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 2017  marzo 24 Venerdì calendario

Alzate gli occhi al cielo ci sono undici nuove nuvole

Oggi bisogna alzare gli occhi al cielo, perché ci sono undici tipi di nuvole in più. Capita spesso di vederle raccogliersi in formazioni spettacolari, ma queste nuove nuvole non sono un frutto casuale dei capricci del vento: hanno forme e caratteristiche che si sono ripetute così frequentemente nel tempo da meritare di entrare a far parte dell’International Cloud Atlas, e con la dignità di un loro nome. Il Cloud Atlas identifica e classifica dal 1896 ogni tipo di nuvola ed è ancora molto utile per le previsioni meteo e per la navigazione aerea e marittima. Ma viene aggiornato con una lentezza che gli osservatori di nuvole giudicano esasperante: l’ultima volta è stato ristampato nel ’75, con un piccolo aggiornamento nell’85, poi più nulla. Eppure di nuove nuvole in cielo ne sono comparse a bizzeffe, create dai mutamenti climatici, dalle modifiche nel flusso delle correnti aeree e marine, dagli incendi delle foreste e dalle attività dell’uomo. Ma la World Meteorological Organisation di Ginevra, l’unica autorizzata a dare nuovi nomi alle nuvole, ha risposto sempre negativamente a chi, come Gavin Pretor-Pimey della Cloud Appreciaton Society, la inondava di foto di spettacolari formazioni mai viste prima.
L’aggiornamento
Ora, il cielo sopra le nuvole in attesa di un riconoscimento ufficiale si è finalmente rischiarato. La Wmo ha dato il proprio parere favorevole a una ristampa del Cloud Atlas, che conterrà undici nuove nuvole e sarà disponibile anche online. Il più soddisfatto sarà proprio Pretor-Pimey, che insieme con i 45.000 soci della Cloud Appreciaton Society aveva avviato nel 2006 una campagna globale per il riconoscimento dell’Asperatus, una bellissima formazione a onde che ricordano il movimento del mare, di cui erano state raccolte 250.000 fotografie. Gli altri tipi oggi riconosciuti, tutti rigorosamente con nomi latini, come avviene da quando si classificano le nuvole, sono Cavum, Causa, Fluctus, Flumen, Murus, Cataractgenitus, Silvagenitus, Homomutatus, Homogenitus e Flammagenitus. L’ultimo è il nome delle nuvole che si formano sopra agli incendi delle foreste, il penultimo, che significa «generato dall’uomo», è quello delle scie lasciate dalla condensa del vapore acqueo sulle ali degli aerei, assurte alla dignità di nuvola a patto che permangano nel cielo per più di dieci minuti. A queste undici nuove formazioni se ne aggiunge una così importante da essere considerata una specie: è stata battezzata Volutus e ha la forma di un gigantesco rullo grigio, che compare sempre più di frequente nei cieli americani e australiani. Con il Volutus le specie ufficiali di nuvole passano, dopo un periodo di indolenza durato quasi un secolo, da 14 a 15.
Il «nominatore»
Al numero 7 di Bruce Grove a Tottenham, nel Nord di Londra, c’è una placca blu che segnala il luogo nel quale è morto a 91 anni Luke Howard, indicato nell’insegna come «Namer of the clouds», «nominatore» delle nuvole. Nato nel 1772, Howard era un quacchero che aveva aperto una farmacia a Fleet Street, ma la sua vera passione erano le nuvole. A Londra le nuvole non fanno mai aspettare troppo chi desidera vederle e Howard ha potuto così studiarle per anni, dando loro i primi nomi in latino, la lingua dei farmacisti: cumulus, stratus, cirrus, cirrostratus, cirrocumulus. Se non fosse per lui, le nuvole oggi avrebbero nomi francesi, quelli studiati da Jean-Baptiste Lamarck nella stessa epoca, ma respinti dalla comunità scientifica a vantaggio dell’universale latino. Howard era un dilettante che riuscì a conquistarsi un posto nella Royal Society e fu il primo a spiegare al mondo l’importanza delle nuvole nella meteorologia, argomento di cui solo contadini e marinai avevano da sempre capito qualcosa.
Oggi, gli osservatori di nuvole sono migliaia di dilettanti come lui, che in tutto il mondo si associano in gruppi di ricerca, scattano con lo smartphone le foto delle formazioni più spettacolari in cui si imbattono e le postano online. Sono loro ad avere svegliato dal letargo la World Metereological Association, che forse non osservava più con attenzione il cielo. Non aveva capito che tutto quello che accade sulla Terra, prima o poi, lo vediamo lassù, su una nuova nuvola.