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 2017  marzo 29 Mercoledì calendario

Mario e Paolo, i fratellastri. E in paese tutti dicono: si sapeva che picchiavano

ALATRI (FROSINONE) A poche ore dall’arresto di Mario Castagnacci, 27 anni e Paolo Palmisani di 24, per l’omicidio di Emanuele Morganti, tra Alatri e Tecchiena nessuno è meravigliato. E il commento più frequente è: «Non è mica la prima volta. Adesso perché c’è scappato il morto, ma se ne dovevano accorgere prima».
Si respira un misto di rabbia unita a disprezzo, perché molti già conoscono le rivelazioni degli amici di Emanuele. E a leggere i verbali, la responsabilità dei due fermati ieri sembra grave. C’è Sofia che agli investigatori racconta: «Ho visto i quattro buttafuori colpire ripetutamente Emanuele. Intanto ho notato Paolo Palmisano, diceva: “Ah sì, mo’ ci penso io”. Poi si è allontanato, si è diretto verso le scalette che portano in via Circonvallazione e dopo poco è passato davanti a me con un ferro a forma di L e correndo si è diretto nel punto dove Franco e Mario Castagnacci e i quattro buttafuori e altre persone che non conosco stavano aggredendo Emanuele». Sofia non vede se anche Paolo lo colpisce o no. Simone assiste alla scena: «Ho visto Paolo Palmisani ed Emanuele iniziare a litigare. Emanuele andava verso la fontana. Paolo lo ha inseguito e gli ha dato un pugno. Emanuele ha cercato di scappare verso la parte bassa della piazza, ma Mario Castagnacci lo ha inseguito e lo ha colpito da dietro con un altro pugno, nella parte posteriore della testa. Emanuele è caduto e ha sbattuto la testa contro una macchina parcheggiata». Simone si avvicina. Vede Emanuele a terra e attorno a lui Mario, Paolo e altri che colpivano Gianmarco Ceccani, l’unico intervenuto per cercare di soccorrerlo.
Paolo abita a Tecchiena, la stessa frazione di Emanuele. Mario sul suo profilo Facebook è amico della sorella e di due cugini del ragazzo che ha ucciso. Paolo e Mario, tutti in paese li chiamano fratellastri. Storia famigliare complicata, Stesso giro di amicizie borderline, non estranee alla violenza gratuita, ai precedenti penali e all’uso di sostanze dello «sballo». Su Paolo, muratore saltuario presso l’azienda del padre, circolano molti aneddoti. Un compagno di classe di Emanuele racconta: «È sempre stato un violento. Un po’ di tempo fa ha dato un pugno in faccia a un minorenne dentro un bar. Ma poi non gli hanno fatto niente. Da quando me lo ricordo io, però è sempre stato una “testa calda”. Certo nessuno di noi pensava che si potesse arrivare a tanto. Però il problema sono un po’ le “consumazioni”».
Di Mario, invece, raccontano un’evoluzione in negativo. «Sette-otto anni fa non era cosi», dicono in paese. Poi è finito in un brutto giro e lo trovarono con della droga in auto. Rimase per oltre un anno in carcere e quando uscì cominciò a lavorare come cuoco in un ristorante del litorale pontino. Ma nei racconti di paese la sua biografia parte sempre dal padre Franco e dal soprannome della sua famiglia: «Bell’armi». Nel profilo Facebook, Franco, si mostra con una grande pistola in mano. Forse giocattolo. E il commento di un’amica sotto è: «Sì proprio nu Bell’armi».