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 2017  marzo 27 Lunedì calendario

Roi Platini la maledizione di Icaro

Ci sono due fotogrammi che riassumono e definiscono che cosa è stato Michel Platini calciatore. Uno è quello celeberrimo che lo coglie sdraiato su un fianco sul manto erboso di Tokyo, la mano sinistra a reggere il capo, nessun isterismo, un’aria tra l’incredulo e il divertito, dopo un gol da favola, uno dei suoi più belli, inspiegabilmente annullato dall’arbitro nella finalissima della Coppa Intercontinentale, anno 1985 (poi vinta ugualmente ai rigori dalla sua Juventus sull’Argentinos Juniors). Un campione sempre capace di collocarsi un gradino sopra gli eventi, e di guardarsi dal di fuori.
L’altro, meno noto, ma forse anche più emblematico, risale a due anni prima, al match di ritorno della finale di Coppa Italia con il Verona dei miracoli. La Juve, sconfitta all’andata per 2 a 0, nel ritorno a Torino a una manciata di minuti dal termine è ancora sull’1 a 0, l’esito sembra segnato, quand’ecco, a 9’ dallo scadere, un traversone profondo dalla destra, Platini che irrompe smarcato a pochi passi dal portiere, il pallone che gonfia la rete, l’esultanza un po’ burlesca ma garbata. La foto pubblicata sulla Stampa lo cattura qualche frazione di secondo prima dell’impatto con la sfera: sul suo volto non c’è nulla della tensione e della furia agonistica tipica degli attaccanti nel momento decisivo, no, vi si legge il sorriso e tutta la levità di chi se lo aspettava già da prima, e sa già come finirà quell’azione (e come finirà la partita: 3 a 0 e coppa alla Juve, con un altro gol suo, a un minuto dallo scadere).