La Stampa, 30 marzo 2017
Brexit. L’affondo del filosofo francese Attali: «Pagheranno un prezzo salato e non ci mancheranno per niente»
Ci siamo, la famosa lettera firmata da Theresa May è arrivata a Bruxelles. «Iniziano due anni molto duri, ma soprattutto per loro, per gli inglesi. Quest’uscita dall’Unione europea non può avvenire gratis: devono pagarne il prezzo fino alla fine, perché altri non siano tentati a fare la stessa cosa». Implacabile Jacques Attali. Economista, filosofo, consigliere di potenti (il primo fu François Mitterrand). Ma anche scrittore e direttore d’orchestra.
Lei è un grande uomo di cultura. Non le mancherà il Regno Unito da questo punto di vista?
«Mica ci priveranno di Shakespeare. E poi, May non è Putin. Non è un dittatore. La circolazione delle idee resterà totale».
Gli inglesi ci mancheranno dal punto di vista economico ?
«Fortunatamente non facevano parte dell’euro. Il loro apporto da questo punto di vista non era un granché. I maggiori problemi li subiranno loro. Il governo precedente ha venduto all’opinione pubblica solo assurdità sulla Brexit. E quello attuale si ritrova a gestirla con imbarazzo».
A dire il vero, May sostiene che la Brexit permetterà di «costruire un Regno Unito più forte».
«È solo un “wishful thinking”, pura utopia. Dovranno pagare a noi europei 60 miliardi di euro. E reintegrare nella loro legislazione 19 mila direttive e regolamenti europei. Si mettono un peso inutile al piede. Potevano restare indipendenti e sovrani, senza questa demagogica uscita dalla Ue».
Perché è così duro?
«È la democrazia. Se vogliono andare via, devono pagarne il prezzo. Bisogna che la Brexit sia un esempio per gli altri. Penso molto all’Italia, potrebbe farsi influenzare da questa demagogia».
Beh, in Francia è Marine Le Pen che mostra la Brexit come esempio da seguire.
«Dice che è avvenuta senza dolore. Ma dimentica che la Brexit non c’è ancora stata: riparliamone fra due anni. Le Pen aggiunge che i mercati l’hanno già anticipata. Forse, ma non l’economia reale».
Crede che, con il suo discorso antieuropeista, la leader dell’estrema destra possa vincere alle presidenziali ?
«Fra il 70 e il 75% dei francesi, secondo i sondaggi, non vuole uscire dalla Ue e dall’euro. Alla fine, credo che Le Pen non vincerà, anche se si giocherà tutto su pochi voti».
Lei appoggia Emmanuel Macron ?
«Sì. E credo che potrebbe gestire molto bene pure la Brexit, almeno nell’interesse dei francesi: è competente, anche su economia e finanza. Ma la sua vittoria non è scontata. Il centro di gravità della Francia si trova a destra. Se vincerà contro Le Pen al ballottaggio, sarà di poco».
In cosa mancherà il Regno Unito alla Ue ?
«La sua assenza si farà sentire per quegli accordi di difesa, che comportavano una partecipazione forte dell’industria militare britannica. Ma anche questo sarà negativo, soprattutto per loro. Favorirà l’industria militare italiana, che è molto competitiva nel settore e prenderà in gran parte lo spazio lasciato vuoto dagli inglesi, per costruire l’Europa della difesa, che è necessaria».
Ritornando alla cultura, quali pensatori e intellettuali britannici l’hanno più influenzata ?
«Nessun europeo può vivere intellettualmente senza Thomas Hobbes o Thomas Moore. Senza Charles Dickens o Henry James, che era americano, ma visse a lungo in Inghilterra. Fortunatamente, la signora May, tutto questo non ce lo potrà togliere».