Corriere della Sera, 30 marzo 2017
«La diffidenza degli inglesi è antica Ma si pentiranno». Intervista a Simonetta Agnello Hornby
Londra Avvocato a Londra in prima linea nella lotta agli abusi domestici e alla violenza contro le donne, scrittrice apprezzata in Italia per i suoi romanzi, Simonetta Agnello Hornby vive da oltre 40 anni in Inghilterra ed è in una posizione ideale per abbracciare idealmente i due mondi.
Ma allora, in fin dei conti, l’Inghilterra è o non è un Paese europeo?
«Guardiamo la storia. Non sorprende che gli inglesi non si sentano europei. Credo che ci sia una reciproca freddezza che nasce dal re Enrico VIII. La cucina italiana imperava alla sua corte e sua figlia Elisabetta parlava l’italiano correntemente. Poi c’è stato lo scisma anglicano, l’odio contro il papato. L’inglese colto è filo-europeo, il vero problema è il popolo, che è stato educato a odiare il papato. Solo nell’800 i cattolici ebbero il diritto di votare. Per loro è un passato vicino. In un Paese post-religioso sentono questo fortissimo retaggio culturale».
Questa distanza fra élite e popolo ha spostato la bilancia in favore della Brexit?
«C’è una frattura enorme in questo Paese. Londra è addolorata e sconvolta dal fatto di non essere più un Paese che ha radici in Europa. I giovani londinesi soffrono, ho sentito di ragazzi che hanno pianto perché si sentivano europei. Ma nelle province che hanno sofferto enormemente per la crisi economica, dove le fabbriche non ci sono più, dove gli operai non si identificano più nel partito laburista, dove i sindacati sono moribondi, il popolo ha detto no ai politici».
Ora gli italiani in Inghilterra sono inquieti.
«C’è grande emotività, sarebbe meglio combattere o rassegnarsi. Ma il problema della comunità italiana è che vive solo al suo interno. Abbiamo creato un ghetto talmente ampio che non lo sembra. Non imparano come vivono gli inglesi. Solo i più attenti riescono a passare attraverso la barriera».
C’è anche una chiusura mentale inglese.
«Questa enorme migrazione a ondate li ha disturbati. I polacchi hanno fatto un gran bene, ma sono cattolici: e rinasce nel protestante il senso del cattolico che viene e ti toglie il lavoro. Rinasce la paura: non capiamo l’Inghilterra se non ricordiamo che l’ultima invasione l’hanno avuta nel 1066. Hanno il terrore delle invasioni».
Sta pensando di andarsene?
«Per niente. Non c’è motivo. È un periodo che passerà. Ci sarà una ricomposizione, non ho dubbi che l’Inghilterra tornerà a essere un Paese europeo perché lo è. Non sono un’ottimista, ma sono una che ha speranze. E non ho dubbi che fra dieci o quindici anni l’Inghilterra sarà europea come prima. Sono tranquilla».