Corriere della Sera, 29 marzo 2017
I ragazzini di Mosca. Lontani dai partiti mobilitati da YouTube
MOSCA Il grande successo delle manifestazioni di domenica ha colto in contropiede il potere, ma ha anche spiazzato completamente i partiti russi. Soprattutto quelli d’opposizione che sono stati ignorati completamente, scavalcati, dimenticati. Si potrebbe dire che il 26 marzo ha segnato in Russia la fine dei partiti tradizionali e dei loro leader. «Cambia completamente il movimento di opposizione perché la lotta contro il regime autoritario che dura da 17 anni non potrà più essere partitica», è la lucida analisi di Dmitrij Travin, direttore del Centro ricerche sulla modernizzazione dell’Università Europea di San Pietroburgo.
Per le vie di Mosca, ma anche di Vladivostok o Novosibirsk, a protestare contro la corruzione del potere e soprattutto l’arroganza di chi è andato a sciare invece di rispondere alle accuse (vere o presunte) c’erano nuovi gruppi di russi. Non la classe media urbana insoddisfatta del 2012 e nemmeno gli intellettuali e i professionisti del passato. Erano ragazzini, in molti casi, convocati attraverso i social media e non interessati alla politica. Daniil Uvarov, sedicenne di San Pietroburgo, ha saputo del comizio tramite YouTube: «Mi aspettavo che le autorità rispondessero o smentissero, ma non è successo nulla – ha detto —. A scuola ci hanno risposto che con queste accuse si fa il gioco degli americani». Konstantin, 19 anni, è un allievo del Politecnico: «La mia generazione vuole vivere in un Paese democratico e non in uno Stato poliziesco dove le truppe speciali portano via scolari e vecchi e i giornali e le tv non dicono nulla». Valerija, studentessa moscovita, ha raccontato a Lenta.ru di non essere interessata alla politica. Aveva pure partecipato alla marcia del presidente Putin per i caduti della Seconda Guerra mondiale. Ma è andata in piazza con Navalny: «Mai votato per lui, non mi è nemmeno simpatico, ma la corruzione è un male che riguarda ciascuno di noi».
Se i partiti che rappresentavano fino all’altro ieri l’opposizione avevano una piattaforma politica alternativa al putinismo, il blogger e avvocato Navalny ha solo puntato su temi che toccano tutti e ha imparato a parlare alle nuove generazioni. Che sono informate tramite Vkontakte (una specie di Facebook russo) e altri social: «Non siamo mica scemi che leggiamo i giornali», ha detto alla Novaya Gazeta Tanya, 16 anni, una studentessa della decima classe di una scuola di Mosca. Oggi l’opposizione non combatte per qualcosa, ma solo contro qualcuno. «Nella testa di Navalny si uniscono destra e sinistra e questo approccio va bene ai giovani che non ne vogliono sapere di politica tradizionale», dice ancora il professor Travin. Anna Zhelnina, del Centro ricerche giovanili della Scuola di Economia aggiunge: «Gli adolescenti sono critici, ma vedono la politica come un qualcosa con strumenti e obiettivi estranei».
Negli anni Sessanta i primi a far sentire la loro voce contro il potere (e a pagare duramente) furono gli intellettuali; scrittori come Daniel e Sinyavskij, processati nel 1965. Secondo studi dell’epoca, il 45% per cento dei dissidenti erano scienziati e letterati; il 13% ingegneri e tecnici. Quando crollò il muro di Berlino, nel 1989, fu il movimento dei minatori a scandire parole d’ordine anche politiche, con la richiesta di abolire il ruolo guida del Partito Comunista. Poi, contro i golpisti conservatori del ’91, si schierarono a difesa delle riforme ampi strati della popolazione, compresi tecnici, operai e studenti. Nel ’93 furono di nuovo gli intellettuali a guidare le manifestazioni a sostegno del presidente Eltsin contro la fronda comunista. Ora, dopo la classe media del 2012, ecco i giovanissimi. Decideranno il futuro della Russia?