Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  aprile 01 Sabato calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - LA LOTTA CONTRO IL GASDOTTO IN PUGLIAREPUBBLICA.ITARTICOLI DI CHIARA SPAGNOLO1 APRILE 2017LECCE - Ricominciano a sorpresa i lavori di espianto degli ulivi sul tracciato del gasdotto Tap a Melendugno ma la protesta di tante famiglie con bambini blocca tre camion, che dopo ore fanno retromarcia dal sito di stoccaggio fino al cantiere di San Basilio

APPUNTI PER GAZZETTA - LA LOTTA CONTRO IL GASDOTTO IN PUGLIA

REPUBBLICA.IT
ARTICOLI DI CHIARA SPAGNOLO
1 APRILE 2017
LECCE - Ricominciano a sorpresa i lavori di espianto degli ulivi sul tracciato del gasdotto Tap a Melendugno ma la protesta di tante famiglie con bambini blocca tre camion, che dopo ore fanno retromarcia dal sito di stoccaggio fino al cantiere di San Basilio. E’ una vittoria simbolica quella ottenuta dal popolo anti-gasdotto, svegliato all’alba dalla notizia che la multinazionale - contrariamente a quanto era stato comunicato nei giorni scorsi - aveva ripreso gli interventi di espianto degli alberi dal tracciato dell’infrastruttura, che porterà in Italia il gas dell’Azerbaijan. Intorno alle cinque la zona del cantiere è stata militarizzata, per evitare che potessero ripetersi i disordini di martedì 28 e mercoledì 29 marzo, e i mezzi della ditta incaricata da Tap sono entrati regolarmente e hanno cominciato a lavorare. Colti di sorpresa i pochi attivisti rimasti a guardia del presidio, operativo dal 17 marzo, che hanno subito lanciato l’appello sui social network, chiamando a raccolta altri manifestanti. Intorno alle nove le proteste si sono spostate nella zona di Masseria del Capitano, area di stoccaggio che Tap ha preso in affitto da un privato, e nella quale erano già stati impiantati i 138 ulivi rimossi nei giorni scorsi. Lì i mezzi sono riusciti a portare una trentina di alberi, prima che la gente riuscisse ad organizzarsi per creare un blocco stradale, nel quale tre camion sono rimasti praticamente prigionieri. Davanti ai mezzi si sono piazzate numerose famiglie con bambini anche molto piccoli, persino una nonna che ha portato la nipotina di pochi mesi, studenti, cittadini di Melendugno, per dare manforte al sindaco, Marco Potì, e agli altri amministratori dei paesi limitrofi accorsi con la fascia tricolore.

Le forze dell’ordine hanno presidiato i tre camion fino a quando il prefetto di Lecce, Claudio Palomba, ha avviato una difficile mediazione telefonica con il sindaco Marco Potì. Al termine di una serie di consultazioni, è stato deciso che i tre camion sarebbero ritornati al cantiere in località San Basilio, con grande gioia dei manifestanti. Tap, comunque, durante la mattinata ha proseguito i lavori di espianto, per cui tutti gli ulivi che devono essere spostati dalla prima parte del tracciato sono pronti a partire per il sito di stoccaggio.
  Nel clima di tensioni degli ultimi giorni si registra anche l’esplosione di due bombe carta, avvenuta venerdì 31 marzo nei pressi dell’hotel Tiziano, all’ingresso nord di Lecce (dove confluisce la superstrada da Brindisi). La digos indaga su due fronti: all’interno dell’albergo soggiornavano sia gli uomini dei reparti speciali della polizia impiegati a tutela del cantiere Tap, sia i calciatori del Lecce. Questi ultimi sono oggetto di contestazione da due settimane, dopo la sonora sconfitta del 19 marzo subita a Foggia. Proprio quel giorno, alcuni tifosi aspettarono i giocatori al rientro all’hotel Tiziano per contestarli.

