Libero, 24 marzo 2017
Bolloré nei guai in patria si consola con Telecom
Meno male che c’è Telecom Italia. O meglio, Flavio Cattaneo che, ad un anno dal suo arrivo, ha raddrizzato i conti della partecipata italiana più impegnativa di Vivendi. L’ex incumbent di Stato è tornato all’utile (1,8 miliardi contro i 70 milioni di perdite di un anno fa), con un ebit di 3,7 miliardi (+25%) in linea con i programmi e in forte accelerazione (un miliardo negli ultimi 3 mesi) che consentirà la distribuzione di un dividendo di 2,75 centesimi per le azioni di risparmio. E così monsieur Bolloré può finalmente sorridere: in questi mesi, infatti, il finanziere ha avuto ben poche ragioni per festeggiare sia in Italia che in Francia visti i problemi finanziari, giudiziari e pure politici che mettono a rischio gli ambiziosi piani del “marinaio” di Bretagna che pensa a ridisegnare le deleghe sia in Francia che in Telecom (a danno del presidente Giuseppe Recchi). Ma andiamo con ordine.
MEDIASET Il terreno di scontro che ci riguarda più da vicino è ovviamente il braccio di ferro con Mediaset per l’affaire Premium. Ieri all’Agcom c’è stata l’audizione di Arnaud de Puyfontaine, il braccio destro di Bollò. L’autorità, che la prossima settimana sentirà i vertici di Mediaset, dovrà decidere se Vivendi può detenere in contemporanea il 29,94 di Mediaset ed il 25% di Telecom Italia.
TRIBUNALE La partita, si sa, non finirà certo qui. Salvo accordo tra Fininvest e l’ex amico Bolloré, la causa in discussione al tribunale di Milano andrà senz’altro per le lunghe. Il giudice, infatti, ha fissato la prossima udienza per il 24 ottobre. Una brutta notizia per Mediaset che, causa lo strappo, ha accusato nel 2016 una «mazzata» (parola di Pier Silvio Berlusconi) che ha peggiorato i conti del Biscione di 100 milioni di euro legata alle coperture finanziarie.
VIVENDI Non è andata molto meglio ai soci di Vivendi. Vincent Bolloré, che controlla il colosso francese con poco più del 20% del capitale ha presentato pochi giorni fa conti davvero magri, soprattutto se si tiene conto della straordinaria liquidità (più di 15 miliardi) incassata con la cessione di Sfr, realizzata prima dell’arrivo di Bolloré. Al contrario gli utili del gruppo sono scesi nell’ultimo anno del 35%, zavorrati dal pessimo andamento di Canal Plus.
CAPOGRUPPO Le strategie di Bolloré dovranno però superare il vaglio dell’assemblea Vivendi del 24 aprile. Per l’occasione diversi hedge ed alti investitori istituzionali si accingono a dare battaglia. Un po’ perché i piani del 2017, anno della riscossa a quel che dice de Puyfontaine, non ispirano grande fiducia: la pay tv si presenta dopo aver perso negli ultimi 12 mesi 495 abbonati, un tonfo cui, secondo i media francesi, non sono estranee le scelte editoriali di Bollò. Un po’ perché il finanziere ha esasperato alcuni aspetti, già opinabili, della govenance. Sono stati congedati dal board due consiglieri indipendenti che vanno ad aggiungersi a Philippe Donnet, il ceo delle Generali, che è stato sostituito da un manager interno. Non è andata meglio ai soci della capogruppo: -22% l’utile netto (440 milioni), a causa della debole congiuntura della logistica, che resta il piatto forte de compagnia (specie in Africa).
POLITICA Anche i rapporti con con la politica sono ai minimi. Bolloré, da sempre vicino a Nicolas Sarkozy (e a François Fillon), non è amato né da Emmanuel Macron né da Marine Le Pen, ovvero i più accreditati concorrenti per l’Eliseo. Difficile, anche per i rapporti tutt’altro che cordiali con Carlo Calenda e Matteo Renzi, inseguire una fusione tra Telecom e la francese Orange. In questo quadro si può apprezzare la soddisfazione per i progressi di Telecom, già anticipati ieri da Piazza Affari. In attesa di sciogliere il nodo più aggrovigliato, quello di Premium. «Non c’è segno di pace ha commentato Tarak Ben Ammar Ma è solo business: mai dire mai».