La Stampa, 30 marzo 2017
Corea, prove di distensione olimpica. Una squadra del Nord giocherà al Sud
I fronti opposti potrebbero ritrovarsi su una pista di hockey e il terreno è perfetto, ghiacciato come gli attuali rapporti tra Corea del Nord e Corea del Sud. Inaspettatamente un foglio bollato dal ministero dell’unificazione apre uno spiraglio con un permesso: «La squadra di hockey femminile può partecipare al test event di Gangneung». E il test event deve sondare ben più di un impianto nel torneo di qualificazione. La distensione olimpica arriva mentre la politica va in senso opposto e visto che in Corea del Nord lo sport è politica ha un significato particolare. La controparte ha vistato la richiesta: una squadra del Nord giocherà al Sud dal 2 all’8 aprile, non succede dal 2014, in nessuno sport, e capita a un anno dai Giochi, nello stesso palazzetto che ospiterà i Cinque Cerchi. È un presentimento di partecipazione, una fragile idea che pareva quasi impossibile qualche mese fa. Qualche giorno fa: giusto venerdì l’ultimo scontro sui test nucleari.
Boicottaggi passati
Quando Seul ha ospitato il mondo, nel 1988, la Corea del Nord non si è presentata, poi le due delegazioni hanno persino sfilato insieme a Sydney, nel 2000, ma la situazione non era certo tesa come ora. La Corea del Sud non ha mai interpretato le intenzioni del Nord per il prossimo inverno: come ospiti di un evento globale che si basa sulla partecipazione non possono pronosticare chiusure. Ma era quello che si aspettavano.
Tecnicamente i due stati sono in guerra perenne, non hanno mai firmato una tregua, spesso il movimento olimpico ha tentato di riunire le due parti nella competizione. Inutilmente. Lo sport è descritto come un universo a parte, privo di confini, ma non può inventarsi equilibri inesistenti, soprattutto perché per passare il confine pure gli atleti hanno bisogno di visti speciali, di chiedere il permesso sia di uscire che di rientrare e spesso devono pure evitare. Almeno ora c’è un viaggio in programma.