30 MARZO 2017
LECCE - Strade interpoderali bloccate con pezzi di muretti a secco, cassonetti della spazzatura e materiale di risulta: inizia così a Melendugno il quattordicesimo giorno di protesta contro la realizzazione del gasdotto Tap, che porterà in Europa il gas dell’Azarbaijan. I blocchi artigianali sono comparsi nella notte, sulle diverse vie che collegano l’area di cantiere in località San Basilio alla marina di San Foca e alla strada regionale 8, dalla quale nei giorni scorsi sono arrivati sia i blindati delle forze dell’ordine che i mezzi delle ditte incaricate dell’espianto degli ulivi e del trasporto nel sito di stoccaggio. Gasdotto, la foto ricordo dei poliziotti e l’ira dei No Tap Il cantiere dovrebbe restare chiuso perchè le forze dell’ordine non avrebbero la disponibilità del gran numero di uomini e mezzi utilizzati nei giorni scorsi e dunque non sarebbe possibile garantire lo stesso tipo di presidio. Dopo gli scontri con i manifestanti di martedì 28 marzo, il giorno successivo la zona di San Basilio è stata militarizzata in maniera pesante, tanto che il sindaco di Melendugno, Marco Potì, ha espresso disappunto per i pressanti controlli a cui lui stesso è stato sottoposto ogni qualvolta è entrato nella “zona rossa”, ritenendo “eccessivo” lo spiegamento di forze in atto. Potì ha anche ribadito che non ha alcuna intenzione di incontrare Tap né di accettare alcuna compensazione per la realizzazione del gasdotto nel suo territorio.
Sono 130 in tutto gli alberi spostati finora, rispetto ai 215 che Tap ha programmato di trasferire dal tracciato dell’opera alla masseria del Capitano. I lavori veri e propri di espianto si sono svolti nell’arco di quattro giorni, due dei quali (martedì 28 e mercoledì 29 marzo) caratterizzati da forti tensioni. Arrivano da tutta Italia le attestazioni di solidarietà al movimento anti-Tap che si è creato in Salento. Messaggi via mail e sui social network, striscioni appesi in diverse città e artisti che organizzano una giornata di musica contro il gasdotto a Melendugno. All’appello di So What Festival di Melpignano hanno risposto oltre 60 artisti e band tra i quali Alessandro Mannarino, 99 Posse, Lo Stato Sociale, Carolina Bubbico, Sud Est Indipendente Festival, Assalti Frontali. La squadra Pallanuoto Puglia ha postato su Facebook una foto con la scritta No Tap e urlato lo slogan durante un allenamento, mentre cartelli sono comparsi a Milano su uno dei ponti sui Navigli, all’Università di Bologna grazie agli studenti della facoltà di Agraria, alla Sapienza di Roma tramite il Collettivo di Biologia e all’ex Opg Occupato di Napoli.

29 MARZO
In diversi momenti i manifestanti hanno provato anche ad aggirare la recinzione dell’area in cui si svolgono i lavori, lanciando qualche pietra all’interno e urlando contro gli operai, ma la situazione è stata tenuta sempre sotto controllo. La giornata è stata caratterizzata da un viavai di camion molto più intenso rispetto a quello che si è potuto osservare martedì, considerato che sono stati ingaggiati 17 mezzi con l’obiettivo di accelerare il più possibile gli interventi e concluderli il prima possibile. Fino al primo pomeriggio erano stati espiantati una trentina di ulivi, trasferiti alla masseria del Capitano, che si aggiungono ai 61 già spostati nei giorni precedenti. In totale sono 215 gli alberi da togliere dal tracciato.

