Il Messaggero, 29 marzo 2017
Mario, lo spaccio e il lavoro da cuoco. Paolo, poco studio tanta vita notturna
ALATRI – Per un po’ aveva resistito, ma poi Mario Castagnacci, 27 anni, indagato per l’omicidio di Emanuele Morganti, originario di Alatri e un impiego come cuoco in un ristorante della Capitale, non ce l’ha fatta. La bussola è andata persa e la droga ha iniziato a scandire la sua vita. Piccoli episodi di spaccio, conosciuti anche dalle autorità locali, che lo hanno fatto entrare e uscire dal carcere negli anni passati, gli hanno fatto acquistare la nomea in paese di spacciatore. Hashish, qualche pasticca, un po’ di marijuana, passata tra i giovani di Alatri a prezzi buoni. «Un delinquentello – spiegava ieri Sergio, un residente della piccola città, in piazza Santa Maria Maggiore – che ha ripreso dal padre Franco». La sua famiglia da generazione è conosciuta nella cittadina del frusinate con il soprannome Bellarmi. L’origine di questo appellativo nessuno lo sa spiegare con precisione, ma di fatto non lascia presagire nulla di buono. Papà Franco, anche lui secondo quanto raccontano i residenti di Alatri, aveva avuto precedenti con la droga.
IL PADRE AL MIRO
Ora l’uomo, per sbarcare il lunario, svolgeva il lavoro di buttafuori nei locali della cittadina. E venerdì sera, secondo quanto riportato da alcuni testimoni, era in servizio al pub Arci Miro. E proprio per questo è indagato anche lui per l’omicidio di Emanuele Morganti. Il figlio Mario «è uguale al padre», sentenziavano ieri i residenti. Arrogante quanto basta per farsi più nemici che amici in una città che non arriva a 30mila abitanti. Quando girava la sera per le strade di Alatri – in quei casi in cui non restava a Roma -, dopo aver dismesso il grembiule da cuoco, si presentava tirato a lucido e bazzicava con il suo gruppo i locali notturni. Attaccabrighe di mestiere, facinoroso per vocazione, in molti ricordano risse nate per futili motivi in cui Mario era quasi sempre un protagonista attivo. «O le provocava – raccontano i cittadini – o ci finiva in mezzo». Molti altri residenti, e soprattutto le ragazze, avevano anche paura di questo giovane che menava le mani per l’aria con la stessa facilità con cui si accende una sigaretta. La mamma Maria Teresa ne era addolorata e pare che nel tempo pur avendo cercato di sedare l’irruenza del figlio non ci fosse riuscita.
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Paolo, poco studio tanta vita notturna
ALATRI Con gli studi, Paolo Palmisani, 24 anni, non è mai andato troppo d’accordo. L’università sì, forse. Ma poi l’idea è tramontata. Troppo impegno, troppa costanza. La laurea andava bene per altri ma non per lui che a stento riusciva a restare concentrato sui libri per più di mezz’ora. La voglia invece di guadagnare – qualcosa e subito – che bastasse per affrancarsi da una famiglia complicata – come molte ce ne sono in verità e non solo ad Alatri – aveva preso il sopravvento.
E così, da qualche mese Paolo aveva iniziato a lavorare nell’azienda edile dove è impiegato il papà Filippo. E da qualche mese lo zio Remo gli aveva prestato una casetta vicino alla sua e a quella del padre, un tempo appartenuta al suocero. Un modo per responsabilizzarlo dicono i parenti. Anche sul lavoro, però, l’impegno non era dei più zelanti. Perché Paolo, come molti dei suoi coetanei, che covano ambizioni ma non sanno dare un giusto peso alla parola sacrificio, amava vivere di notte. Girare per i locali di Alatri, tanti quelli che negli anni hanno aperto nel centro storico, vicino alla piazza, tra i vicoli. Punti di incontro, come solo le città di provincia possono raccontare, e luoghi di divertimento che a volte bisogna inventare per rompere la routine.
EQUILIBRI DIFFICILI
Ieri tra i vicoli e le strade, nei bar di Alatri non si parlava d’altro. Perché nella piccola cittadina, non distante da Frosinone, si conoscono tutti. Poche anime, tutte identificabili, tutte conosciute. Scanzonato e all’occasione irriverente, socievole con le ragazze, attento al look: abiti alla moda, capelli sempre in ordine. Gel a portata di mano. Il profilo che adulti e ragazzi tracciavano ieri di Paolo era quello di un giovane «come tanti, che amava divertirsi ma che da un po’ – spiegavano alcuni passanti intorno a piazza Santa Maria Maggiore – aveva iniziato a frequentare brutta gente». E poi quello spaccato familiare che continuava in parte a rattristrarlo. La madre di Paolo, una donna polacca, ha abbandonato Alatri da anni e con questa anche il figlio con cui aveva sporadici contatti. Papà Filippo, poi, prima di lui aveva avuto un altro figlio, Patrizio, la cui madre è la stessa di Mario Castagnacci. In sostanza, equilibri in parte precari ma pur sempre intatti. Almeno all’apparenza.