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 2017  marzo 25 Sabato calendario

Caso Agnelli, rissa Federcalcio-Antimafia

PALERMO Uno scontro duro. «Mi sembra che la commissione Antimafia stia facendo un processo molto mediatico che non fa bene né al calcio, né all’Italia», l’affondo improvviso di Michele Uva da Villa Niscemi, sistemata nella piana dei Colli, sulla strada per Mondello, un gioiello che ispira pace e serenità. Invece il direttore generale della Federcalcio carica senza preoccuparsi troppo delle conseguenze: «Forse per il Paese ci sono problemi più urgenti che la questione dei biglietti dati dai club a una curva». Rosy Bindi, presidente della commissione tirata in ballo, aspetta giusto il pranzo per replicare: «Noi non facciamo processi, men che meno mediatici. Preoccupa che il d.g. della Figc ritenga che ciò di cui ci stiamo occupando non sia una cosa seria. Sono le mafie che fanno male all’Italia, anche quando si infiltrano nello sport. E fa male la sottovalutazione del fenomeno. Andiamo avanti a tutto campo».
La questione è grossa. Lo strappo di Villa Niscemi pericoloso. La tensione nasce dall’inchiesta sui biglietti che la Juve avrebbe ceduto agli ultrà in quantità superiore al consentito per la quale Andrea Agnelli è stato deferito dalla procura federale e sui presunti contatti della società con la ‘ndrangheta. «C’è un processo ordinario che non coinvolge la Juve. Noi dobbiamo preoccuparci della giustizia sportiva che sta facendo il suo corso in totale autonomia», dice ancora Uva provando ad allontanare il sospetto che in via Allegri non siano in linea con Giuseppe Pecoraro, il capo della Procura, l’uomo che ha firmato le 20 pagine del deferimento. L’effetto, per la verità, è molto parziale. Pecoraro da Roma non gradisce. Ma è la commissione Antimafia il bersaglio del d.g. Un’uscita sorprendente, che coglie impreparata la stessa Federcalcio. Nasce anche il sospetto che le parole di Uva siano a titolo personale e non concordate. Tavecchio chiarirà la posizione della Figc lunedì a Coverciano durante il consiglio federale. Ed è probabile che, in quella sede, provi a ricucire. Lo stesso Uva nel pomeriggio, ospite del forum all’Italpress, cerca di chiarire il senso del suo intervento: «Non ho detto che è un processo mediatico, ho solo spiegato che non deve diventarlo». Frena anche le critiche all’Antimafia «che sta facendo un approfondimento importante per la nostra nazione».
Ma il caso, ormai, è scoppiato. «Se il d.g. della Figc definisce banale un’inchiesta penale sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel circuito dei tifo organizzato, c’è da essere preoccupati. Se ci chiede di occuparci di altro, c’è da essere imbarazzati», dice Claudio Fava, che della stessa commissione è vicepresidente. Contro Uva prendono posizione anche i parlamentari Cinquestelle. «Ogni qualvolta si cerca di sottolineare la gravità delle infiltrazioni mafiose in uno specifico ambiente si osserva lo stesso tipico atteggiamento vetusto: la negazione». Uva forse voleva allentare la pressione sulla Juventus, ma si è infilato in un tunnel cieco. E pericoloso.