In mattinata era stata proprio Tap a denunciare sul proprio profilo Facebook di avere subito danneggiamenti: "Nella notte è stata lanciata una bomba carta contro il cantiere, ieri sono state lanciate pietre contro i lavoratori che stavano spostando gli ulivi, è presente in cantiere uno striscione che inneggia alla morte di un nostro collega". L’ordigno sarebbe in realtà poco più che un petardo, dal quale le persone che partecipano al presidio anti Tap hanno preso le distanze.  Nel corso della mattina due persone sono state colte da malore, si tratta di un manifestante e di un operaio: il primo si è accasciato durante un momento di tensione con le forze dell’ordine, il secondo poco dopo l’avvicinamento degli attivisti alla recinzione posteriore del cantiere. In prima linea c’era il sindaco di Melendugno, Marco Potì, affiancato da molti colleghi, tra i quali Stefano Minerva (Gallipoli), Luca De Carlo (Vernole) Giuseppe Colafati (Poggiardo), Francesco Rausa (Ortelle), Leandro Rubichi (Cannole), Fabio Tarantino (Martano), Andrea De Pascali (Castri), Salvatore Piconese (Uggiano) e Valentina Avvantaggiato, vicesindaca di Melpignano. E’ stato proprio Potì a ribadire che la sua amministrazione ritiene "il progetto incompatibile con il territorio" e che "non ho alcuna intenzione di incontrare Tap né di accettare compensazioni".

Nelle stesse ore un altro primo cittadino, Mino Miccoli di Squinzano, ha replicato all’ipotesi che il suo Comune avesse dato disponibilità a ospitare l’approdo del gasdotto, paventata dal governatore Michele Emiliano. Miccoli ha spiegato che il suo consiglio comunale aveva soltanto recepito una mozione relativa alla possibilità di avviare un percorso conoscitivo, finalizzato a capire se a Squinzano esistano le condizioni per ospitare la parte terminale del gasdotto Tap, "a patto di inserire tale valutazione in un progetto di riconversione della centrale di Cerano".

NUMERI
878  i km complessivi dell’opera, che si snoda dal Mar Caspio alle coste pugliesi 105 i km sotto l’Adriatico, dove passerà il gasdotto 820 i metri di profondità massima del gasdotto 8  i km per i quali il gasdotto si snoderà sul suolo pugliese 211 Gli ulivi da espiantare dal tracciato che gli attivisti contestano 16  gli ulivi monumentali presenti nel territorio dove dovrebbe passare il gasdotto 27 marzo il giorno della sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto i ricorsi della Regione Puglia sulla mancata applicazione della "Direttiva Seveso" 10 miliardi i metri cubi di gas naturale all’anno che il gasdotto dovrebbe trasportare inizialmente

L’ESPRESSO NEL 2015
l tubo della discordia
di MARZIA PAPAGNA e MICOL CONTE
BARI - Da un lato c’è una piccola ma determinata comunità del Sud Italia, pronta a difendere la propria terra con le unghie e con i denti; dall’altro c’è un consorzio di società private con interessi nel settore energetico, in affari col presidente autocratico di una ex repubblica sovietica. La storia di Tap (Trans Adriatic Pipeline) è un groviglio di interessi che si contrappongono dal mar Caspio al mare Adriatico. Tap è la fase terminale di un gasdotto lungo 870 chilometri che dovrebbe nascere nel campo di Shah Deniz in Azerbaigian, a settanta chilometri a sud-est di Baku, e finire in Salento, nei pressi della spiaggia di San Basilio a San Foca. Viaggiando per 3500 km e sette paesi, il gasdotto, parte integrante del progetto del Corridoio Meridionale del Gas, porterà ogni anno dieci miliardi di metri cubi di gas azero in Europa centrale per cinquanta anni. Una quantità destinata a raddoppiarsi se e quando verrà avviata la terza fase di sfruttamento di Shah Deniz, che Al Cook, vicepresidente della British Petroleum, ha descritto come "il più grande giacimento mai trovato, esteso quanto l’isola di Manhattan".

