Libero, 27 marzo 2017
«Se incastrano Agnelli come hanno fatto con me stavolta crolla il calcio». Intervista a Luciano Moggi
Prima di questa lunga intervista è necessario calare le carte sul tavolo. Conosco Luciano Moggi da undici anni, da quando dopo Calciopoli iniziò la sua collaborazione con Libero, e mi sta simpatico almeno quanto prima di conoscerlo non lo apprezzavo. Siamo due ex a metà. Io interista, e pertanto interessato al calcio solo quando le cose vanno bene perché il pallone dev’essere un divertimento e se l’Inter non vince, che divertimento c’è? Meglio lasciarlo, per il momento, a tifoserie di palato meno delicato. Moggi è l’ex direttore generale della Juve, artefice di tanti anni di successi. Ancora oggi dorme tre notti a settimana a Torino, nella sua casa sopra, non sotto, a quella del presidente Andrea Agnelli, e mastica solo calcio.
Luciano, ci risiamo?
«E sì che ci risiamo, quando uno è il più forte dà fastidio a tutti».
Stai denunciando un complottone anti-Juve?
«Undici anni fa erano morti l’avvocato Agnelli e Umberto, era morto pure Chiusano, c’era un’eredità da dividere. Era un momento difficile e tutti si sono buttati contro la Juve. Oggi è tutto diverso».
Cosa accadde nel 2006?
«Mi hanno voluto incastrare. Se l’Avvocato e Umberto fossero stati in vita certe cose non sarebbero successe. È difficile da spiegare, tanto le cose le sanno o le hanno intuite tutti. Fatti delle domande: l’avvocato della Juve anziché difenderci chiese la retrocessione in Lega Pro della società».
Chi è stato il tuo killer?
«Questo non te lo dico, chiedilo a Tavaroli, l’ex uomo di Pirelli ai tempi responsabile della sicurezza di Telecom Italia. Intervista lui, ti dirà da chi arrivò la richiesta della prima intercettazione a Giraudo».
Erano convinti che tu e lui voleste prendere la Juventus approfittando del vuoto di potere?
«Io no di certo, lo dicevano di Giraudo, perché non lo conoscevano. Lui ha le tenaglie nelle tasche, non ci infila mai le mani dentro. Era mal tollerato da molti malgrado i successi per il suo carattere prepotente».
Perché non l’hai scaricato?
«Giraudo è il miglior manager che abbia mai incontrato. E non solo per le squadre di calcio, può lavorare in ogni azienda».
Quanto ti è costata Calciopoli?
«Milioni, e non solo di mancato guadagno. Pensa agli avvocati».
Il tutto per finire radiato a vita, la settimana scorsa ti hanno pure dato il Tapiro d’oro dopo l’ultima sentenza del Consiglio di Stato...
«Ma quella non è una sentenza, scrivono così i giornalisti che hanno altri padroni rispetto ai lettori. Il Consiglio di Stato ha dichiarato la propria incompetenza a decidere, la sentenza vera la aspetto dalla Corte Europea dei Diritti Umani, e mi riabiliterà».
Sei messo come Berlusconi?
«Io ho elementi per sperare che la mia richiesta sia accettata».
Aspetti anche tu da tre anni...
«Sono lenti, ci vogliono sei anni».
Perché sei così legato alla Juve dopo quello che ti hanno fatto?
«Primo perché sono cambiate le facce in società rispetto al 2006. E poi perché alla Juve ho iniziato, nel settore giovanile e non posso negare di avere qualcosa di bianconero nel sangue. D’altronde, chiunque lavora nel calcio ha la Juve come esempio e obiettivo, perché è l’ambiente più serio e professionale del nostro mondo».
Ma se avete tutti contro. Siete riusciti a mettere d’accordo Napoli, Roma, Inter e Milan: dicono che gli arbitri aiutano la Juve...
«È il lamento dei perdenti, piangono per ottenere favori. Dopo averci attaccato, il Napoli ha avuto tre rigori in due partite».
Vedi che lamentarsi serve?
«È la squadra che ti fa i favori, non gli arbitri. Se non hai una grande squadra, è inutile piangere».
Sei contraddittorio...
«Per niente. Ti sto dicendo che quando uno va ad arbitrare una squadra forte, inconsciamente sente quello che deve fare e nei casi incerti è più probabile che fischi a favore della grande squadra. Non succede solo con la Juve».
Ma essendo la Juve più forte...
«Per fare carriera internazionale si devono arbitrare le squadre migliori e per arbitrarle si cerca di non sbagliare contro di loro, sennò si lamentano e il designatore non ti ci rimanda».
È la tua definizione della famosa sudditanza psicologica?
«Più che sudditanza la chiamerei, in senso buono, mignottaggine. Gli arbitri fanno quello che fa chiunque per fare carriera».
Bingooooo....
«So dove vuoi arrivare, sei il solito interista ma il tuo è un discorso inconcepibile. La Juve quest’anno ha avuto tre rigori a favore, la Roma 12, il Milan 9 e il Napoli 7».
E tu sei il solito juventino che sostiene che i favori arbitrali danneggiano l’immagine della squadra senza avvantaggiarla perché vincerebbe comunque...
«La domenica prima della partita pregavo Dio per vincere bene e senza aiuti, perché sapevo che gli arbitri sarebbero venuti intenzionati a farsi ben volere. È umano».
