Corriere della Sera, 25 marzo 2017
Pignorati i conti all’ex sindaca di Genova. «Ora mi aiuta mio marito»
Milano La giustizia ha tempi non rapidissimi, ma arriva. E quando arriva chiede conto, in senso letterale, delle sue sentenze. Come quella, relativa all’alluvione del novembre 2011 che costò la vita a sei persone, che nel novembre scorso ha condannato l’ex sindaca di Genova Marta Vincenzi (oltre a una pena di 5 anni per omicidio colposo plurimo, disastro e falso) a una provvisionale, cioè un anticipo del risarcimento, di 4 milioni e mezzo di euro, in solido con due coimputati e il Comune.
Da giovedì i conti correnti dell’ex prima cittadina sono bloccati: non può fare prelevamenti al bancomat né utilizzare la carta di credito. E dal prossimo mese le sarà anche pignorato un quinto della pensione. «È una situazione pesante – spiega Vincenzi senza nascondere l’imbarazzo – Lo è sicuramente quella dei parenti delle vittime, ma anch’io mi trovo nella condizione di non poter avere di che vivere se non grazie all’aiuto di un marito che ancora lavora. Improvvisamente mi sento riportata all’età di 24 anni quando mi conquistai l’indipendenza grazie al lavoro. Mi sono data da fare una vita per non dover dipendere...».
Lo stesso provvedimento ha colpito anche l’ex assessore alla Protezione civile Francesco Scidone e il dirigente del Comune Gianfranco Delponte. Contro di loro si sono attivati i parenti di una delle vittime con un’azione esecutiva. La mossa era stata fatta per spingere l’Amministrazione, dal 2012 guidata da Marco Doria, a smuovere l’inerzia mantenuta finora, quando ormai sono trascorsi oltre cinque anni dalla tragedia. Ma gli enti pubblici hanno 120 giorni di tempo in più dei privati per dare corso alla sentenza. E in questo modo, chi ha deciso di avviare azioni esecutive ha «aggredito» il patrimonio dei condannati in solido.
«Pensavo che dovesse essere l’assicurazione del Comune a provvedere – spiega l’ex sindaca – ma non sta succedendo. L’azione di Palazzo Tursi, evidentemente, non è stata così incisiva da smuovere le resistenze della società assicuratrice. Io per pudore non ho fatto alcun passo. Ma il Comune non dovrebbe avere bisogno di alcun sollecito per intervenire».
Il terreno su cui muoversi è scivoloso. Di fronte al dramma di sei vittime e al dolore dei familiari le questioni economiche paiono secondarie. Vincenzi ne è consapevole, ma, dice, «non posso far fronte da sola a una sentenza così gravosa». Il giudizio di primo grado dovrà passare al vaglio dei giudici d’appello. «Sto lottando e lotterò perché mi venga restituita la dignità – assicura l’ex sindaca – Ho lavorato una vita per il bene comune, ritrovarmi a settant’anni in questa condizione è incredibile. Pur non ritenendo giusta la sentenza, la rispetto. Ma farò di tutto per dimostrare che in quel momento, con le informazioni di cui disponevo, non potevo fare nulla di diverso da quello che ho fatto».