Interessi. TAP rientra nella lista dei 248 progetti di interesse comunitario (PIC) inseriti nel 2013 dall’Unione Europea nel Terzo Pacchetto Energia per migliorare la sicurezza di approvvigionamento energetico e la connessione tra i mercati. Dove per sicurezza si intende una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento e in particolare una maggiore indipendenza dalla Russia, a cui l’UE è strutturalmente legata. L’obiettivo è quello di creare un sistema energetico continentale, dove l’energia possa viaggiare liberamente tra i confini a prezzi competitivi. Il progetto del Corridoio Meridionale del Gas consta di tre gasdotti. Il Sud Caucasico nasce nel campo di Shah Deniz e attraversando il Caucaso Meridionale e la Georgia entra in Turchia dove confluisce nel Trans Anatolico. Da Kipoi, sul confine greco-turco, dovrebbe iniziare il Trans Adriatico che attraverserà la Grecia fino a Ieropigi, per poi correre lungo l’Albania meridionale per 211 km fino a Fier. Da Fier si tufferà nel Mare Adriatico raggiungendo una profondità di 820 metri per poi riemergere presso la spiaggia di San Basilio. Da qui Tap dovrebbe proseguire con un tratto di 8 km interrato a un metro e mezzo fino al terminale di ricezione (PRT) che verrà installato tra i comuni di Vernole e Melendugno, in un’area abitata da circa ventimila persone, per poi riallacciarsi alla rete nazionale di Snam rete Gas a Mesagne, in provincia di Brindisi, attraverso un altro condotto di 56 km che costruirà Snam stessa. Attraverso quest’ultimo il gas azero verrà distribuito agli altri mercati europei, in particolare in Austria e in Europa centrale. "Si tratta di un progetto rivoluzionario perché consentirà all’Italia di sfruttare delle risorse che oggi potrebbero essere accessibili solo attraverso la rete di Gazprom" spiega Giampaolo Russo, Country Manager di Tap Italia fino al 12 giugno, giorno in cui si è dimesso ’’per perseguire nuovi percorsi professionali’’.  Il governo, con il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, lo ha già approvato il 20 maggio scorso con il decreto di autorizzazione unica. Ma la procedura dell’iter è al centro di una inchiesta avviata dalla Procura di Roma. Un’appendice della stessa indagine è alla Procura di Lecce che indaga sui carotaggi eseguiti sulla costa del Salento per individuare il sito dove costruire il terminale del gasdotto.
"Colpirete il turismo". "E’ il miglior sito". Condividi  
"Difenderemo la nostra natura"
di MARZIA PAPAGNA e MICOL CONTE
MELENDUGNO (Lecce) -  "Sono 1900 e sono tra i più antichi di Puglia", racconta Graziano Petrachi, del movimento No Tap, indicando gli ulivi secolari, vanto del Salento, durante una passeggiata in macchina in cui mostra tutti i punti attraverso cui dovrebbe passare il gasdotto, non lontano da masserie, dolmen e macchia mediterranea. "Abbiamo affidato la gestione temporanea degli alberi a una società dell’Università del Salento, chi più di loro ha a cuore questo simbolo paesaggistico, economico e anche emozionale di questa terra", chiarisce Giampaolo Russo, alla guida di Tap Italia fino a venerdì 12 giugno. E spiega che durante i cantieri gli ulivi verranno spostati e ripiantati nell’arco di cento metri, come impone una recente normativa europea adottata per evitare eventuali contagi da Xylella fastidiosa nelle zone vergini. Finiti i lavori, ogni ulivo tornerà al proprio posto. Sulla carta TAP promette massima cura per gli alberi salentini, ma agli agricoltori le rassicurazioni non bastano e a volte non convincono. Anzi, temono che gli ulivi, alcuni dei quali sono vecchi di quasi duemila anni, non possano sopravvivere al reimpianto e se così fosse, morirebbero intere porzioni di uliveti. E con essi anche un simbolo dell’identità salentina.

