ItaliaOggi, 1 aprile 2017
Diritto & Rovescio
Massimo Giletti (che prende dalla Rai, dice lui, 500 mila euro l’anno) non condivide (ed è largamente comprensibile) che il parlamento abbia messo un tetto di 240 mila euro al compenso di tutti i dirigenti pubblici, comprese quindi le figure apicali della Rai, che è una società pubblica. Giletti precisa: «Se il tetto venisse applicato, qualcuno (delle star Rai ndr) potrebbe pensare che non è più conveniente rimanere nella tv pubblica». E che male ci sarebbe? La star si metterebbe sul mercato e farebbe misurare il suo valore dalle forze che operano sul mercato. Magari ci può essere, sempre sul mercato, chi è disposto a pagarlo di più di quanto non gli dia la Rai. O anche no. Il bello del mercato (se si vuol parlare di mercato e non di rendita) è che in esso si opera senza rete. Come del resto fanno tutti i dirigenti privati che, se sono bravi, vanno come delle trottole da una società all’altra e non si incistano nella prima società nella quale sono approdati. Se poi la Rai non ha rincalzi più a buon mercato per chi se ne va, la colpa è della Rai che non li ha formati.