ItaliaOggi, 29 marzo 2017
Bourbon per ebrei: rompicapo
Nello Stato americano del Kentucky una famiglia di rabbini cerca di mantenere un bourbon kosher. Le distillerie producono anche altri alcolici e i rabbini riescono con fatica a dare la giusta certificazione religiosa al bourbon, il whiskey che prende il nome da una contea dello Stato del Kentucky.
La certificazione burbon kosher è diventata un rompicapo che fa venire loro il mal di testa. Prima non era così.
Fin da quando i primi distillatori iniziarono a imbottigliare il bourbon sulle rive del fiume Ohio, nel Kentucky, il bourbon è sempre stato considerato kosher, in linea con le regole alimentari ebraiche su quali cibi e bevande possono essere consumati e in quali circostanze. Generazioni di ebrei osservanti sono andati avanti senza preoccupazioni. Adesso non è più così.
L’industria del bourbon è esplosa negli ultimi anni, e la crescita ha portato nuove complicazioni per gli ebrei cui piace il whiskey americano. Il bourbon è sempre venuto fuori da barili kosher, ma da quando le distillerie hanno cominciato a produrre anche altri alcolici sono cominciati i problemi. Le aziende che una volta distillavano pochi barili di bourbon ogni anno ora sfornano decine di altri liquori: sherry, brandy, vodka, che potrebbero non essere kosher.
E dunque possono contaminare il bourbon, se i liquori passano attraverso gli stessi serbatoi, ha spiegato il rabbino Chaim Litvin dalle colonne del Wall Street Journal.
Limon vodka, ad esempio, può contenere non solo l’agrume (che è kosher), ma anche glicerina, che contiene grassi animali (spesso non kosher). In alcuni casi, gli alcolici includono un colorante alimentare rosso ottenuto dagli insetti (sicuramente non kosher).
Così, i Litvins, una famiglia di sette rabbini ortodossi con casa a Louisville, si sono presi la briga di mantenere kosher il bourbon. «Con la globalizzazione, c’è letteralmente un mondo tutto nuovo che riguarda il kosher», ha detto il rabbino Avrohom Litvin, il patriarca della famiglia che si trasferì in Kentucky da Brooklyn, nel 1985.
Ora dà ai liquori l’attestazione kosher insieme ai quattro figli e due generi, tutti rabbini, con Chabad-Lubavitch, un movimento di ebraismo ortodosso.
Il bourbon deve essere fatto soltanto di mais, grano e acqua, e invecchiato in botti di rovere nuove. Ognuna di queste cose è kosher.
Adesso il bourbon sta incontrando problemi sul fronte kosher, dal momento che l’attività è cresciuta tanto da diventare un’industria da 8,5 miliardi di dollari (7,8 miliardi di euro). E la certificazione kosher, come la produzione di bourbon, è un settore in piena espansione, in crescita del 10% l’anno dal 2005, in accordo con il Kosher Network International.
All’Unione ortodossa, la più grande società di certificazione kosher, i rabbini hanno detto che la certificazione del liquore come kosher è decollata negli ultimi anni perchè non interessa soltanto gli ebrei, ma anche altri che vedono i prodotti kosher come quelli più altamente esaminati.
Marni Davis, autrice di Jews and Booze, Ebrei e liquore, ha detto che il crescente interesse per la certificazione kosher sugli alcolici ha probabilmente molto a che fare con i cambiamenti culturali come la pratica religiosa. «Il bourbon invecchiato nei singoli barili è sempre stato kosher, ha detto, mentre il quello stivato in enormi vasche potrebbe non esserlo».