Vocazione. Il Salento ha una vocazione agricola e turistica. Le spiagge della marina di Melendugno, che per il sesto anno consecutivo hanno vinto la Bandiera Blu, d’estate sono ambite dal turismo balneare italiano e internazionale; questo pezzetto di terra che vive sul tacco dello Stivale, affacciato sul Mare Adriatico, conserva una natura incontaminata che finora è riuscita a difendersi dalla mano dell’uomo e dalla smania di progresso industriale. "I signori del gas sono furbi, devono restare in Puglia per cinquant’anni e hanno scelto uno dei posti più intatti del paese", ironizza Gianluca Maggiore, portavoce del comitato. Giampaolo Russo assicura che non ci saranno cantieri nel periodo estivo e che i lavori verranno eseguiti a settecento metri dalla spiaggia, senza creare danni al turismo. E cita l’esempio di Ibiza, che pur essendo attraversata da un gasdotto in prossimità di una spiaggia, continua a vivere di turismo. Ma per i salentini non è solo una questione economica, c’è innanzitutto uno stile di vita da difendere e la fama di un comune, quello di Melendugno, conosciuto per essere "green". "Qui c’è gente che da trent’anni lavora per creare un’economia alternativa basata sul rispetto della natura e sul turismo, non permetteremo a nessuno di distruggere il nostro modo di vivere e di pensare", commenta con enfasi Alfredo Pasiello, presidente del comitato No Tap Salento, mentre cammina sulla spiaggia bianca di San Basilio, dove ai primi di maggio si vedono già i primi bagnanti. Il suo è un no a Tap nel Salento come altrove, per questo motivo promette presidi permanenti e una battaglia a tutto campo "contro Renzi e i suoi accoliti".

Tempo. Ma il tempo sta facendo il suo lavoro e nella piccola comunità di Melendugno qualcuno sta iniziando ad accettare Tap, per speranza o per rassegnazione. C’è chi ritiene infatti che il gasdotto sia un’opera dannosa ma ormai inevitabile; c’è chi spera che possa veramente creare qualche posto di lavoro e c’è chi è ingolosito dalle indennità che verranno pagate ai proprietari interessati dall’attraversamento del gasdotto. Indennità di cui non si conoscono gli importi né i criteri di valutazione.

Il destino legato a una pianta marina
di MARZIA PAPAGNA e MICOL CONTE
BARI - Oggi i due punti fondamentali dello scontro tra la società TAP e le istituzioni locali riguardano ancora l’approdo a San Foca e l’applicazione della direttiva Seveso contro il rischio di incidenti industriali rilevanti. In origine il luogo più accreditato ad accogliere l’approdo sembrava dovesse essere Brindisi, che essendo vicina al punto di consegna del gas situato a Mesagne, avrebbe comportato il sacrificio di una porzione inferiore di territorio. Inoltre, Brindisi ha molte zone che necessiterebbero di essere bonificate. "L’ipotesi di Brindisi non è mai stata presa seriamente in considerazione", taglia corto Marco Potì. "La possibilità di scegliere un diverso punto di approdo è stata discussa per un’oretta in quattro incontri tra febbraio e marzo. Alcuni siti erano stati considerati idonei anche dal Ministero dei Beni Culturali, ma ci è stato risposto che siccome il governo e la società avevano fretta di chiudere la procedura, non erano disponibili a valutare alternative", denuncia il sindaco nel corso di una conferenza a Bruxelles organizzata dalle ONG Counter Balance e Platform London proprio per sensibilizzare sul tema Tap.

