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 2017  marzo 24 Venerdì calendario

Duilio Courir, la musica e le amicizie

Come a Milano Anna Crespi ha fondato gli «Amici della Scala» così, a Zurigo, Sylvia Emler ha messo su l’«Associazione svizzera degli amici della Scuola di musica di Fiesole». Un omaggio a Claudio Abbado (1933-2014) e a Piero Farulli (1920-2012) ma soprattutto a Duilio Courir (1928-2010) che, per anni, ha dedicato moltissimo tempo alla Scuola che accoglie piccoli musicisti disagiati che vivono nelle periferie d’Italia. Ed ecco che dopodomani, domenica 26 marzo, all’Auditorium Schule Hirschengraben-Schanzengraben, Zurigo ospiterà un concerto dell’Orchestra delle Piagge e dell’Ensemble Musica per tutti, a cura di Martina Chiarugi, Lorenza Borrani e Antonello Farulli (figlio di Piero).
Sylvia è la seconda moglie di Duilio, per vent’anni critico musicale del Corriere della Sera – una scelta di pezzi si trova nel volume La mia musica (Casagrande), con testi di Ettore Mo, Franca Cella, Gian Paolo Minaroli e Paolo Repetto – e, per dieci, direttore di Amadeus.
Si erano sposati a Venezia, a Ca’ Farsetti, nel 2006. Testimoni, il direttore d’orchestra Tito Gotti e io; entrambi «precettati» da Duilio il giorno prima, per telefono. La cerimonia, officiata da Massimo Cacciari, durò pochi minuti. Poi Sylvia, febbricitante, rientrò al «Monaco» e noi tre ci imbucammo all’Harrys Bar.
Lasciata l’abitazione milanese, Duilio si trasferì a Zurigo (dove la morte se lo porterà via quattro anni dopo). A Milano, comunque, tornava spesso. Se solo, ospite in casa di amici; con Sylvia, in albergo.
Eclettico, Duilio. Critico musicale, scriveva anche di letteratura (aveva collaborato a «Il Mondo» di Mario Pannunzio), di arte figurativa (Morandi e Music erano i suoi grandi amori) e di architettura. Amico e ammiratore di Guglielmo Mozzoni – da lui definito «architetto delle utopie e cacciatore di sensazioni» —, come i grandi utopisti settecenteschi Ledoux e Boullée, quando il fautore della «città ideale» pubblica Il giro del mondo in 80 acquerelli (Casagrande), Courir spiega sul Corriere : «Ha dipinto anche col vino e con la terra, con la cipria e col rossetto delle labbra; persino con mirtilli, rododendri, genziane e stelle alpine. Ma nessun composto è mai riuscito a dargli la trasparenza dell’acquarello. Così gli acquerelli diventano una sorta di diario per immagini dei suoi viaggi. Si comincia con l’Africa. Non quella delle pagine di Karen Blixen, ma quella della fertilità dell’altopiano del Tassili, delle sponde del Nilo verso Assuan, di Marrakesh, degli “uomini blu” di Hirafax, del Tassili algerino».
Al Corriere, Duilio era arrivato nel 1973 proveniente da Il Resto del Carlino di Bologna (chiamato a suo tempo da Giovanni Spadolini), dov’era titolare della critica musicale.
Dopo qualche anno, uno dei suoi sodali diventerà Ettore Mo, assieme a Egisto Corradi, fra i più grandi inviati di guerra che il quotidiano di via Solferino abbia mai avuto. Li univa sì la passione per la musica, ma soprattutto una grande umanità.
Ettore era approdato in redazione dopo avere fatto, come ha ricordato in uno dei suoi libri, vari mestieri: «Sguattero e cameriere a Parigi e Stoccolma, barista nelle Isole della Manica, bibliotecario ad Amburgo, insegnante di francese (senza titoli, naturalmente) a Madrid, infermiere in un ospedale per incurabili a Londra e infine steward in prima classe su una nave della marina mercantile britannica». Ogni tanto Duilio ed Ettore partivano insieme, ma seguendo rotte diverse. Poi Duilio s’è fermato per sempre.