la Repubblica, 25 marzo 2017
Meno spazio, più sedili. La battaglia dei cieli sul filo dei centimetri (non solo nei low cost)
MILANO La nuova guerra dei cieli mondiali si combatte non a suon di dollari ma di centimetri. E a pagare un conto salatissimo alla redditività delle compagnie sono – sul fronte “caldissimo” dei sedili a bordo – ginocchia e gomiti dei passeggeri.
Lo spazio a loro disposizione è sceso ormai a livelli da allarme rosso. A inizio millennio le poltrone in aereo erano piazze d’armi: 89 centimetri tra un sedile e l’altro e 47 cm. di larghezza (le dimensioni del bacino di un pilota dell’Air Force), più che sufficienti per non fare a sportellate nemmeno con vicini sovrappeso. Poi i margini del settore hanno iniziato a scendere. E con loro – nel nome della redditività – s’è ridimensionato lo spazio vitale per i viaggiatori: la distanza tra un posto e quello di fronte è diminuito di 11 cm, quella tra i braccioli del 10%.
La logica economica della bonsaizzazione non fa una grinza: più piccoli sono i sedili, più ce ne stanno a bordo e più biglietti si possono vendere. Un pollice (2,54 cm.) in meno su quelli del Boeing 777, per dire, ha consentito a molti big di aumentarne la capienza da 280 a 332 posti. Le conseguenze però, specie per i passeggeri più alti o diversamente magri, sono altrettanto evidenti: la “densificazione” della carlinga – come la chiamano i tecnici – ha trasformato i viaggi in un Calvario per gli arti, superiori e inferiori. La convivenza a bordo è più difficile, il tasso di litigiosità in quota è aumentato del 17% nel 2015. E visto che il trend è inarrestabile – l’Alitalia sta aggiungendo sei posti sugli A319 e A320 a breve e medio raggio – a scendere in campo in difesa della salute (fisica e mentale) dei viaggiatori è la politica. «Gli animali in volo hanno più spazio e diritti degli uomini» ripete da mesi Charlie Leocha, presidente del gruppo di consumatori Travelers United. E un gruppo bipartisan di parlamentari Usa ha appena depositato a a Capitol Hill il “Seat Act 2017”, una legge per fissare gli spazi minimi a bordo. «Siamo stufi di essere spremuti – ha spiegato il democratico Steve Cohen-. Non solo per questione di comfort ma anche di sicurezza». Nel regime di “sedile selvaggio” oggi in vigore, in effetti, l’unico limite al numero di poltrone è la possibilità (certificata dalle autorità) di evacuare l’aereo in 90 secondi in caso di emergenza.
Il via libera al salva-passeggeri non sarà facile. Il taglio alle sedute si è rivelato in questi anni una delle arme commerciali più efficaci per far lievitare i profitti dei vettori e arginare l’arrembaggio delle low cost. E la lobby delle compagnie non vuole rinunciarci. C’è chi (come la Spirit Airlines negli Usa) è arrivato a ridurre a 65 cm. lo spazio per le gambe – roba da claustrofobia – per poter vendere più biglietti a prezzi stracciati. Le aerolinee americane compongono ormai gli aerei come puzzle, inserendo poltrone di ogni dimensione. Quelle “mini” sono vendute a costi da saldo, per le extra-large c’è un sovrapprezzo che parte da un minimo di 10 dollari. Lo stesso stanno iniziando a fare i rivali europei, Alitalia compresa, senza per la verità essere arrivati (per ora) a un vera ristrutturazione per fasce delle tariffe. L’aerolinea tricolore ha iniziato la densificazione da qualche mese “restringendo” lo spazio su 59 aerei per i voli domestici ed europei. Da maggio partirà un’operazione simile su altri 36 jet e poco dopo si procederà al cambio di poltrone su tutta la flotta con il montaggio di una versione “slim” molto più leggera.
I conti interni presentati in queste ore ai sindacati parlano chiaro sui vantaggi: riducendo lo spazio si aumenta l’offerta di posti per un numero pari a 4 voli extra al giorno. Il comfort, assicurano in società, resta in linea con gli standard del settore: l’A320 avrà 180 passeggeri come quelli di Iberia ed Air France. L’A319 ne avrà sei in meno di Easyjet (ma dieci più di Swiss e sette di British). Il peso a bordo – ogni kg in più equivale a 100 euro di spese annue aggiuntive – non crescerà, complici i nuovi sedili light e i posti in più a disposizione consentiranno di abbassare i prezzi medi e aumentare i ricavi.
L’appetito, si sa, vien mangiando. E la guerra dei centimetri (e dei kg) in aereo si prepara ad esplorare nuove frontiere: la prima è quella delle nuove poltrone in titanio superleggere da 4 chili, il 50% in meno delle attuali, in grado di ridurre del 3-5% i consumi con risparmi medi tra i 300 e i 500mila euro l’anno ad aereo. La seconda è l’eliminazione degli schermi sui sedili, rei di pesare sei chili, occupare spazio e costare un occhio della testa. Film, dirette tv e videogiochi sarebbero garantiti via wi-fi su smartphone, laptop e tablet dei passeggeri che avranno a disposizione una presa per la ricarica. Il vero orizzonte inesplorato è però quello verticale. Mentre la politica cerca di recuperare spazio per ginocchia e gomiti, le compagnie si preparano a ridurre quello sulla testa. Le nuove norme consentono di sforbiciare di 5 centimetri la distanza minima tra schienale e cappelliere. E nessuno dubita che presto lo faranno tutti, visto che ampliando lo spazio per i bagagli a mano si potrà imbarcarne circa il 40% in più. Facendo ovviamente pagare il servizio. Il cielo, visto dalla carlinga di un jet, è davvero sempre più piccolo.