che se si sono seguite tutte le procedure, se si sono raccolti i sì di tutte le commissioni, italiane ed europee, se si è rispettato in altri termini il consenso democratico, vale a dire la somma dell’approvazione degli eletti dal popolo e degli organismi tecnici (le persone che se ne intendono), non può essere ammesso nessun impedimento. Grillo sta con i trecento accompagnatori di bambini? Emiliano pure? Questi due - un comico e un magistrato in carriera politica - la sanno più lunga più di tutti gli altri?  

Che significa Tap?
Trans Adriatic Pipeline. È effettivamente una multinazionale: gli inglesi di Bp, gli azeri della Socar, gli italiani della Snam hanno il 20% ciascuno. I belgi di Fluxys il 19%, gli spagnoli di Enagas un altro 16%, gli svizzeri di Axpo l’ultimo 5%.   Criticità negli altri Paesi?
Stanno tutti costruendo la loro parte di gasdotto senza problemi, e sono molto più avanti di noi. Le criticità in Grecia possono crearsi in Tracia, se ci si imbatte in qualche ritrovamento archeologico. In Albania c’è il pericolo degli smottamenti.   Com’è la faccenda degli olivi?
Il gasdotto sbucherà nella località salentina di San Foca. C’è il problema di 221 ulivi, alcuni dei quali antichissimi, da salvare. Si è pensato di procedere così: espiantare gli ulivi, tenerli temporaneamente in un sito di stoccaggio, reimpiantarli a opera finita esattamente negli stessi punti dove si trovavano prima. L’operazione, approvata dall’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, è sorvegliata da una società dell’Università del Salento. I manifestanti di ieri e dei giorni scorsi stanno appunto bloccando i camion che trasportano gli olivi espiantati, anche perché sanno che dopo il 30 aprile l’operazione non sarà più possibile e bisognerà rinviare tutto di sei mesi. Niente di strano alla fine, trattandosi dell’Italia: nel brindisino, dove Emiliano vorrebbe trasferire il gasdotto, l’opposizione a un impianto di rigassificazione ha fatto scappare quelli di British Petroleum. Secondo l’ultimo rapporto del Nimby Forum, nel 2015 (ultimi dati disponibili) gli ambientalisti hanno bloccato nella sola Puglia 16 opere, e in tutt’Italia 342 opere. Vale a dire, di media, una al giorno.