Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 29 Mercoledì calendario

Giudice processa la Serracchiani su Facebook

Debora Serracchiani? «Incompetente, supponente e inconsistente». Per carità, ciascuno è libera di pensarla come vuole. Il problema che a dirlo, anzi a scriverlo, non è stato un cittadino qualsiasi, ma il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste, Giorgio Nicoli. E «l’incompetente» sarebbe la presidente della regione Friuli Venezia Giulia. Succede domenica sera, intorno alle 23, quando il giudice risponde su Facebook a un commento di un avvocato di Fratelli D’Italia. Scrive: «Credo che era meglio se la Serracchiani non fosse entrata in politica... L’incompetenza non ha colore. Ma se anche lo ha, non cambia niente: danneggia tutti da destra a sinistra. Ma questa presidente supponente e inconsistente lascerà dopo di sé il vuoto assoluto e credo che nessuno la rimpiangerà. Un errore della Storia e basta». 
Basta per nulla. E non solo per gli errori grammaticali di cui è condito il post, con un imperfetto al posto del congiuntivo. Lo sfogo del gup finisce sui giornali locali, fa il giro dei social. 
E così, ieri, Nicoli decide non solo di cancellare il commento, ma anche di scusarsi pubblicamente con un nuovo post su Facebook. Spiega che si trattava di un «commento fatto di getto», rivendica il fatto che «tutti noi cittadini fruiamo della libertà di manifestazione del pensiero». In ogni caso, ammette, «mi rendo conto di aver per un attimo sottovalutato il fatto che ricoprendo il ruolo che ricopro era meglio non scrivessi quelle righe per ragioni di opportunità». Quindi, «chiedo scusa se da cittadino ho dimenticato per un attimo che le mie parole potevano essere lette come qualcosa di correlato anche solo alla lontana al mio ruolo». Infine, aggiunge che, «come credo molti che mi conoscono potrebbero confermare ho sempre avuto esternamente e soprattutto interiormente il massimo rispetto per le Istituzioni». 
Tutto, come si diceva, nasce dalla domanda che gli rivolge su Facebook l’avvocato Claudio Giacomelli: «Per voi quale tra le terribili leggi della Serracchiani è la più dannosa? Uti, Sanità o Ater?». È lì che Nicoli non si trattiene e spiega come il problema non sia la singola scelta, ma la governatrice in sé. E dire che il giudice non è noto per avere simpatie a destra. Sempre su Facebook, dice di aver votato la Serracchiani nel 2009, quando era candidata per il Parlamento europeo. Non ricorda, invece, se l’ha votata nel 2013 per le elezioni regionali: «Sicuramente non avrei scelto Tondo. In ogni caso ho visto con favore l’elezione della Serracchiani». 
La governatrice del Friuli ha replicato così: «Chi ricopre ruoli che danno grande potere sulla vita delle persone non dovrebbe gettare nessuna ombra di parzialità sul suo operato. Quando ciò accade, come in questo caso, si erode la credibilità di un intero sistema, e di ciò mi rammarico prima di tutto». 
Nicoli, peraltro, è giudice conosciuto a Trieste. Proprio alcuni mesi fa fu bersaglio di critiche molto dure sul web per la sentenza di assoluzione da lui emessa nei confronti di quasi tutti i protagonisti di “rimborsopoli”, i consiglieri regionali che, nella scorsa legislatura, si sono fatti restituire dalle casse pubbliche i soldi spesi per spese di vario tipo: pneumatici, gioielli, pranzi, viaggi e lavatrici. Accusati di peculato, uno di loro è stato rinvio a giudizio, tre hanno patteggiato, 18 sono stati assolti.