Il nodo. Il nodo della questione relativa all’approdo gira tutto intorno alla presenza della Posidonia Oceanica, una pianta marina che prolifera nelle acque del mare Mediterraneo fino a formare delle praterie la cui funzione è difendere le coste dall’erosione e garantire il corretto funzionamento dell’ecosistema. "La massiccia presenza di Posidonia fa del brindisino un "sito di interesse comunitario" (SIC) per questo motivo la scelta è confluita su Melendugno", commenta Russo. Ma i salentini non ci stanno: la Posidonia prolifera rigogliosa anche nel mare di San Foca, insieme alla Cymodocea e alle tartarughe marine che nidificano in queste acque, "creando proprio un ambiente ideale per portarci un gasdotto!", ironizzano. L’altro punto di attrito riguarda l’applicabilità o meno della direttiva Seveso (n.334/1999), tendente a tutelare i cittadini e l’ambiente da possibili rischi industriali, al terminale di ricezione (PRT). Il PRT è una installazione composta da più edifici a un unico piano che occuperà uno spazio di dodici ettari tra i comuni di Vernole e Melendugno. Qui il gas verrà depressurizzato per essere poi immesso nella rete di Snam Gas, a Mesagne, e sempre da qui la centrale controllerà in remoto anche la parte greca e albanese del gasdotto. Per la Regione Puglia al PRT andrebbe applicata la direttiva Seveso, in virtù dell’articolo 3 che sottopone alla normativa "tutte le aree sottoposte al controllo di un gestore, nelle quali sono presenti sostanze pericolose all’interno di uno o più impianti, comprese le infrastrutture e le attività comuni o connesse", come si legge in una nota dell’ufficio tecnico della regione. Ma la valutazione del ministero dell’Ambiente è andata in tutt’altra direzione: il PRT per sua natura non rientra nella sfera di applicazione della Seveso. In pratica nella centrale non viene né manipolato né stoccato gas, per cui è esclusa la possibilità di rischi industriali rilevanti per l’uomo e per l’ambiente. Interpellata dal Ministero dell’Ambiente e dell’Interno, la Commissione Europa in una nota dell’ottobre 2014 chiarisce che non è possibile stabilire a priori se un terminale di ricezione sia assoggettabile o meno alla Seveso, ma bisognerebbe valutare caso per caso.


La partita. Ed è su questo punto che l’amministrazione di Melendugno sta giocando la sua partita. "La normativa Seveso si applica a determinati tipi di sostanze, come il gas, e per determinate quantità. E’ necessario che TAP chiarisca quanto ne circolerà all’interno del PRT", spiega l’ingegnere chimico Alessandro Manuelli, del comitato tecnico-giuridico del comune di Melendugno. E dà qualche dato: ’’secondo le stime di TAP, nel terminale di ricezione circoleranno 48,6 tonnellate di gas, ma si tratta di una quantità destinata ad aumentare nel momento in cui il metanodotto raddoppierà la propria capacità di portata da dieci a venti miliardi di metri cubi, come la società ha più volte specificato’’. A quel punto  -  continua Manuelli  -  il PRT ricadrebbe automaticamente nell’applicazione della Seveso. Per l’amministrazione di Melendugno dunque, uno dei problemi nasce dal fatto che tutte le autorizzazioni ottenute fino a oggi sono state fatte sulla base di stime che non hanno tenuto conto del fatto che TAP aumenterà nel corso del tempo il volume di gas da consegnare. Inoltre, perché TAP funzioni, dovrà essere collegata alla rete di Snam Gas con un condotto di 56 km che dal terminale di ricezione arriverà a Mesagne. "Ma di questo gasdotto non sappiamo nulla: non è stato ancora progettato né è stata fatta una valutazione di impatto ambientale" spiega Manuelli. Per il quale questa nuova infrastruttura nel futuro potrebbe apportare modifiche anche al PRT, motivo per cui sarebbe stato necessario valutare l’impatto di entrambe le costruzioni congiuntamente, visto che l’una senza l’altra non può funzionare. Opinione condivisa dall’ufficio tecnico della regione Puglia, che in una nota del 30 aprile 2014 sottolineava l’incompletezza del progetto e l’impossibilità di una valutazione definitiva proprio per la mancanza di dati relativi al gasdotto di Snam. Per Russo il problema non sussiste, perché Snam non avrebbe potuto realizzare alcun progetto prima che TAP avesse ottenuto tutte le autorizzazioni e questo per tutelare i cittadini, che pagano in bolletta i costi della Rete Nazionale del Gas. Intanto l’Autorizzazione Unica a procedere è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale ai primi di giugno, e dal Salento promettono ancora battaglia per l’ambiente e per la sicurezza.
Emiliano: "Non distruggeremo un paradiso"
di LELLO PARISE
BARI - "Matteo Renzi è stato costretto a fare il gioco della spazzola". Scuote la testa il governatore della Puglia, Michele Emiliano.

