La Stampa, 30 marzo 2017
Stop alla maxi Borsa. Bocciata la fusione Francoforte-Londra
L’Europa non avrà la sua maxi-Borsa. Una fusione tra Deutsche Börse e London Stock Exchange (Lse) così come proposta avrebbe creato un monopolio «di fatto», e per questo motivo la Commissione Ue ha proibito il matrimonio tra le piazze affari di Francoforte e Londra. Una decisione obbligata, quella del commissario per la Concorrenza, Margrethe Vestager, per l’impossibilità di dare il via libera «finché non saranno fugati questi dubbi». La bocciatura comunitaria ora avvicina il mercato finanziario londinese a Ice, il gruppo che controlla la borsa di New York.
Gli Stati Uniti potrebbero beneficiare della fusione mancata attirando verso di sé il London Stock Exchange e dare vita ad una super-borsa transatlantica. Ice non ha mai nascosto l’interesse per Lse, e il tramonto dell’unione con Deutsche Börse fa venir meno il principale ostacolo alle nuove mire del gruppo statunitense, che in Europa ha già fatto acquisti importanti comprando Euronext, la borsa valori nata dalla fusione delle piazze di Amsterdam, Bruxelles, Lisbona e Parigi. Vestager sostiene che all’esecutivo comunitario «non interessano le bandiere, interessa il rispetto della concorrenza», però mettere le mani sul polo finanziario britannico vorrebbe dire controllare, oltre Londra, anche Milano, dato che Borsa Italiana fa parte Lse. Non è cosa da poco.
Proprio la dimensione italiana ha giocato un ruolo chiave nella partita chiusa da Vestager con un nulla di fatto. L’unione tra le borse di Londra e Francoforte, annunciata un anno fa, aveva già incontrato lo stop preliminare dell’Ue per dubbi legati al rispetto delle norme europee. Per superarli l’antitrust comunitario ha suggerito a Lse di vendere Mts, la piattaforma italiana di compra-vendita all’ingrosso di titoli obbligazionari europei, in particolare tricolore. Gli inglesi però non hanno voluto privarsene, perché vista come strategica ai fini della super piazza-affari che doveva essere e non sarà, e per via dei timori di una possibile compromissione delle relazioni tra autorità e regolatori italiani a seguito di un’eventuale cessione.
London Stock Exchange, questa la spiegazione tecnica di Vestager, non ha saputo offrire alternative convincenti alle proposte della Commissione, che solitamente indica le condizioni utili all’approvazione della concentrazione. La controparte le può accettare, oppure può proporne altre purché di portata analoga. Proprio ciò che da parte britannica non è stato prodotto, generando il «no» di Vestager. «Non possiamo approvare la fusione nei termini in cui i due soggetti la propongono». L’idea del più grande mercato finanziario europeo rischia ora di riproporsi in salsa extra-europea e, soprattutto, extra-comunitaria.
Il caso ha voluto che la bocciatura della proposta di matrimonio tra Deutsche Börse e London Stock Exchange arrivasse nel giorno dell’ufficialità del divorzio tra Londra e gli altri Ventisette. Vestager si era data tempo fino al 3 aprile per pronunciarsi, ma lo ha fatto prima certificando l’impossibilità di sciogliere i nodi. Non c’è dunque alcuna ragione politica nella decisione, peraltro attesa. L’impossibilità per Lse a cedere Mts come richiesto da Bruxelles aveva compromesso il buon esito dell’operazione, e gli stessi londinesi erano pessimisti. Lo stop dell’Ue all’operazione nel giorno della notifica formale della Brexit l’arricchisce di un significato simbolico. Sul piano pratico, invece, il tramonto della maxi-fusione rischia di tramutarsi, dopo la Brexit, in un’altra grande sconfitta dell’Unione perché vuol dire rinunciare ad un progetto ambizioso e consegnare la Borsa di Londra alla concorrenza d’oltre oceano. Qualcosa che probabilmente era meglio evitare.