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 2017  marzo 29 Mercoledì calendario

Il governo toglie soldi a Minniti
 e li dà alla Fedeli

Come spending review si è visto di meglio. La spesa pubblica sale di 40 miliardi di euro nel 2017 rispetto all’anno che si è appena chiuso, per poi perdere 20 miliardi l’anno prossimo e recuperarne 5 nel 2019, quando arriverà a 846 miliardi di euro complessivi. Nel sali scendi però qualcuno sarà sacrificato in particolare modo, e qualcun altro invece ne gioirà. Secondo le scelte effettuate dal governo nella lista dei primi, fra i più penalizzati, ci sarà il ministro dell’Interno, Marco Minniti, che perde più di un miliardo di euro nel 2017, altri 360 milioni di euro nel 2018 e ancora 150 milioni di euro nel 2019: un taglio complessivo di circa 1,6 miliardi di euro. Al contrario può festeggiare a champagne la sua collega di governo Valeria Fedeli, titolare del Miur, che si vede aumentare i fondi del suo ministero di circa 700 milioni di euro nel 2017, altri 380 milioni di euro nel 2018 e ancora 280 milioni di euro nel 2019: un aumento complessivo di poco inferiore a 1,4 miliardi di euro. Che solo in piccolissima parte saranno utilizzati per la spesa in conto capitale (ad esempio per mettere in sicurezza gli edifici scolastici), che vale solo 270 milioni di euro nel triennio. E in gran parte servirà al funzionamento base, compresa l’assunzione di personale dipendente della scuola. 
Ad indagare sulla qualità e la quantità della spesa pubblica con la legge triennale di bilancio in vigore è stato il servizio del Bilancio del Senato, che ha da pochi giorni pubblicato un interessantissimo dossier dal titolo “Il bilancio dello Stato 2017-2019Una analisi delle spese per missioni e programmi”. Un documento ricco di tabelle riclassificate sia per dotazioni a cui sovrintendono i vari ministeri, sia per missioni di spesa poi divise nel dettaglio. Così si scopre che la spesa pubblica gonfia soprattutto il bilancio del ministero dell’Economia, ma solo nella voce restituzioni e rimborsi, secondo il programma del dipartimento finanze. Vengono tagliati invece 2,2 miliardi nel triennio al ministero dello Sviluppo Economico di Carlo Calenda, e il crollo più consistente fra le pieghe di quel bilancio è quello della spesa in conto capitale (la cosiddetta spesa buona) che scende dai 4,6 miliardi del bilancio assestato 2016 ai 2,7 miliardi previsti per il 2019, con un taglio progressivo e costante. Stessa fine ingloriosa capita al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti guidato da Graziano Delrio, fra i ministri più puniti, visto che lo stanziamento del suo bilancio scende dai 14,1 miliardi di euro dell’anno che si è appena concluso ai 12,3 miliardi di euro previsti per il 2019. Nella lista dei premiati con i fondi stanziati ci sono il titolare della Salute, Beatrice Lorenzin (un miliardo di euro in più) e il leader del suo partito, Angelino Alfano che al ministero degli Esteri guadagna nel triennio 170 milioni di euro, però su un bilancio che alla fine si assesta su 2,5 miliardi di euro. Premiatissimo anche Giuliano Poletti, titolare del Lavoro che vede salire lo stanziamento del suo ministero addirittura di 8 miliardi di euro e passa dai 118,2 miliardi del 2016 ai 126,7 miliardi del 2019. Quasi identici ogni anno gli stanziamenti di altri due ministri, quello della Giustizia Andrea Orlando e quello della Difesa, Roberta Pinotti, con il loro bilancio sostanzialmente immutato nel triennio. Stangati invece il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina, che con il suo ministero si vedrà nel periodo dimezzare i fondi (da 1,2 miliardi a 670 milioni di euro), il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti che vede il bilancio del suo ministero ridursi da 831 a 651 milioni di euro e il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che vede ridursi lo stanziamento da 2,1 miliardi a 1,7 miliardi di euro. 
Questa divisione della spesa dei ministeri si ritrova ovviamente anche nelle tabelle in cui i tecnici del Senato hanno diviso gli importi per missioni, che rendono anche più comprensibile l’utilizzo delle tasse degli italiani. Così si scopre che il governo ha tagliato uno dei capitoli più delicati e sensibili, come quello della “difesa e sicurezza del territorio”: i fondi passano dai 20,3 miliardi di euro del 2016 ai 18,68 miliardi di euro del 2019. Deve essere quella parola“sicurezza”ad essere ritenuta dall’esecutivo poco importante, perché vengono tagliati i fondi anche al capitolo “ordine pubblico e sicurezza”: passano da 10,7 a 10,1 miliardi di euro. 
Scendono sensibilmente (ed è un dettaglio non insignificante del bilancio di Poletti che va in un’altra direzione) i fondi previsti per le “politiche per il lavoro”: erano 14,1 miliardi di euro nel 2016, diventeranno 10,2 miliardi di euro nel 2019. In compenso i costi per l’immigrazione e l’accoglienza saliranno dai 2,3 miliardi di euro del 2016 ai 2,8 miliardi di euro previsti per il 2019. In linea con il premio dato alla Fedeli, salgono i fondi sia per l’istruzione scolastica (700 milioni) che quelli per l’istruzione universitaria (400 milioni). In compenso perde quasi un terzo dei fondi il capitolo “sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente” e vengono più che dimezzati quelli per la “casa e assetto urbanistico”.