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 2017  marzo 29 Mercoledì calendario

Capote ultimo scandalo: era già stato tutto scritto

Nel 1966 usciva A sangue freddo, il libro di Truman Capote sulla strage della famiglia Clutter, festeggiato con un party leggendario e cinico al Plaza di New York, tra fiumi di Tattinger e abiti intonati alla copertina black- and-white, qualche mese dopo l’impiccagione dei “protagonisti”, gli assassini Richard Hickock e Perry Smith. Considerato la pietra miliare del romanzo non-fiction, A sangue freddo, e tutto quello che gli sta intorno, è stato studiato quasi più di Delitto e castigo. Nessuno poteva immaginare che dopo mezzo secolo spuntasse High road to hell, un memoir di 200 pagine scritto da Hickock e consegnato al giornalista Mack Nations. Pochissimi ne erano a conoscenza. Tra questi Capote e non ha detto niente, tantomeno ne ha scritto.
Sentendosi sfidato si muoveva nell’ombra. Quando era ormai proibito andare a trovare gli assassini nel braccio della morte, ha ottenuto grazie a uno studio legale un’autorizzazione ad personam. Nations ha proposto il manoscritto alla Randome House sentendosi rispondere che aveva già siglato un contratto per A sangue freddo. Poco dopo viene condannato per evasione fiscale. Carriera finita. Capote esulta. Il figlio, Michael Nations, ipotizza che fosse un complotto. La vicenda si inserisce in un contesto difficile da districare. Probabile che Hickock abbia iniziato a scrivere prendendo spunto da Capote.
Capote si mette in testa di seguire il caso dopo avere letto un trafiletto sul New York Times nel ‘59. Tra una sniffata e l’altra annusa la storia perfetta per raccontare la fine del sogno americano. Quando gli assassini vengono arrestati, familiarizza con Perry Smith. Il suo passato di abbandono ricorda quello dello scrittore. Capote pensa che abbia ucciso nell’invidia della famiglia felice. Per portare a termine il libro deve aspettare che i due vengano giustiziati. Una situazione estenuante, durata sei anni. Come se Dostoevskij avesse frequentato a lungo Raskol‘nikov.
Il ritrovamento del manoscritto, uno scoop del Wall Street Journal, mette in dubbio la versione ufficiale: Hickock e Smith avrebbero ucciso su commissione in cambio di cinquemila dollari da parte di tale Mr Roberts. Risulta invece che sia stato un compagno di carcere a dire loro che i Clutter avevano una cassaforte. Il massacro frutta pochi dollari. È stato proprio questo ex compagno di galera a mettere gli inquirenti sui passi degli assassini. Non si vede perché dubitare di quanto ricostruito al processo.
Il manoscritto contiene pagine tutt’altro che auto-assolutorie. Forse servono a rendere più credibile la storia del delitto commissionato. Dopo avere spento la luce, Hickock puntava una torcia in faccia alla vittima e Smith sparava. Dopo l’assassinio di Kenyon, il più giovane dei Clutter, Hickock pensa: “Vorrei vedere l’imbalsamatore mettere a posto questo buco”.
Se A sangue freddo e non-fiction novel, High road to hell è dunque autofiction? Qualunque cosa sia: perché Capote non ne dà conto? Cosa nasconde la preparazione di un grande libro? Capote era un artista vanitoso, fragile e affaticato che tentava di stare dietro al talento che possedeva e che lo possedeva in modo sempre più autodistruttivo. Doveva portare a termine il lavoro e il lavoro era quello. Stupirsi di colpi bassi e omissioni sarebbe ingenuo. Fino a dove arrivino non lo sappiamo. Io sono anti-complottista per pigrizia intellettuale.
Il libro è stato un enorme successo e oggi è quello più apprezzato di Capote. Colazione da Tiffany è stato devastato dal film diventato simbolo del glamour globale in milioni di poster. Capote voleva la più tormentata Marilyn al posto di Audrey Hepburn. Non lo hanno accontentato. Alla fine ci ha rimesso le penne tentando di applicare la stessa tecnica del non-fiction novel all’alta società newyorchese, raccontandone i delitti e i tradimenti senza mai finire l’opera, causando un suicidio. Ann Woodward, accusata in un capitolo/racconto apparso su Esquire di avere coperto l’omicidio del figlio, ingerisce un’overdose di Seconal, lo stesso barbiturico con cui si era tolta la vita la madre dello scrittore.