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 2017  marzo 25 Sabato calendario

«Smettere? Non ci penso nemmeno e sogno ancora di vincere il Mondiale». Intervista a Fernando Alonso

MELBOURNE Fernando, oggi è andata meglio del previsto. «Solo perché non avevamo aspettative: dobbiamo ancora capire molto della monoposto». Date un raggio di sole a Fernando Alonso, lui si aggrapperà come un naufrago che trova una zattera nella burrasca. E sorriderà. Poco, perché i tempi della gloria sono lontani e non è sicuro che ritornino. Ma lo farà, come succede qua e là in questa intervista che segue le prime prove del Gp d’Australia. Bocciatissima nei test invernali e in pieno marasma tecnico con i «giap» della Honda che non azzeccano più un motore, la McLaren MCL32 non è naufragata. Se non altro quella di Alonso, il campione che non si arrende e che dal cuore libera una frase: «Sogno sempre di rivincere il Mondiale».
Tanti si chiedono: come fa a sopportare questa situazione?
«Non ho la risposta. L’unica è lavorare a fondo. Me ne devo andare, forse? E dove vado?».
Però magari l’ha pensato.
«No. Che cosa farei a casa, mi metterei a cucinare o starei sul divano a vedere la Tv? Non se ne esce così. La soluzione è lavorare ed esigere una reazione dalla squadra».
A quanti soldi rinuncerebbe in cambio di un buon motore?
«Nemmeno un cent. Non è una questione mia, o della gente che qui si sacrifica. È una questione di progetti. Per quanto visto, hanno sbagliato in Giappone: non siamo competitivi nell’area del motore, per cui dobbiamo capire che cosa manca e cambiare rotta».
Teme di perdere prestigio personale?
«Per nulla, anche se di mezzo c’è pure l’ultimo anno alla Ferrari, difficile tanto quanto questi due alla McLaren. Di sicuro sono meno entusiasta, però ho tanti contratti, sono coinvolto in campagne pubblicitarie, la scuola di karting è in pieno boom».
Ha detto che ad agosto valuterà il suo futuro: il ritiro sarà un’opzione?
«L’anno scorso a ogni intervista si diceva che avrei mollato: era un “copia-incolla” senza fine per sostenere la tesi dell’ultima stagione di Alonso. Il fatto è che per quattro anni noi piloti abbiamo guidato auto orribili. Oggi, invece, la situazione è migliorata».
Il sogno iridato, allora, resiste?
«Sono prontissimo. Mi sono allenato come mai avevo fatto: in curva non ce n’è uno più veloce di me».
Lei è considerato ancora il migliore. Ma da 11 anni non vince un titolo e da quasi 4 un Gp: colpa della sfortuna o di scelte sbagliate?
«Parlare di sfortuna, con tutto quello che ho vissuto, sarebbe ingiusto. Ma da tempo non lotto per il primo posto e ciò è brutto. Le scelte? Se avessi avuto la sfera di cristallo, avrei indovinato quale auto prendere. Difendo ogni decisione presa: chiunque avrebbe agito come me».
Come va con il Fernando Alonso «di casa», che sta con gli amici?
«Bene. In inverno ho seguito vari progetti. Oggi i momenti lontano dal paddock sono i migliori. La macchina, invece, mi preoccupa».
Lei è felice?
«Sono felice?... Il desiderio sarebbe di vincere, soprattutto perché sento che il cambio delle regole era una buona occasione per ricucire la distanza dalla Mercedes. L’auto va bene, mi diverto in curva, freno al limite: i guai sono in rettilineo, dove la velocità è scarsa. È frustrante».
Visto che non lotterà per il Mondiale, mette in fila i colleghi che se lo disputeranno?
«Non è giusto fare questa classifica...».
Max Verstappen è un talento o un ragazzo da educare perché spesso esagera?
«È un talento vero. Ma ce ne sono altri: Ricciardo l’anno scorso è stato davanti a Max. E poi Sainz: alla Toro Rosso era vicino a Verstappen. È difficile valutare dal di fuori: a me, comunque, piace anche Hulkenberg».
Nel 2007 con la McLaren aveva i risultati, ma non le buone relazioni con il team: oggi, invece, succede il contrario.
«Nel mio lavoro devo ricevere rispetto: nel 2007 mancava. Nelle ultime gare dissero che lottavano contro di me. Li avvisai: guardate che Raikkonen sta rimontando. Ecco, quando vedi queste cose non puoi che cambiare aria perché in una squadra così non si vince mai».
Si diceva che lei avesse un conto in sospeso con la McLaren. Ce l’ha anche con Hamilton, causa scatenante dell’addio?
«Per nulla. Ho già condiviso un’esperienza con Lewis: se ci sarà un’altra occasione, sarà emozionante perché è uno dei piloti migliori».
Nel 2006 le chiesero che cosa avrebbe fatto se fosse salito sull’auto che in «Ritorno al futuro» viaggiava nel tempo. Lei rispose: «Rimango nel presente». Vale ancora?
«Non lo so. Penso che andrei nel futuro, per vedere che cosa mi succede. Se tornassi nel passato, invece, andrei agli anni dei motori V8 o V10: spingevano macchine divertenti».
I suoi pollici sono sempre assicurati, come quelli di un pianista?
«Lo sono per 25 anni, devo stare attento: forse pensano che gioco troppo alla playstation…».