Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  aprile 01 Sabato calendario

L’Argine di Arcore

Per la serie “il bue dà del cornuto all’asino”, ecco i migliori titoli sull’ultima missione internazionale di Silvio B. a La Valletta (che sarebbe la capitale di Malta, ma lui aveva capito un’altra cosa e poi ci è rimasto male): “Berlusconi, 20 minuti con Merkel: ‘Io garanzia contro il populismo’” (Corriere della Sera), “Berlusconi-Merkel, tregua del Ppe: ‘Io unico argine ai populisti’” (Il Messaggero), “Berlusconi in campo: ‘Con me il populismo M5S non passa’” (il Giornale). Al confronto, titoli tipo “Sgarbi argine al turpiloquio”, “Rocco Siffredi argine alla pornografia”, “Giuliano Ferrara argine al sovrappeso” e “La Madia argine al plagio accademico” risulterebbero credibili. Ora, tralasciando il fatto che appena quattro giorni fa, intervistato da La Verità, lo stesso B. aveva rivendicato “I nuovi populisti siamo noi… contro gli eurocrati… Noi rappresentiamo il sentire del popolo, che in democrazia è fondamentale. Cosa che non fa la sinistra, affetta da snobismo intellettuale”, l’idea che il pluriventennale inventore ed esportatore del populismo nonchè amicone e complice di Putin si presenti come l’argine contro se stesso, fa già molto ridere. Ma che qualcuno lo prenda sul serio, soprattutto i renziani e i giornaloni al seguito che ogni giorno benedicono la futura ammucchiata Forza Pd, è irresistibile.
Nel 1994, siccome la gente era schifata dai ladroni di Tangentopoli, lui – il compare di Craxi&C. – scese in campo sventolando il vessillo di Mani Pulite: “L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e del sistema del finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto” (26.1.94). “Basta con i ladri di Stato, noi siamo per una politica nuova, diversa, pulita. Siamo l’Italia che lavora contro l’Italia che ruba (6.2.94). “Questo governo è schierato dalla parte dell’opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati… No ai colpi di spugna” (18.5.94). Poi fece l’opposto. Convinto, da buon piazzista, che “devi farti concavo con i convessi e convesso con i concavi”, sgovernò con una mano sui sondaggi e l’altra sul telecomando: “L’italiano medio è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco… È a loro che devo parlare” (10.12.04). I sondaggi dicevano che i suoi elettori erano soprattutto pensionati e lavoratori autonomi. Infatti ai primi promise “pensioni più dignitose” e pure “dentiere gratis per tutti” (stava per aggiungere una batteria di Viagra in omaggio, quando purtroppo tramontò). E ai secondi fece sapere in tutte le salse che potevano evadere le tasse impunemente (6 condoni e 2 scudi fiscali).
E anche eticamente: “L’evasione di chi paga il 50% dei tributi è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini” (18.2.04), “Se lo Stato ti chiede più di un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato, c’è una sopraffazione e allora ti ingegni per trovare dei sistemi elusivi o addirittura evasivi, che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità e non ti fanno sentire intimamente colpevole” (in visita al Comando della Guardia di Finanza, 11.11.04). Ma è sull’euro e sull’Europa che il nostro roccioso argine al populismo antieuropeo diede il meglio di sé. Per mascherare i danni dei suoi governi, diede la colpa all’euro e al rapporto di cambio con la lira concordato nel 1998 dal ministro Ciampi sotto il governo Prodi-1: “L’euro di Prodi ci ha fregati tutti” (28.7.05). Salvo poi, a stretto giro, rimangiarsi tutto: “L’euro è stato assolutamente positivo e riconosco il merito a Prodi” (4.9.05). E poi tornare di nuovo alla casella di partenza: “Prodi ha svenduto la lira all’euro con un cambio sfavorevole” (24.1.06). In realtà il raddoppio di molti prezzi e tariffe, ma non degli stipendi, al momento dello spin off lira-euro del 2002 non dipese dal cambio, ma dal secondo governo B. che non vigilò contro gli abusi. Ma il malvezzo, tipicamente populista, di additare nemici esterni per mascherare i problemi interni riguardò anche l’Ue in quanto tale. Durante il suo primo governo era anti: “L’Europa è un male per l’Italia (15.4.94). Quando invece governava Prodi, divenne pro: “La pagella della Commissione europea sull’economia italiana è molto negativa… Per l’Italia è difficile stare in Europa con un’economia stressata, che si basa su tasse, artifizi contabili, una tantum… Dovremo pagare delle multe all’Europa o addirittura riuscirne fuori. Il governo prende in giro gli italiani. Non vedo come i nostri partner possano accettare una situazione del genere” (Ansa, 23.4.97).
Poi tornò premier, dunque anti, anche perché stavolta le bocciature toccavano a lui: “L’Europa è percepita dai cittadini come un freno allo sviluppo. Servono meno lacci per il Gulliver europeo bloccato dagli ominidi, dai burocrati dell’Unione” (20.3.05). Nel 2011 si dimise perché non aveva più la maggioranza, ma diede la colpa al complotto dei banchieri tedeschi sullo spread (“È stata la Bundesbank”, “Anzi no, la Deutsche Bank”, poi arrivarono gli infermieri) e al golpe della Merkel d’intesa con Sarkozy e Napolitano: “Fu il quarto colpo di Stato ai miei danni per togliere di mezzo un premier democraticamente eletto che contrastava gli interessi tedeschi”. L’altro giorno, a Malta, B. ha stretto la mano alla Cancelliera, precisando ancora una volta di non averle mai dato della “culona inchiavabile” (glielo ripete ogni volta che la vede, anche se nessuno gli chiede niente, col risultato di irrobustire i dubbi sull’immortale epiteto). Le ha solo dato della golpista, quindi è sempre stato un suo fan accanito, un antemarcia dell’antipopulismo, un europeista sfegatato. Lui l’Europa l’ha sempre adorata come una figlia, anzi come una nipote di Mubarak.