Cioè?
"Alle feste in casa, quando eravamo ragazzi, mentre ballavi abbracciato a un’amica arrivava un altro, ti consegnava una spazzola e tu eri costretto a cedergli la dama. Poteva andare avanti così all’infinito, ma alla fine rimaneva sempre qualcuno senza compagna di danza e con la spazzola in mano. Come adesso capita a Renzi, appunto. Sì, insomma, erano anni che si discuteva dell’approdo di un gasdotto a San Foca, nel Salento. Arrivato a Palazzo Chigi, ha dovuto prendere una decisione attraverso lo Sblocca Italia".

Il premier all’indomani dell’autorizzazione unica concessa a Tap , aveva tirato un sospiro di sollievo: "Eravamo diventati la barzelletta d’Europa". Il progetto presentato al ministero dello Sviluppo economico prevede un investimento pari a 40 miliardi di euro per fare viaggiare il metano dall’Azerbaigian all’Italia dopo avere attraversato Albania, Grecia e mare Adriatico: la condotta che approderà a Melendugno, poi sarà allacciata alla rete Snam in quel di Mesagne, un comune del Brindisino.

E’ un buon progetto, governatore?
"Va tutto bene: diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, è importante. Nessuno mette in discussione questa necessità".

Ogni anno saranno trasportati, per cominciare, qualcosa come dieci miliardi di metri cubi di gas.
"D’accordo, ma qualcuno mi spieghi perché il tubo deve spuntare proprio a San Foca, una delle spiagge più belle della penisola. Non lo ha fatto nessuno, almeno fino ad oggi. Eppure..."

Eppure....
"Io so che anche a Otranto, distante solo qualche decina di chilometri da Melendugno, un’altra società ha la benedetta  autorizzazione unica in tasca per realizzare l’ennesimo gasdotto".

Pare, tuttavia, che Igi Poseidon e Tap non siano riuscite a siglare un’intesa.
"So inoltre che la destinazione finale di Tap poteva essere nella provincia di Brindisi e che da quelle parti qualche sindaco era disponibile a ragionare con gli azionisti dell’impresa. Ma il governo italiano a un certo punto, ha tagliato corto. Sosteneva che si perdeva tempo".

Il tempo, in effetti, scorreva...
"Troviamo la maniera di abbreviarli, questi tempi! Ma non possiamo consentire che sia devastato un angolo di paradiso perché qualcuno ha fretta. Credo che sia innanzi tutto nell’interesse di Tap, sbrogliare la matassa".

Tap, per la verità, punta alla  meta: i norvegesi di Statoil, gli inglesi di Bp, gli azeri della Socar, tutti e tre hanno il 20% delle quote, insieme con i belgi di Fluxys (19%), gli spagnoli di Enagas (19%) e gli svizzeri dell’Axpo (5%), già possono rimboccarsi le maniche e dare il via ai lavori.
"Ma perché aprire il cantiere e dovere fronteggiare la più totale ostilità di quattro milioni di pugliesi? E’ possibile che lungo ottocento chilometri di costa, non riusciamo a trovare un altro buco da dove fare spuntare il gasdotto?".