Direi che Dio ti ha ascoltato poco, specie nel 1998...
«Sei ancora fermo lì? Il rigore di Iuliano su Ronaldo si poteva non dare. Ma anche se Ceccarini l’avesse fischiato, la partita sarebbe finita 1-1 e non sarebbe cambiato niente. L’Inter è finita 5 punti indietro».
Dopo la sconfitta di Torino ha mollato. Ma non è solo quel rigore, ci furono tanti episodi dubbi. Hai tolto lo scudetto a Ronaldo, se amassi il calcio non riusciresti a prendere sonno per questo...
«Per me in quella stagione è andato tutto come doveva andare».
Nessuno lo mette in dubbio...
«Voi interisti avete una maniera ottusa di vedere le cose. Ti ricordo che quell’anno l’Inter avrebbe dovuto essere retrocessa per via del passaporto falso di Recoba».
Sarà, ma poi Calciopoli c’è stata, e se anche, come credo, ci fu una regia per incastrarti, la condanna si basa su dei fatti...
«Vedo che non conosci la materia. Io non avevo fatto nulla, come dimostra il fatto che anche oggi gli arbitri continuano a sbagliare a vantaggio dei più forti. L’unica differenza è che ora spaccano gli spogliatoi e ai miei tempi no».
Ci credo, tu negli spogliatoi ci chiudevi gli arbitri...
«Quello di Paparesta a Reggio Calabria è tutto uno scherzo, diventato poi barzelletta. L’inchiesta di Calciopoli non ha accertato frodi neppure su una sola partita della Juve. Sono stati assolti tutti gli arbitri eccetto De Santis e Racalbuto. Il primo nel 2005/2006 ci ha fatto perdere tre partite su cinque negandoci due rigori. Ricordo una telefonata di Meani, addetto agli arbitri del Milan, a De Sanctis prima di una partita per chiedergli di non ammonire Nesta e Seedorf per non fargli saltare la sfida con la Juve, la domenica successiva. Il giorno dopo fu De Santis a telefonare al Milan per farsi fare i complimenti e gli risposero “sei un fratello”. Quanto a Racalbuto, quell’anno non ci ha mai arbitrato. In compenso la Gazzetta, dopo una sua performance a Reggio Calabria titolò: “Il Milan vince con l’aiuto dell’arbitro”. Devo continuare?».
Ma non eravate amici del Milan, i famosi risottini ai funghi tra Moggi e Galliani?
«Giraudo pensava che Galliani fosse un amico, io non ci sono mai cascato. Ha tirato a fregarmi perfino quando morì Papa Wojtyla. Mi chiamò il ministro dell’Interno Pisanu per dirmi: “Slittiamo di un giorno il campionato”. Poi ho scoperto che Galliani aveva brigato per slittare di una settimana per recuperare Kakà infortunato in tempo per la gara di Siena. Per non parlare di quando Adriano era capo della Lega. La Juve giocava in Champions il mercoledì e lui ci metteva in campionato il sabato. Il Milan giocava il martedì in Europa ma in Italia solo la domenica».
Basta, sennò mi convinci e non voglio. Sono di quelli che sostengono che la Juve vince poco all’estero perché lì non è aiutata...
«In Italia la Juventus gioca con la presunzione di vincere e gli avversari con la paura di perdere, e quindi parte avvantaggiata. Oggettivamente le manca un po’di caratura internazionale e all’estero non sempre è all’altezza delle migliori ma fa sempre bella figura e arriva avanti. Chi difende l’Italia all’estero da anni è sempre e solo la Juve. L’ultima volta in Champions è stata eliminata dall’arbitro più che dal Bayern».
Vedi che contano... Contro il Barcellona come la vedi?
«Il Barcellona, come il Real Madrid, è in fase calante. Messi passeggia, quest’anno dipende tutto da Neymar, la Juve ce la può fare. La finale comunque sarà Bayern Monaco contro Atletico Madrid».
Anche Allegri andrà via senza aver portato la Coppa a Torino...
«Allegri resterà. E anche Buffon resterà alla Juve da giocatore ancora qualche anno».
Fate di necessità virtù, visto che dopo i fattacci di Torino Donnarumma non vuol più venire e ha giurato fedeltà al Milan?
«Donnarumma somiglia molto a Buffon, che ho portato io alla Juve quando era poco più che un ragazzino, e diventerà un grandissimo portiere. Però è giovane, salva le partite ma può anche fartele perdere prendendo un gol per inesperienza. A Buffon questo non capita».
ll dominio bianconero fa male al calcio: se vince sempre lo stesso, il gioco non perde interesse?
«Forse una squadra che vince seisette scudetti di fila non fa il bene del suo sport. Ma certo all’immagine della Juve e ai suoi tifosi questo dominio fa benissimo».
Quando deciderete di perdere uno scudetto e io potrò rivedere con curiosità una partita?
«La Juve perderà quando nelle altre squadre ci saranno dirigenti che capiscono più di quelli bianconeri».
Qual è il segreto per dirigere di una squadra di serie A?
«Bisogna crescere al mondo, smettere di fare i bimbi anche se il calcio è un gioco. Devi essere cinico. I calciatori li devi trattare bene ma come dipendenti, se li tratti come figli e ti fai piangere sulle spalle metti in difficoltà tutto l’ambiente.Sei stato fortunato a conoscermi».
E perché, mica faccio l’arbitro?
«Perché ti spiego le cose».