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 2017  aprile 01 Sabato calendario

Colpo di stato in Venezuela

La sinistra, o forse la destra, dovrebbe mobilitarsi per denunciare quello che accade in Venezuela, dove un parlamento per l’80% contrario al presidente in carica Nicolás Maduro è stato esautorato da una sentenza della Corte costituzionale, è partita la caccia agli oppositori, molti dei quali già messi in galera, e intanto il paese è alla fame, non c’è la benzina benché il Venezuela sia tra le nazioni con più petrolio, manca il pane e Maduro, qualche settimana fa, s’è messo ad arrestare i panettieri accusandoli di fare il gioco degli imperialisti nascondendo la farina o destinandola alla sola produzione di brioches. L’inflazione viaggia intorno al mille per cento, le donne arrotondano gli stipendi vendendosi i capelli, e via con altre tragedie piuttosto spettacolari. La lista del disastro è lunga, e rimedi all’orizzonte non se ne vedono.  

Parliamo della cosa di questi giorni, la sentenza della Corte costituzionale che ha esautorato il Parlamento.
Poco prima di essere ucciso da un cancro, il presidente Chávez nominò una Corte costituzionale di fedelissimi. Arrivato al potere il delfino del presidente defunto, questo Nicolás Maduro, i giudici badarono a dichiarare incostituzionale qualunque richiesta dell’opposizione che mettesse a rischio il regime. Specialmente quella di un referendum che destituisse Maduro, richiesto dai partiti dell’opposizione trionfatori delle ultime elezioni e padroni dell’80% dei seggi parlamentari. Il braccio di ferro tra i partiti e il presidente s’è concluso giovedì scorso con la sentenza della Corte costituzionale che esautora l’Assemblea nazionale, assume tutti i poteri e toglie agli eletti dal popolo anche l’immunità parlamentare, il che li mette alla mercè della presidenza: Maduro è autorizzato a incriminarli anche di terrorismo. Il colpo di stato è stato deciso dopo la richiesta dell’opposizione di lasciare al Parlamento l’ultima parola sulle joint-ventures petrolifere.  

A parte il problema del colpo di stato, come mai il Paese è ridotto in miseria se ha tutto quel petrolio?
La crisi era già evidente nel 2013, quando il prezzo del petrolio ha cominciato a scendere. Il sistema venezuelano è quello tipico dei paesi populisti, è cioè imperniato su forte spesa pubblica e distribuzione di sussidi. Finché la risorsa principale del paese, cioè il greggio, viaggiava abbondantemente sopra i cento euro c’erano soldi da distribuire in giro e mantenere il consenso. Tra i tanti problemi, c’è quello che all’epoca delle vacche grasse Chávez prese l’abitudine di piazzare amici suoi nei posti-chiave del potere politico ed economico, non facendo minimamente caso alle competenze del personale a cui affidava il Paese. Maduro ha continuato sulla stessa strada e il risultato finale è che il Venezuela è in mano a questo punto a un gruppo di analfabeti della politica e dell’economia. Non parlo solo dei ministri, alludo soprattutto ai capi delle aziende pubbliche o a quelli che dovrebbero avere responsabilità funzionali. Maduro e i suoi dànno delle difficoltà in cui si trovano la solita spiegazione populista: è tutto un complotto degli americani e delle forze imperialiste, che si battono contro la rivoluzione. il presidente ha anche un paio di figli nei guai con la giustizia di New York per traffico di droga. Il suo regime, naturalmente, è tra i più corrotti del mondo.  

Lei adopera la parola “populisti”, ma non si tratta in realtà di “populisti”: sono comunisti, o qualcosa del genere.
È la stessa cosa, alla fine, e lo dico pensando alle formule propagandate dai vari populisti europei, i quali propongono in genere ricette semplici per risolvere problemi molto complessi. Sa che ormai è stata messa a punto una teoria economica del populismo?  

Sì? E in che consiste?
È uno studio di sette economisti, messi insieme dal think tank European Economy Advisory Group. In pratica il ciclo dell’economia populista si può suddividere in quattro fasi. Prima fase, della durata di circa un anno: grazie ai soldi dello Stato - ottenuti mediante le tasse o con qualche risorsa particolare, tipo il petrolio - si pompano produzione e occupazione, si esercita un forte controllo sui prezzi per impedire che l’inflazione esploda e si blocca la concorrenza estera con i dazi. Sembra che finalmente sia stata trovata la formula per rendere tutti ricchi e felici, ma dopo al massimo un anno, essendo i prezzi decisi dallo Stato, le merci cominciano a rarefarsi, perché i produttori sono costretti a lavorare in perdita e preferiscono rinunciare. E d’altra parte le importazioni sono bloccate dai dazi. Poiché i salari sono ancora alti, l’inflazione sale, ma con i soldi non si può comprare niente perché le merci sono sparite. L’inflazione quindi esplode: per comprare un francobollo - ciò che accadde a Weimar - bisogna tirar fuori un miliardo. Nella quarta fase il regime populista precipita, e quelli che lo rimpiazzano devono affrontare problemi enormi.  

In altri termini: la formula venezuelana ci insegna qualcosa.
Una lezione vecchia come il cucco, e cioè che i pasti gratis non esistono.