ItaliaOggi, 30 marzo 2017
Panda come ambasciatori cinesi
La Cina produce all’incirca il 25% dei veicoli di tutto il mondo, la metà del proprio acciaio e il 75% dei suoi smartphone. E controlla il cento per cento della produzione di panda nel mondo, anche se li utilizza come chiave diplomatica, in maniera strategica, per aumentare l’influenza di Pechino nel mondo.
Il panda svolge due lavori: uno, quello di essere adorabile, e il secondo quello di diffondere la propaganda cinese. Pechino invia i panda per rendere più calorose le relazioni diplomatiche e favorire le azioni vincenti. Insomma, usa il panda come risorsa di quel suo soft-power, «potere morbido», inteso come abilità di persuadere e convincere.
La Cina strategicamente ha piazzato i panda in diversi zoo in giro per il mondo attraverso contratti di prestito che salvaguardano il proprio monopolio sui panda. I panda giganti vivono in maniera libera soltanto in Cina.
Questi adorabili diplomatici bianchi e neri che si fanno un pisolino e uno snack sul lavoro, promuovono sensazioni calorose verso la Cina anche quando i discorsi dei leader sanno di freddo. Sono importanti specialmente per le persone comuni, non tanto per i politici o i diplomatici.
I funzionari, da New York alla Nuova Zelanda, hanno sperimentato il potere di questa arma adorabile per ingraziarsi Pechino nella speranza di riuscire ad accedere al suo armamentario di panda giganti: 2.239 secondo l’ultimo censimento effettuato dalla Cina.
Il mese scorso, Carolyn Maloney, politica statunitense della camera dei rappresentanti per lo stato di New York, ha avuto il console generale della Cina a New York come ospite d’onore al «Panda Ball» che ha organizzato al Waldorf Astoria hotel per raccogliere fondi (si è arrivati a quota 500 mila dollari, pari a 465 mila euro) per cercare di acquisire una coppia di panda per la città di New York con la sponsorizzazione della Ong The Panda Are Coming to Nyc. Se i due panda arrivassero sarebbero il simbolo dell’amicizia fra Cina e Stati Uniti, ha detto la Maloney al Wall Street Journal.
L’organizzazione non profit The Panda Are Coming to Nyc. sostiene che occorrano decine di milioni di dollari per riuscire a ottenere un contratto di affitto dalla Cina per portare a New York una coppia di panda giganti entro il 2020, che è l’obiettivo che si è proposta di raggiungere la Maloney nella convinzione che sarebbe una cosa importante per l’economia della città.
L’olandese Ouwehands zoo ha dovuto aspettare all’incirca vent’anni per i panda, investendo sui contatti fra il governo olandese e cinese con l’obiettivo di riuscirci entro il 2012, in occasione del 40esimo anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche fra Olanda e Cina. Ma soltanto nel 2015 lo zoo ha siglato il contratto con Pechino, presenti il presidente Xi Jinping e il re Willem-Alexander. E i panda dovrebbero arrivare il mese prossimo.
La diplomazia dei panda risale alla dinastia Tang, quando l’imperatrice Wu Zetian (624-705 d.C.) concesse un panda all’imperatore giapponese e in seguito divenne una strategia nell’era della Guerra Fredda. Pechino dette un panda all’Unione Sovietica nel 1957 e un altro nel 1959. E ne dette uno a Washington dopo la visita del presidente Nixon in Cina mettendo fine a decenni di separatismo, aprendo relazioni diplomatiche amichevoli fra Cina e Usa.