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 2017  marzo 29 Mercoledì calendario

Ave Madia, il culto per la Marianna: rottamò sei maestri

Ave Madia. Fu nel Duemila, come ha raccontato lei stessa, che Marianna Madia consumò la “vacanza della vita” nel remoto paesino di Medjugorje, Bosnia-Erzegovina, laddove la Madonna appare dal giugno del 1981. Cattolica devota e zelante, la giovane Marianna, anche di fronte ai fenomeni divini, non dimenticò la sua innata vocazione, una vera grazia, per le gaffe: “Lì la vita è scandita dalla presenza di Maria. Ti dicono: alle 17 c’è un’apparizione, alle 19 si cena”. Da depliant turistico più che da ritiro spirituale. Povera Madonna.
Ma il talento di Madia è appunto questo. Il flusso delle sue parole spesso si trasfigura in memorabili battutacce che suonano però come innocenti, impalpabili, suscitando sentimenti contrastanti. Epica quella che le scappò quando venne eletta deputata. Alla Camera. Era il 2008 e aveva 27 anni. “Porterò la mia inesperienza in Parlamento”. L’avesse detta una grillina avrebbe scatenato masse di professoroni indignati. Invece. Invece il suo lieve portamento botticelliano è spesso un viatico misericordioso. Già Botticelli. In tutti i richiami preraffaelliti, Madia è sia Vergine sia Venere. Un altro talento. Per volare più basso, la radiosa parabola della ministra (senza portafoglio) per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione è da Giovanna Melandri del Terzo millennio. Questo in virtù del famoso teorema Melandri scoperto da Claudio Velardi ai tempi della formazione del governo D’Alema: “Facciamola ministro, ci vuole una bella donna che venga bene nelle foto”. Volgarissimo sessismo, ma il confine per criticare una donna in politica è spesso labile e viscido.
Romana con ascendenti siculo-calabresi, Marianna Madia, all’anagrafe Maria Anna, è un anno più grande di Maria Elena Boschi. Del 1980 lei, del 1981 la collega aretina. Le ministre più giovani del fu governo Renzi. L’avvento di Gentiloni le ha divise solo un po’. Sempre ministra Madia, da sottosegretaria a Palazzo Chigi Boschi. Accomunarle non è malizia maschilista. Tra il Nazareno e la sede del governo raccontano con dovizia di particolari la storia della gelosia di Boschi per lei. Soprattutto perché alla botticelliana Madia perdonano ogni peccato o gaffe. Gira e rigira si torna ancora lì. Alla sovrannaturale capacità di Madia di sopravvivere a tutte le ere politiche. Quanti maestri di rango, e che rango, ha avuto “Marianna”. Il primo fu televisivo: Giovanni Minoli. La giovanissima Madia s’immaginava infatti in tv e iniziò a lavorare con lui. Il secondo mentore apparve più o meno nella stessa fase: Enrico Letta, che la mise nella sua segreteria quando fu sottosegretario di Prodi al governo. Gli archivi restituiscono un dialogo formidabile da Minoli e Letta sul futuro della loro allieva. Avvenne a Cernobbio. Letta: “Marianna è straordinaria. Vuole fare la ricercatrice. La tv è un ripiego”. Minoli: “Vero. Favolosa. Ma la tv è una passione reale”. È finita che “Marianna” non ha fatto né tv né ricerca.
Prima però di giungere al fatidico 2008 c’è ancora la storia d’amore con Giulio Napolitano, figlio di Giorgio. L’elezione di Napolitano senior al Quirinale significò la fine della relazione. Almeno così ha raccontato lei stessa: “Ci sorprese tutti e penso abbia inciso sulla fine della nostra storia, che fino ad allora era stata vissuta con spontaneità”. Madia dixit.
Madia è figlia di Stefano, che morì a soli 49 anni. Stefano Madia era consigliere comunale a Roma. Veltroniano. Agli antipodi della tradizione politica di famiglia: Titta Madia, bisnonno di Marianna, fu deputato mussoliniano e massone, poi missino. Walter Veltroni fu colpito da “Marianna” ai funerali del papà. Ecco la sua versione: “Walter partecipò al funerale di mio padre Stefano, sostiene di essere rimasto colpito dal piccolo discorso che feci alla fine, ma io nemmeno ricordo di aver parlato”. Il mistero Madia è infinito. Ma sempre con leggerezza preraffaellita. La folgorazione di Veltroni comportò un posto da capolista per la Camera alle politiche del 2008. Nominata. Lei entrò a Montecitorio e andò a sedersi accanto a Massimo D’Alema. Il principale avversario di Veltroni per un ventennio. Il quarto maestro. Il madianesimo è un fenomeno volubile.
Nel 2013 fece le parlamentarie del Pd e scoprì un’insolita indole profetica sui dem romani, in anticipo su Mafia Capitale: “Ho visto delle vere e proprie associazioni a delinquere sul territorio”. Parole che ancora oggi si ricordano perché si discostano dal cliché della gaffe. Il 2013 vuol dire Bersani e Madia in effetti fu bersaniana anti-renziana. Dirà poi: “Ho sbagliato. Non avevo capito quanto ci fosse bisogno di Renzi nel Paese”. Sublime. Così come fu spiazzata dalla telefonata di “Matteo” per una poltrona da ministro: “Non me l’aspettavo, stavo guardando Peppa Pig in tv con mio figlio”.
Marianna Madia ha due figli, avuti da Mario Gianani, importante produttore cinematografico. Quando nacque il primo, lei non volle rivelare il nome del padre, ancora indecisa se sposarlo o meno. Rosy Bindi, presidente di turno, fece gli auguri in aula a mamma e figlio. Dai banchi dissero: “E il padre?”. Bindi ribattè: “Non so chi è il padre”. A modo suo, Madia è un genio.