Corriere della Sera, 25 marzo 2017
Quell’ultima notte a Brighton del killer
LONDRA La voce al telefono è quella di un uomo che non ne può più. «Mio Dio, che ne sarà di noi?». Saber Toumi dirige il Preston Park hotel, un albergo di Brighton afflitto da recensioni mediocri e divenuto celebre all’improvviso, per le ragioni sbagliate. «Posso solo dire che era gentile, calmo, scherzoso. E che davvero ha detto che gli seccava di andare a Londra, perché ormai anche la nostra capitale ha perso prestigio. Tutto qui». Clic.
Non è dato sapere cosa abbia portato Khalid Masood a trascorrere la sua ultima notte in un hotel sulla costa, provenendo da Birmingham, nel centro dell’Inghilterra, e superando quindi di almeno 85 chilometri la sua destinazione finale. Rideva, scherzava, secondo le testimonianze raccolte prima di tutti dal Sun.
Un cliente simpatico, questo l’appunto redatto sulla sua scheda al momento della partenza. Giovedì mattina, verso le undici, l’inquilino della camera 228 ha pagato ed è salito sulla sua Hyundai 4x4 imboccando la A23, l’autostrada che porta a Londra.
La notizia di giornata dovrebbe essere l’arresto di altre tre persone, un’operazione giudicata «significativa» da Scotland Yard, che porta a undici il totale dei fermati. Ma al tempo stesso la polizia inglese ha fatto un appello pubblico per avere notizie su possibili complici. «Non sappiamo se è stato aiutato». Al momento ha fatto tutto da solo, inviando messaggi su WhatsApp fino a pochi minuti prima della strage.
«Con oltre dieci anni di esperienza come insegnante, più notevoli successi nel settore delle vendite, ho dimostrato una certa abilità nello spiegare idee in un modo chiaro, confidenziale e professionale». Il nuovo curriculum di Masood era stato compilato a gennaio, e spedito a numerose scuole private di Londra e Birmingham. «Inglese come noi, più di noi». Adesso che la sua storia personale sembra delineata, il commento del Times sull’uomo che ha ucciso quattro persone dando l’assalto al Parlamento sembra appropriato.
Khalid Masood era nato Adrian Elms a Dartford, nel Kent, che ha anche dato i natali a glorie nazionali come Mick Jagger e Keith Richards. Non ha mai conosciuto il padre naturale. Due anni dopo la madre Janet si sposò con Philip Ajao, e il bambino prese il cognome del patrigno. La famiglia si trasferì a Tunbridge Wells, dall’altra parte del Tamigi, la città dove è stato inventato il gioco del Subbuteo.
Il futuro Masood lavora per 12 anni in un’azienda di prodotti chimici. Non riesce a stare lontano dai guai, a giudicare dalla sua nutrita fedina penale. Nel 2004 sposa una musulmana, Farzana Malik, che gli darà tre figli. Si converte all’Islam. Cambia il suo nome. Alla primogenita, secondo il Daily Mail, avrebbe imposto di indossare il burqa. Nell’aprile del 2008 parte per l’Arabia Saudita, dove vivrà per un anno a Gedda insegnando inglese agli impiegati dell’aviazione civile. Al suo ritorno di trasferisce con la famiglia a Luton, dove lavora in una scuola privata.
A quel punto la sua scelta religiosa è ormai definitiva, anche se sul registro elettorale Khalid torna a essere Adrian per un breve periodo. Nel 2015 ottiene il visto per un pellegrinaggio alla Mecca, dal 3 all’8 maggio.
Era già stato al Preston Park il venerdì precedente l’attentato. Quando è tornato, ha chiesto una tariffa inferiore a quella pagata in precedenza. Ha parlato molto, con lo staff e con gli altri clienti, dicendo di aver trascorso il tempo tra i due soggiorni a Londra, Gatwick e Brighton, raccontando di essere triste per la malattia del padre e preoccupato per sua madre.
Gli investigatori sono arrivati all’hotel sulla costa dopo aver trovato all’interno della Hyundai la ricevuta del pagamento. Tariffa scontata, a 59 sterline. Janet Ajao ha 69 anni e vive in una cascina a Trelech, nel Galles. Cuce centrini da tavola, che vende per corrispondenza. Suo marito Phillip è in ospedale, dove lotta con un tumore. È stata rivelata l’identità della quarta persona uccisa dal loro unico figlio. Si chiamava Leslie Rhodes, era un pensionato. Nel punto dove è stato investito non c’è alcun segno. La strada è stata lavata la notte stessa dell’attentato. Ieri i turisti si facevano i selfie sul ponte di Westminster, come se nulla fosse accaduto. Forse è giusto così.