il Fatto Quotidiano, 30 marzo 2017
Forza Italia, 20 anni di voti grazie agli show Mediaset
La dimostrazione scientifica del conflitto di interessi arriva fuori tempo massimo ma è un’utile lezione per il futuro: guardare Mediaset cambiava i valori e le preferenze in modo da spingere a votare Forza Italia e Silvio Berlusconi. Lo dimostra un paper sottoposto per la pubblicazione alla American economic review, firmato da tre economisti italiani: Ruben Durante (Universitat Pompeu Fabra), Paolo Pinotti (Bocconi) e Andrea Tesei (Queen Mary University). Non è una tesi polemica, ma il risultato di una minuziosa analisi econometrica che pare molto solida.
Per qualche anno l’Italia è stata un perfetto laboratorio sociale: nel 1985 Mediaset aveva 1710 trasmettitori e raggiungeva circa il 50 per cento della popolazione italiana. Nel 1987 i trasmettitori erano 3800 e il segnale arrivava ormai quasi a tutti (87%). Per anni, quindi, c’è stato mezzo Paese esposto alla tv commerciale (che allora era solo intrattenimento, i tg partono nel 1991) e l’altra metà invece non poteva vederla. Questo crea la migliore approssimazione che uno scienziato sociale possa desiderare ad avere il giusto campione per rispondere alla grande domanda: che influenza ha avuto Mediaset sui comportamenti di voto?
Durante, Pinotti e Tesei hanno ottenuto da Mediaset i dati di posizione esatta, potenza e frequenza di ogni trasmettitore. Poi hanno costruito una regressione – cioè un’equazione con parametri la cui rilevanza è da stimare – per capire se il comportamento di voto in ciascun Comune esaminato dipende proprio da Mediaset o da altri fattori, come le preferenze politiche storiche e la situazione economica del distretto elettorale. I ricercatori escludono l’ipotesi che i trasmettitori di Mediaset fossero già posizionati con una logica elettorale, un po’ perché erano stati in gran parte installati dai network poi fagocitati da Fininvest, ma anche perché la decisione di Silvio Berlusconi di candidarsi in politica arriverà quasi un decennio dopo il periodo considerato.
Il risultato di questo esperimento, che permette di confrontare Comuni esposti a Mediaset prima del 1985 e altri dove il segnale non arrivava, è che ogni anno di tv commerciale aggiuntivo negli anni Ottanta si è poi tradotto in uno 0,28 per cento in più per Forza Italia nelle urne nel 1994. La cosa più incredibile che scoprono i tre ricercatori è che il loro modello econometrico rivela differenze di voto che durano nel tempo tra quei Comuni che hanno avuto accesso per primi all’intrattenimento Mediaset e gli altri. L’effetto degli anni pre-1985 di esposizione aggiuntiva alla tv commerciale, si sono sentiti fino alle elezioni del 2008 e si è esaurito solo nel 2013, quando quei primi spettatori hanno virato sul Movimento 5 Stelle.
Secondo i calcoli dei tre economisti, il centrodestra di Silvio Berlusconi deve a quegli show anni Ottanta 18 seggi del 1994, 61 nel 1996 e 40 nel 2001 (poi è arrivato il Porcellum al posto del maggioritario e i calcoli diventano impossibili). E chissà cosa si scoprirebbe se si potesse misurare in modo analogo l’impatto dell’informazione Mediaset, dei tg, delle arringhe di Emilio Fede e Vittorio Sgarbi e di tutta la programmazione che più esplicitamente voleva formare un’opinione politica. Ma dopo il 1987 il segnale Mediaset si è diffuso ovunque e non ci sono più le condizioni sperimentali giuste. I risultati del paper di Durante, Pinotti e Tesi rendono comunque lecito pensare che l’effetto sia di gran lunga superiore perfino a quello denunciato per anni dai critici del conflitto di interessi.
I tre economisti provano a rispondere anche alla domanda più complicata: perché programmi non politici Mediaset, come Drive In, hanno spinto a votare Berlusconi? Non si tratta di pubblicità subliminale, guardando le ricerche del 1994 gli italiani “esposti” a Mediaset prima del 1985 hanno di lui in media circa la stessa opinione degli altri
“Abbiamo riscontrato che gli adulti esposti a Mediaset da piccoli hanno capacità di calcolo e di comprensione linguistica significativamente peggiori”, scrivono i tre. E il nesso, concludono, è questo: guardare molta tv porta a una riduzione delle capacità intellettive e alla minore partecipazione civica. E l’impatto di Mediaset sulle scelte elettorali (prima a beneficio di Forza Italia, poi del M5s) risulta massimo tra chi nel 1985 aveva un minore livello di istruzione e minore partecipazione civica. “Dimostriamo che gli individui esposti all’intrattenimento tv da bambini siano risultati meno intellettualmente sofisticati e meno orientati all’impegno civico e dunque potenzialmente più vulnerabili alla retorica di Berlusconi”. Chissà fra trent’anni cosa riveleranno studi analoghi sul confronto tra chi usa Facebook e chi invece no.