Libero, 30 marzo 2017
I parcheggiati
I politici italiani non possono dire delle banalità senza che sindacati e studenti gli saltino addosso. Il ministro Poletti ha detto: «Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro curriculum». Beh, non fa una piega, piaccia o no: soprattutto in un tessuto di medie e piccole imprese. E ricordate quando Elsa Fornero disse che i giovani, all’ingresso nel mondo del lavoro, non devono essere schizzinosi? Lapidata. L’ex ministro Annamaria Cancellieri invece parlò di italiani «mammoni»: pandemonio, ma aveva ragione pure lei. Ce l’aveva pure l’ex viceministro Michel Martone: disse che un 28enne non ancora laureato è spesso uno sfigato. tutto dimostrabile: abbiamo il più alto numero di “neet” (15-29enni che non studiano, non lavorano, vivono sulle spalle dei genitori in una quantità che è un altro primato italiano) mentre gli inattivi che non hanno un lavoro, e neppure lo cercano, superano i 3 milioni. Da noi ci si laurea in media dopo i 27 anni mentre in Europa non si arriva ai 24, e abbiamo gli studenti con meno mobilità al mondo: spesso la facoltà viene scelta secondo la distanza da casa. Poi certo, il lavoro è poco e la scuola non forma: ma anche gli studentilavoratori, da noi, sono una minoranza. Forse perché sono una minoranza anche i genitori disposti a prenderli a calci nel culo.