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 2017  marzo 30 Giovedì calendario

La direzione di Charlie non dà un quattrino alle vittime

Dicevano di essere tutti uniti, tutti solidali, dicevano che i molti soldi guadagnati dal numero speciale «Tout est pardonné» sarebbero stati divisi in parti uguali e versati ai familiari delle vittime, che quella cospicua somma di denaro avrebbe garantito l’«esprit Charlie». E invece, dopo la rinuncia a pubblicare ancora vignette su Maometto, ecco che viene meno anche il solidarismo e il mantenimento della parola data nella sede dei vignettisti più celebri di Parigi. 
A puntare il dito contro la caduta di una delle ultime certezze del Charlie Hebdo dei sopravvissuti, è stata Gala Renaud, vedova di Michel, una delle dodici vittime dei fratelli Kouachi in quel tragico 7 gennaio 2015, che ha sporto denuncia contro il settimanale satirico per «appropriazione indebita aggravata». È la seconda volta che Gala Renaud si rivolge alla giustizia francese, dopo l’archiviazione della prima denuncia, e il motivo resta il medesimo: la promessa dei membri della direzione di Charlie Hebdo di girare ai familiari delle vittime gli introiti del numero speciale «Tout est pardonné», uscito dopo la mattanza islamista, non è stata mantenuta. I ricavi ammontano a circa 10-12 milioni di euro, ma contrariamente alle belle parole piene di retorica pronunciate da Riss (Laurent Sourisseau), l’attuale direttore, e dalla sua banda di vignettisti, nemmeno un centesimo è stato versato ai familiari delle vittime. 
Nel documento indirizzato mercoledì scorso dagli avvocati Gilles-Jean Portejoie e Jean-Hubert Portejoie alla più alta autorità giudiziaria, si legge che Gala Renaud intende sporgere denuncia e costituirsi parte civile contro il direttore Riss, perché quest’ultimo e tutta la direzione non hanno rispettato gli impegni presi pubblicamente. «Questo annuncio (la promessa pubblica di dare i soldi ai familiari, ndr), ripreso da numerosi media, indicava che i guadagni del numero dei sopravvissuti sarebbero stati versati integralmente alle famiglie delle vittime», hanno dichiarato i due legali della Renaud. 
I soldi sarebbero stati invece utilizzati soltanto per garantire la sopravvivenza del giornale, che doveva essere garantita dall’appello alla generosità pubblica che ha portato altri 4 milioni nelle casse di Charlie Hebdo. «Questo voltafaccia del giornale attesta un’intenzione deliberata di sottrarre i fondi promessi inizialmente alle famiglie delle vittime», hanno dichiarato Portejoie padre e figlio. 
La nuova denuncia fa leva su un passaggio del libro «Charlie Hebdo, le jour d’après», dove i giornalisti Marie Bordet e Laurent Telo raccontano la storia proibita di Charlie, di un giornale diventato ricco, milionario, ma con una redazione che sta implodendo. Secondo quanto rivelato dai due autori, uno dei patron di Charlie avrebbe persino ripreso violentemente uno dei suoi giornalisti, dopo che quest’ultimo, durante una trasmissione televisiva, aveva ribadito la promessa iniziale del giornale. «Non avresti dovuto dirlo (...) I ricavi del numero dei sopravvissuti non andranno alle vittime».