La Stampa, 25 marzo 2017
Inès de la Fressange: «Toscani mi disse: è nata una stella. Io pensavo mi prendesse in giro»
Ha previsto tutto nel suo ultimo libro «Come mi vesto oggi?». Tutti i drammi vestimentali di ogni donna e qualche uomo, tutto ma non la situazione limite, tipo che parti per la capitale snob della moda italiana dove hai un tot di incontri mondani e ti perdono le valigie con tutte le tue belle mise. È lì però che si «parrà la tua nobilitate», specie se ti chiami Inès de la Fressange e puoi chiamare a raccolta l’aplomb dei tuoi avi marchesi e magari anche l’argent de poche del tuo ramo borghese (banchieri Lazard).
Lei è la «Parigina» per eccellenza anche se nata a Saint Tropez, la prima top model «che parla e sorride», come veniva descritta ai tempi in cui se la strappavano Lagerfeld, Lacroix, Gaultier. Nel 1980 se la assicurò in esclusiva Chanel, durò fino all’89 quando Karl Lagerfeld, di cui era stata la Musa (gli ricordava Coco), non potè sopportare che diventasse Marianna di Francia (che volgarità!).
Oggi è una splendida sessantenne con due figlie (una a sua volta richiestissima modella), ha un marchio che porta il suo nome e firma capsule collection per un grande magazzino chic. Riconosciuta ovunque come arbiter elegantiarum, ha scritto libri di consigli che hanno avuto successo in tutto il mondo («La Parigina» ha venduto 100mila copie solo in Italia).
Arriva all’aeroporto e scopre che le hanno perso le valigie. Inès de la Fressange che fa? Se la prende conles italiens, piange o corre in via Montenapoleone ?
«Un po’ di aplomb l’ho perso... ma certo è stato un esercizio di stile interessante, avere a breve un party da Roger Vivier e mezz’ora per trovare un look decente. Sono corsa da Zara in centro ma era già tutto proiettato sull’estate, fiori dappertutto... Allora sono passata al reparto uomo e ho preso un pantalone jogging con la banda nera, camicia bianca e bretelle. La giacca per fortuna me l’ha procurata lo “zio Diego” (Della Valle, ndr), così come le scarpe da sera. Ecco quelle sì sarebbero stato un problema vero, perché con 60 euro ti puoi vestire ma sono le scarpe a salvare tutto».
Ci sono stati altri episodi in cui si è detta. «Mon Dieu stavolta ho proprio toppato»?
«L’altra sera l’effetto della mise era un po’ “maître d’hotel” e le milanesi mi sembravano tutte chicchissime. Ma la volta che ricordo con più orrore è stata un vernissage. Avevo un vestito di pelle, guanti di pelle, insomma troppo. Sono entrata e uscita, ero ridicola. Era un vestito prestato ed è sempre pericoloso farseli prestare».
L’Italia è molto presente nella sua vita. Un marito italiano (Luigi D’Urso, mancato all’improvviso dieci anni fa) da cui ha due figlie. E anche il fotografo che l’ha scoperta e lanciata era italiano..
«Sì, Oliviero Toscani! Mi ha fatto le prime foto per Elle. Io volevo atteggiarmi a mannequin, volevo il trucco, facevo delle mosse, mi contorcevo con le mani sui fianchi, come vedevo fare alle altre. Lui mi diceva “ma che hai, devi andare in bagno?”. Aveva ragione lui, non c’era bisogno di tutto questo, avevo diciott’anni... Poi a un certo punto ha detto “è nata una stella!” ma anche “questa non è una mannequin”, quindi mi sembrava che un po’ mi prendesse in giro».
Invece ci aveva azzeccato, poco dopo lei avrebbe sfilato per tutti i grandi di Francia e nell’80 avrebbe firmato l’esclusiva con Chanel. Poi litigò con Lagerfeld Oggi come va con lui?
«Benissimo. I brutti ricordi sono passati. Nella vita c’è chi tende a tornare sempre sulle cose negative, io no, mi sforzo di ricordare solo il positivo e ho una gran fortuna: dimentico. È un vantaggio per me, forse non per chi mi sta vicino, dicono che ripeto spesso le stesse cose».
Lei ha avuto quel che si dice una jeunesse dorée, con genitori spesso in viaggio e una nonna (erede dei banchieri Lazard) che le ha insegnato tutto. È stata lei a portarla alla moda?
«In effetti sì, io volevo fare l’antropologa, la pediatra, insomma tutt’altro. Ma la nonna, senza saperlo, mi insegnava delle cose. A distinguere le stoffe, per esempio. Oggi nessuno lo sa più fare. Molti anni dopo mi chiesero di scegliere fra due tessuti praticamente uguali, di grande qualità entrambi, io li toccai e mi dissero che avevo scelto quello migliore. Lei vestiva l’haute couture, Balmain, Nina Ricci... Christian Lacroix mi diceva che era perfetta, con le sue piccole borsette, i collier di perle, il gusto per la qualità. Era una donna che aveva vissuto a cavallo fra due secoli, l’800 e il ’900 così come lo siamo noi; è sempre interessante vivere sul crinale».
Dalla nonna alle nipoti, lo stile si tramanda. Anche la sua figlia grande, Nina, sta calcando le stesse orme. È colpa sua, l’ha ossessionata?
«No, proprio no. Semplicemente credo che ai figli si debbano far vedere le cose belle fin da piccoli, e io l’ho fatto. Non intendo i vestiti ma le mostre d’arte, i quadri e le sculture, i paesaggi, cibi, libri. Per i vestiti vale lo stesso e in più bisogna lasciare spazio al cattivo gusto! Vuole vestirsi solo di rosa? Benissimo! Certo una come me soffre molto ma poi anche ai ragazzi viene naturale scegliere le cose belle, tutto sta ad avergliele mostrate. E poi c’è poco da alzare il sopracciglio, anch’io volevo cose orride, ho fatto bêtises, basta guardare certe foto da adolescente e mi viene da nasconderle. Detto questo, io alle mie figlie dico sempre che la prima cosa è sentirsi a proprio agio e che non serve avere i capelli a posto e cose di buon gusto se poi non siete simpatiche!».
Una come lei guardava Sex&City o oggi le influencer sui social? Secondo lei hanno portato più danni o benefici alle donne?
«Guardavo tutto con passione e mi divertivo un sacco, così oggi sono su Instagram e mi piace. Perché quando si osserva qualcosa con aggressività si perde in gaiezza e frivolezza. Credo che diventare criticoni dia un “coup de vieil”, un colpo di vecchio, mentre il migliore antirughe è farsi sempre una risata».
Al firmacopie del libro alla Galleria Carla Sozzani le sue fan hanno chiesto di riassumere i tre pezzi che nell’armadio non devono mancare..
«Odio i diktat ma ho risposto: un capo blu marine che salva quando non si ha una buona cera; un bel paio di scarpe; una bella borsa, meglio di paglia che griffata ma falsa».
Ha un consiglio di stile anche per Melania Trump?
«Divorzio! Scherzo, ma che si spettini un po’».