Il Messaggero, 23 marzo 2017
Alitalia, guerra di prezzi alle low cost
ROMA Biglietti meno cari per fare concorrenza serrata alle low cost. E meno aerei ma più produttivi, in grado cioè di trasportare lo stesso numero di viaggiatori allungando l’orario di lavoro di almeno un paio d’ore. Infine, la densificazione, ovvero l’aumento dei posti a sedere su ogni velivolo per trasportare più passeggeri e incrementare i guadagni. Nelle intenzioni della compagnia questa mossa consentirà di avere quasi 3 aerei in più a disposizione, mentre verranno sostituite le poltrone per adottare quelle slim e garantire così uguale confort.
La strategia di Alitalia illustrata ieri ai sindacati, nell’ennesimo vertice ministeriale, ha fatto emergere alcuni punti nuovi. Slides e tabelle da cui emerge il tentativo spasmodico di recuperare ricavi su ogni fronte, turando le falle che fino ad ora erano ancora aperte e rilanciando la sfida. Allo stesso tempo viene confermata la sforbiciata alle rotte improduttive (è il caso di Reggio Calabria) e la messa a terra di 20 aerei (4 già sono stati fermati) per non aumentare le perdite. Tagli che – ha giurato l’ad Cramer Ball – non avranno impatto sulle revenues. E questo perché nonostante la cura dimagrante, la flotta, a partire dal 2018, sarà molto più efficiente, in linea cioè con il modello low cost, che sfrutta al massimo e quasi sempre a pieno carico i propri aerei. L’obiettivo è proprio quello di marcare stretto i temibili concorrenti o quanto meno di ridurre le distanze. E modulare i prezzi, per il corto raggio, di conseguenza.
L’abbattimento del costo dei biglietti dovrebbe essere compensato dal pagamento a bordo dei servizi a valore aggiunto come i pasti, i giornali o la scelta del posto in cabina. Anche qui l’obiettivo è portare da 7 a 14 euro gli introiti per passeggero. Per fare tutto questo è stato cambiato il sistema informatico che consentirà a regime ricavi aggiuntivi per 100 milioni.
LA GAFFE
L’incontro con i sindacati è stato comunque interlocutorio. Anche perché una gaffe indesiderata ha condizionato il confronto. Eccola: nelle slides presentate dall’azienda c’era un errore. Una svista grave, di cui si è assunta la responsabilità il consulente Roland Berger, che ha creato non poco imbarazzo anche tra i rappresentanti del governo. Perché quello della crescita della flotta Alitala è, insieme al taglio dei costi, l’asse portante per immaginare un rilancio da qui al 2021. Così, al termine del tavolo tecnico l’ad Ball ha fatto chiarezza spiegando, sempre in inglese, che saranno 14 e non 8 i nuovi aerei di lungo raggio che verranno introdotti nell’arco di piano, cioè entro il 2012. Numero, peraltro, confermato anche nell’incontro al Mise di lunedì scorso.
La nuova pianificazione della flotta di lungo raggio prevede l’ingresso di 1 aereo nel 2017, 1 nel 2018, 3 nel 2018, 7 nel 2020 e 2 nel 2021. Duro il giudizio della Fit-Cisl. «La cosa che ci lascia più perplessi – ha detto Fiorentino – è che il piano ci è stato illustrato venerdì scorso e anche nell’illustrazione il management di Alitalia non si è accorto della svista. Comunque sia, altra nota dolente della giornata è che prima del 2021 nessun dipendente di Alitalia ha i requisiti per accedere al sistema pensionistico, quindi il problema dei tagli del personale proposto dall’azienda rimane tutto sul tavolo». Ball ha anche spiegato ai sindacati come nel 2021 i ricavi dal lungo raggio avranno un incremento del 123%, quelli dai voli internazionali del 12% e quelli domestici del 13%.
Nei prossimi incontri, a partire da oggi, si andrà ad analizzare nello specifico il recupero dei costi area per area e se c’è veramente un recupero economico cedendo attività outsourcing, vedi manutenzione su tutte.
La compagnia ha fatto sapere che dal fronte aerei, leasing in primis, si attendono, risparmi per 90 milioni, dal canale di distribuzione e dal settore commerciale 50 milioni, mentre ci saranno circa 33 milioni di costi in meno per il catering e 14 dalle commissioni aeroportuali. Dal taglio del costo del lavoro, come noto, una sforbiciata da 164 milioni.
MANCANO I DATI
Tra le questioni affrontate e sollecitate dalle organizzazioni sindacali, c’è stato anche l’andamento dell’esercizio 2016. Un anno, ha spiegato sempre in inglese il cfo della compagnia Duncan Naysmith, i cui conti sono stati in linea con le previsioni fino al mese di marzo. Ma dopo l’attentato terroristico a Bruxelles – ha spiegato – le compagnie low cost hanno messo in atto una politica commerciale aggressiva costringendo tutte le compagnie major d allinearsi, con «la conseguente compressione dei ricavi anche nei mesi estivi, stagione di punta del trasporto aereo». Anche ieri comunque l’azienda non ha consegnato il piano completo ai sindacati, temendo fughe di notizie a favore della concorrenza.