Corriere della Sera, 25 marzo 2017
Chailly: le regole del galateo alla Scala le impose Toscanini
Milano Si è detto che era il mago della bacchetta, il domatore del podio, l’icona della musica del Novecento... Maestro Chailly, a 150 anni dalla nascita, cosa resta del mito Toscanini?
«Direi tutto. Arturo Toscanini ha segnato un prima e un dopo nella storia della direzione d’orchestra. Ha imposto un rigore inedito, la fedeltà alla partitura, l’attenzione ferrea al dettaglio. Il suo modo di fare musica resta ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile» risponde Riccardo Chailly, direttore musicale della Scala che stasera al Piermarini dirigerà il concerto per l’anniversario del grande maestro, nato a Parma il 25 marzo 1867, presente in sala il presidente Mattarella.
Così stasera, in teatro e in diretta su Radio3, si ascolteranno due inni: quello di Mameli e quello delle Nazioni di Verdi.
«Il compositore a cui Toscanini era più legato, impossibile separarli. Di Verdi eseguiremo anche lo Stabat Mater e il Te Deum dai Quattro Pezzi Sacri. E in apertura la Settima di Beethoven, un altro dei suoi autori prediletti».
L’Inno delle Nazioni fu scritto per l’Esposizione universale di Londra del 1862, Verdi chiese a Boito un testo sulla pace e l’amicizia tra i popoli.
«E nel 1943, caduto Mussolini, Toscanini, da molti anni esule negli Usa dopo l’affronto di Bologna, preso a schiaffi da una camicia nera per non aver voluto dirigere Giovinezza, lo riprese in chiusura di un documentario sul ruolo degli antifascisti italiani. E allo spartito verdiano che citava tre inni, quello di Mameli, God Save the Queen e la Marsigliese, aggiunse Star-Spangled Banner e l’Internazionale per ricordare il sacrificio dei soldati americani e russi».
Prese di posizione coraggiose che, unite al genio musicale, fecero di lui il direttore più mediatico, star delle copertine dei giornali, come si vede nella mostra del Museo della Scala curata da Franco Pulcini e Harvey Sachs, aperta stasera negli intervalli.
«Era un uomo senza compromessi. La sua coerenza artistica e morale, la sua intransigenza, il senso della disciplina, li metteva in pratica in ogni istante della vita. Le sue scelte politiche coincidono sempre con nuove scelte artistiche: lascia l’Italia per gli Usa e lì si ritrova una fantastica, orchestra, la Nbc. Dice no a Hitler che lo aveva invitato a Bayreuth e dà il via a un nuovo festival a Lucerna, subito diventato punto di riferimento di artisti ebrei e antifascisti».
Ma tra tanti teatri è la Scala quello più «suo».
«Durante i suoi tre mandati mise in atto un’autentica riforma: l’illuminazione scenica, la creazione della buca per l’orchestra, la trasformazione da teatro privato in ente autonomo. Inoltre dettò nuove regole di galateo musicale: vietato entrare in sala a spettacolo iniziato, vietati i bis. Ne sapeva qualcosa Rossini che alla “prima” della Gazza ladra del 1817 a furia di bis rischiò di non riuscire a finire l’opera».
E per lo storico concerto di riapertura della Scala del ‘46 Toscanini scelse proprio l’ouverture della «Gazza ladra».
«Gli iniziali rulli di tamburi erano emblematici di una rinascita del Paese così tanto attesa. Esiste una registrazione di quel concerto, l’ho ascoltata con grande emozione. Il 12 aprile, quando dirigerò quell’opera, 200 anni dopo la “prima”, non potrò fare a meno di pensarci. E la speranza di rinnovamento di Toscanini sarà anche la mia».