Il presidente Renzi storcerebbe il muso: il Belpaese rischia una figuraccia internazionale.
"Il sottoscritto a Renzi deve dire le cose che non vanno: con garbo e lealtà, ma devo dirgliele. Nessuno vuole fargli un dispetto, ci mancherebbe altro. Però i miei concittadini, che adesso rappresento politicamente, non possono ritrovarsi coinvolti in questa storia senza avere definito e voluto un bel niente".   
Ma il governo tira dritto: "Si farà"
di MARZIA PAPAGNA e MICOL CONTE
BARI - Nel settembre 2013 TAP presenta una relazione di impatto ambientale (Via) al Ministero dell’Ambiente. Il dossier riceve parere negativo dalla regione Puglia, dal Ministero dei Beni Culturali e da una commissione tecnica nominata dal comune di Melendugno, che presenta a sua volta un  contro-rapporto a firma, tra gli altri, del prof. Dino Borri, ordinario di Ingegneria del territorio al Politecnico di Bari. In questa ultima relazione si evidenziavano delle criticità relative soprattutto alle mancate analisi del suolo, che TAP avrebbe fatto successivamente, ma che per gli esperti inficiavano l’intera relazione sin dall’inizio.

Integrazioni. Il ministero dell’Ambiente nel marzo 2014 chiede a TAP di presentare delle integrazioni e il 12 settembre 2014 il Consiglio dei Ministri dà il via libera alla relazione di impatto ambientale. Seguono ancora mesi di rallentamenti e intoppi legati principalmente all’acquisizione delle autorizzazioni paesaggistiche, finché il 4 maggio 2015 ancora il Consiglio dei Ministri approva il progetto con approdo a San Foca e il 21 maggio il Ministero per lo Sviluppo Economico firma l’Autorizzazione Unica con cui si consente a Tap di iniziare i lavori nei primi mesi del 2016, "giusto in tempo per la prima consegna di gas azero entro il 2020", commenta la società in una nota. 

Dunque per il governo TAP si farà. Per Giampaolo Russo Tap si sta già facendo. Per le istituzioni locali e la società civile ci sono ancora delle carte da giocare per impedire l’approdo a San Foca. "TAP manca di una validazione scientifica, perché è stato ignorato il parere negativo del ministero dei Beni Culturali e manca di una validazione democratica, perché non è accettabile che gli effetti di grosse opere industriali si facciano ricadere sulle spalle di piccole comunità. La Puglia è pioniera nello sfruttamento delle energie rinnovabili, i pugliesi consumano una porzione minima dell’energia prodotta in Italia, anche per questo motivo avrebbero meritato maggiore rispetto da parte del governo", commentava Nichi Vendola pochi giorni prima delle elezioni. Ora il testimone è passato al nuovo governatore Michele Emiliano.

Quantità. E’ anche sulla quantità di gas consumata in Italia e in Europa che si gioca la battaglia dei No TAP. "Dal 2003 a oggi abbiamo avuto un crollo dei consumi del gas e in Puglia sfruttiamo forniture di energie provenienti da fonti rinnovabili. Viviamo nell’era delle energie rinnovabili e continuiamo a investire sui fossili’’, commenta Potì. Opinione condivisa da Elena Gerebizza, ricercatrice  dell’organizzazione Re: Common, per la quale in Europa ci sono già abbastanza gasdotti e i consumi di gas sono in costante diminuzione. "TAP non servirà a svincolarci dal gas russo, perché la Russia partecipa al consorzio per lo sfruttamento di Shah Deniz II con Lukoil e non ci servirà nemmeno da un punto di vista economico, perché la società è registrata a Baar, nel cantone svizzero di Zugo, che è un noto paradiso fiscale, per cui in Italia non si pagheranno tasse". Per Russo il vero risparmio sarà sulle bollette degli italiani, che pagheranno il condotto di 56 km che Snam dovrà costruire, ’’ma i costi verranno abbattuti, sempre in bolletta, già nel primo anno di esercizio di Tap, perché Snam potrà beneficiare di tariffe di transito che l’istituto Ispi (di cui Russo è membro del Consiglio di Amministrazione ndr) stima per un valore di circa 150 milioni di euro"