ItaliaOggi, 25 marzo 2017
Diritto & Rovescio
Trecento persone si stanno opponendo all’espianto di 200 ulivi che si trovano sul percorso del gasdotto Tap che porterà in Italia il gas dell’Azerbaijan. Il gasdotto è lungo 870 chilometri e attraversa Turchia, Grecia, Albania e il mare Adriatico. L’espianto deve avvenire entro il 30 aprile per non danneggiare le piante e poi per consentire ad esse di essere rimesse in dimora, proprio dove sono state tolte. Di estremisti verdi ce ne sono sempre stati. A Milano, un gruppo di fuoriditesta voleva bloccare i trattori che facevano la prova di resistenza delle piante dopo che una era caduta su un’auto sfondandola. Preferiscono un morto che una pianta in meno. Quello che meraviglia però non sono le proteste ma il fatto che i media si prestino a fare loro da megafono. La Repubblica, che aveva parlato di 300 manifestanti, scrive poi: «In Salento sale la tensione e aumenta il rischio che l’area si trasformi in una nuova Val di Susa». Intanto il prefetto, facendosela sotto, ha bloccato i lavori «nonostante la Procura di Lecce non veda motivi per bloccare i lavori». Ma questo lo si legge nelle penultima riga. Dove non arriva mai nessuno.