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 2017  marzo 30 Giovedì calendario

«Ho ucciso, lo rifarei». Il benzinaio eroe trattato da killer. Assolto dopo 15 mesi di calvario

«L’idea che la gente ora debba sparare in mio nome, mi fa paura. E mi disorienta. Però io difendo il mio gesto. Ho ucciso un uomo. Ma devo dire che lo rifarei immediatamente, perché difendere quella ragazza intrappolata nella gioielleria sotto i colpi dei banditi, difendere mia moglie e i miei familiari, lo considero un dovere. Ci sono situazioni in cui non ci si può voltare dall’altra parte. Altrimenti quale futuro possiamo consegnare ai nostri figli?». 
Graziano Stacchio, 66 anni, benzinaio di Vicenza, spiega di non avere avuto alternativa quella sera del 5 febbraio 2015, quando ha fatto fuoco. 
Sono saltati fuori da una macchina in cinque. I passamontagna, le mazze, un piede di porco, i kalashnikov spianati. E giù a sfondare le due vetrine antirapina della gioielleria a duecento metri dalla sua pompa di benzina. Belve in azione davanti ai suoi occhi. Con una del branco che apre il fuoco non appena si presenta il titolare della gioielleria sotto assedio. E poi complici a sparare ad altezza d’uomo. Almeno nove colpi in 47 secondi. 
«Là dentro il negozio c’era Genny. Era sola quella ragazza, io lo sapevo. E stavolta rischiava di essere uccisa». 
Perché stavolta? 
«Un anno e tre mesi prima l’oreficeria Luxo aveva subito un’altra rapina. Con Genny sequestrata, picchiata, portata via e poi rilasciata. Quella sera hanno di nuovo buttato giù tutto. Sono entrati. La gente arrivava nel parcheggio e gridava “è una rapina!”. Suonava i clacson. Ma quei criminali niente, giù con le mazze. Allora gli ho gridato di andarsene, “stanno arrivando i carabinieri, andate via !” urlavo. Inutile». 
Cosa ha fatto? 
«Sono entrato in casa. C’erano mia moglie e mio figlio. Nel parcheggio, a due metri dai banditi, invece c’era la gente terrorizzata. Io allora ho preso il fucile da caccia dall’armadietto. E sono corso giù». 
Verso i rapinatori? 
«Sì verso le belve. Quella che faceva da palo, vedendo arrivare il titolare del negozio Roberto Zancan, ha cominciato a sparare. Così mi sono messo dietro a un muretto. E ho risposto un colpo in aria. Poi ancora due contro la loro auto parcheggiata col muso in faccia a me. Uno di loro è uscito dal negozio. Gli altri sparavano con i mitra e correvano verso la loro macchina. Sparavano ad altezza dei miei fianchi. Centrando i finestrini delle auto parcheggiate. E sfiorando le persone. L’autista è corso verso il posto di guida sparando contro di me. Gli ho puntato il fucile alle gambe, colpendolo». 
È caduto? 
«No, si è messo al volante e tutti quanti sono scappati con lui. Fuggivano e intanto sparavano con i mitra verso il balcone dove c’erano mia moglie e mio figlio. Albano Cassol, 41 anni, il giostraio che ho colpito, è stato abbandonato sull’auto che nella fuga si è schiantata sul ponte di Nanto. Ed è morto dissanguato. Il mio rammarico è non avere potuto salvarlo. Fosse rimasto sul posto, magari, un’ambulanza chiamata in tempo lo avrebbe salvato». 
Dopo l’accusa di eccesso colposo nella legittima difesa, la stessa procura inquirente ha chiesto l’archiviazione e il giudice ha accolto. Prosciolto. Accuse archiviate. 
«Proprio così, ma questo calvario è durato quindici mesi. L’avviso di garanzia è arrivato il giorno dopo il fatto. Ho dovuto nominare un difensore. L’avvocato Lino Roetta ha svolto il proprio lavoro in modo splendido. Il 21 aprile 2016 la procura ha chiesto l’archiviazione, arrivata il 7 giugno. Ma è stata dura. Sapevo che il mio gesto era l’unico possibile in quella situazione. Ma vai a sapere la giustizia. Però non rinnego nulla. Ho dovuto sparare per salvare quella ragazza e lo rifarei». 
L’avvocato Lino Roetta spiega che «è stato subito chiaro che si trattava di legittima difesa. La perizia balistica del Ris di Parma poi conferma la tesi. In quel conflitto c’era la sproporzione della potenza di fuoco. I banditi armati di mitra AK 47 e di almeno una pistola. Stacchio col fucile da caccia, un Mauser a colpo singolo». 
Una scena di guerra in perfetto stile. Con i criminali «a sparare per uccidere» scrive il gip Stefano Furlani che ha archiviato l’accusa nei confronti del benzinaio. «Stacchio ha ucciso il ladro e si tratta di legittima difesa», l’avvocato Roetta lo spiega chiaro usando le parole dello stesso gip: «L’aggressione messa in atto ha imposto a Graziano Stacchio di agire in propria difesa e cercare d’impedire la prosecuzione dell’attività criminosa dei rapinatori. Il benzinaio ha agito per spirito di altruismo prima e in difesa della propria vita poi». Insomma esiste un giudice a Berlino. 
Ieri a Vicenza L’accusa ha chiesto 14 anni per l’unico bandito arrestato: Oriano Derlesi, giostraio. Deve rispondere di rapina tentato omicidio in danno di Stacchio e del gioielliere. Il 20 aprile la sentenza.