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 2017  marzo 27 Lunedì calendario

Le passioni dei candidati

PARIGI Prima di Emmanuel Macron e Marine Le Pen, un altro uomo politico ha perfezionato l’arte della playlist fino a guadagnarsi, anche per quel motivo, il titolo di presidente cool : Barack Obama. Di fronte alle sue preferenze culturali – eclettiche, popolari e ricercate insieme, da Stevie Wonder agli Arcade Fire e Kendrick Lamar —, i gusti dei candidati francesi sembrano più convenzionali e prevedibili.
Nove su 11 pretendenti all’Eliseo (tranne Jean-Luc Mélenchon e François Asselineau) hanno risposto al questionario del Journal du Dimanche su serie tv, letteratura, arte, musica e film preferiti.
Emmanuel Macron viene definito dalla sua direttrice della comunicazione Laurence Haïm «l’Obama francese», ma quanto a curiosità culturale sembriamo lontani.
Obama ama le serie tv, da The Wire a Breaking Bad, mentre Macron non ne ha citata neanche una perché teme l’«effetto dipendenza». Quanto al libro o allo scrittore preferito, il favorito all’Eliseo sembra confermare la sua inclinazione a non scegliere e tenere sempre insieme tutto, per quanto possibile: «Amo Stendhal ma anche Camus, Gide ma anche Rimbaud. Metto molto in alto nella mia classifica Furore e mistero, raccolta di René Char pubblicata nel 1948». Tutti morti, mentre Obama citò mesi fa Giorni selvaggi, l’epopea surf dell’ultimo premio Pulitzer William Finnegan.
Macron cerca di non scontentare nessuno neanche nella musica: dice di amare Léo Ferré dalle passioni anarchiche di sinistra e pure Johnny Hallyday, il cantante nazional-popolare vicino alla destra, adorato da Nicolas Sarkozy. Quanto al cinema, cita un adattamento di Gide del 1946, Sinfonia pastorale di Jean Delannoy e, forse per bilanciare, un film di cui molti francesi conoscono le battute a memoria, Les Tontons Flingueurs (in italiano In famiglia si spara ) con Lino Ventura e Bernard Blier.
È un gioco, ma ogni candidato sembra aver fatto attenzione a citare autori od opere che ne rispecchino l’immagine e la proposta politica. Quindi, il libro di Marine Le Pen è La leggenda dei secoli di Victor Hugo, il cantore di quel popolo che «solo ha l’istinto del genio» (lo slogan elettorale lepenista è «In nome del popolo»). Poi aggiunge Botticelli, e la serie sull’aristocrazia britannica Downtown Abbey.
Il gollista François Fillon cita prevedibilmente le memorie del generale De Gaulle, e l’altro classico 1984 di George Orwell, riservando un guizzo alle serie tv – 24 con Kiefer Sutherland – e alla musica: Sting precisando però «sin dai tempi dei Police». Il candidato socialista Benoît Hamon preferisce The Young Pope di Paolo Sorrentino, e l’antimilitarista Apocalypse now per rientrare negli schemi.