La Stampa, 30 marzo 2017
Farmaci epatite C, via libera all’acquisto all’estero
Se la pillola d’oro è inaccessibile in Italia, o perché non ancora mutuabile o perché la malattia non è in stato così avanzato da rientrare nel paradiso della rimborsabilità, si potrà importarla direttamente dall’estero, nei Paesi dove costano meno. Stando attenti alle trappole dei farmaci taroccati disseminate sul web.
Passa sotto le mentite spoglie di una semplice circolare a firma la ministra Lorenzin la rivoluzione che potrebbe rendere più facilmente accessibili le terapie da centinaia di migliaia di euro in arrivo dagli Usa o già commercializzate da noi ma riservate a pochi. Come nel caso dei malati di epatite C, che fino ad oggi hanno avuto accesso ai farmaci da 80mila euro a terapia solo nei casi più avanzati della malattia. Paletti che hanno spinto non pochi pazienti ai viaggi della speranza in India, dove lo stesso prodotto si acquista a 800 dollari. Molti hanno tentato l’acquisto on line, ma fino ad oggi i pacchi con le preziose pillole sono stati sempre sequestrati dai finanzieri, salvo l’eccezione di un paziente milanese, il signor Roberto Del Bo, che l’ha avuta vinta dal Tribunale del riesame di Roma. Una sentenza alla quale molti altri pazienti hanno cercato di appellarsi invano. «Abbiamo rimosso un odioso ostacolo burocratico sulla via della libertà ed effettività delle cure», dichiara la ministra.
C’è da dire che la circolare della Lorenzin arriva proprio subito dopo l’annuncio da parte dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, del piano di eradicazione del virus hcv in tre anni. Ma resta il fatto che i meno gravi dovranno pur sempre attendere. Per questo il via libera del ministero della salute cade come una manna per chi la cura la vuole subito, prima che magari ci si aggravi. Un dubbio comunque permane. La circolare specifica infatti che l’importazione ad uso esclusivamente personale può essere autorizzata per trattamenti non superiori ai 30 giorni, mentre la cura per sconfiggere l’epatite dura 12 settimane. Ma il testo non sembra vietare una seconda importazione.
L’acquisto dei medicinali oltre confine riguarda i malati di epatite C e quelli, presenti e futuri, per i quali la terapia è di fatto preclusa in Italia, fermo restando che la richiesta deve essere scritta dal medico curante con apposito modulo allegato alla circolare. Che fissa le condizioni specifiche all’import, che riguarda sia quelli spediti dall’estero che quelli portati in Italia direttamente dai pazienti.
«L’importazione – si specifica – deve essere giustificata da oggettive ragioni di eccezionalità», che vengono poi specificate. Prima di tutto la mancanza di una valida alternativa terapeutica. Oppure quando il farmaco è autorizzato da noi ma all’estero è presente con altri dosaggi, forma farmaceutica o via di somministrazione. O, ancora, nel caso sia disponibile in Italia, ma il paziente «non rientri nei criteri di eleggibilità del trattamento» e i prezzi siano «eccessivamente onerosi», com’è stato nel caso dell’epatite C prima che l’Aifa decidesse di rendere accessibile a tutti la terapia.
Certo è che l’alternativa offerta ai pazienti di importare le terapie a basso costo dall’estero potrebbe essere per l’Aifa un’arma in più in sede di contrattazione dei prezzi. Magari a cominciare proprio dei farmaci anti-epatite sui quali proprio in questi giorni la trattativa è alla stretta finale.