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 2017  marzo 29 Mercoledì calendario

I sindaci in piazza per fermare il gasdotto e la battaglia degli ulivi finisce con le cariche

MELENDUGNO ( LECCE) Da una parte le fasce tricolori di una decina di sindaci, dall’altra caschi blu e manganelli della polizia: la giornata più buia dei lavori per il gasdotto Tap, con approdo in Salento, consegna l’immagine di pezzi dello Stato gli uni contro gli altri. A Melendugno, 20 chilometri da Lecce, altissima tensione dall’alba al tramonto, dopo che martedì il ministero dell’Ambiente ha confermato la validità delle autorizzazioni a espiantare 215 ulivi, avviando i lavori per l’infrastruttura. «Contro il sacrificio degli alberi e l’approdo del gasdotto a San Foca ci battiamo da anni – spiega Gianluca Maggiore del Comitato No Tap –. La nostra battaglia è stata sempre legale e anche oggi vuole essere pacifica, ma la risposta è sproporzionata». Sono arrivati centinaia di agenti in tenuta antisommossa che ripetutamente hanno forzato il blocco della protesta per far passare i camion. I manifestanti hanno lanciato pietre e bottiglie, in risposta hanno ricevuto manganellate. Nessun ferito grave ma diversi contusi da entrambe le parti, un attivista in sciopero della fame soccorso dal 118, un ipovedente trascinato a terra per diversi metri, una quindicina di persone ritenute “facinorose” trattenute per ore a margine del cantiere. «Non credevo sarebbero arrivati a tanto», scuote la testa il sindaco di Melendugno, Marco Potì, dal 2011 impegnato in una battaglia legale contro l’infrastruttura che arriverà dall’Azerbaijan e che l’Italia e l’Ue considerano strategica. «Quando sono avvenute le cariche – racconta – sono stato allontanato con 6 sindaci con la fascia, consiglieri regionali, donne e bambini».
Tap «è indispensabile per diversificare le fonti energetiche», ribatte il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, precisando che «il progetto rispetta in pieno le normative». Ma Michele Emiliano definisce il governo «incapace di ascoltare le richieste di un’intera Regione», che da sempre contesta la scelta di approdo a Melendugno: «Ho spiegato persino in commissione Antimafia l’incongruità di un approdo tanto a Sud e chiarito che esistono alternative, come Squinzano o l’area industriale di Brindisi».
Intanto la Regione ha impugnato la nota con cui il ministero dell’Ambiente, il 27 marzo, ha dato il via libera all’espianto di 215 ulivi. È l’ultima strada per bloccare i lavori per le vie legali, disinnescando la bomba a orologeria dei disordini che dal 17 marzo staziona tra gli ulivi in località San Basilio. È lì che è stato recintato un vasto cantiere, dal quale sono stati già espiantati 61 alberi, trasferiti in un sito di stoccaggio per essere ripiantati a lavori finiti. «Una promessa impossibile, visto che le radici vengono tagliate», spiega il consigliere regionale del M5S Cristian Casili, agronomo. Anche lui, con i colleghi Antonio Trevisi e Cosimo Borraccino e diversi amministratori locali, era in prima linea durante i tentativi dei manifestanti di non far passare camion e ruspe.
A fine giornata, molte persone hanno sui corpi i lividi dovuti agli scudi dei poliziotti e a qualche manganellata. In tutto sono stati portati via 28 ulivi e l’intenzione di Tap è velocizzare i lavori nei prossimi giorni, per evitare nuovi disordini. Né gli attivisti né gli amministratori, però, sono intenzionati a mollare.
E si accende anche lo scontro politico. Se Beppe Grillo attacca dal suo blog «Emiliano, svegliati o dimettiti!» definendo il governatore «colpevole quanto Renzi», ai No Tap arriva via Twitter la solidarietà del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: «Al gasdotto preferiamo gli ulivi, la terra e il mare. La lotta per i beni comuni è manifesto politico».