Il Sole 24 Ore, 24 marzo 2017
Rame, riapre la miniera Escondida
La miniera di rame Escondida, la più grande del mondo, riavvierà la produzione sabato dopo uno sciopero durato ben 43 giorni: il più lungo nella storia del Cile dal 1973, quando i minatori di El Teniente – poco prima del colpo di stato del generale Augusto Pinochet – incrociarono le braccia per 73 giorni.
Si ritorna dunque al lavoro ad Escondida, ma in una situazione particolare e «complessa» secondo il presidente della miniera Marcelo Castillo, che imporrà alla società controllata da Bhp Billiton (e partecipata da Rio Tinto e Mitsubishi) di «rivedere i piani, il modello operativo e la struttura per permettere all’attività di rimanere sostenibile».
Lo sciopero non è infatti terminato con una soluzione della vertenza per il rinnovo contrattuale. Al contrario le parti sono rimaste lontanissime, anche dopo l’ultima proposta avanzata dalla proprietà, che pur essendo migliorativa è stata respinta dall’assemblea dei lavoratori. I sindacati sono rimasti irremovibili su alcune condizioni e in particolare sulla richiesta di non perdere nessuno degli attuali benefici e di vederli estesi anche ai neoassunti. Per cui hanno scelto la strada inusuale di invocare l’articolo 369 del Codice civile cileno, che consente di rinviare per 18 mesi le trattative per il rinnovo, conservando il vecchio contratto.
I dipendenti in questo caso perdono il bonus che viene solitamente concesso in occasione della firma dell’accordo tra sindacati e azienda. Ma il 1° aprile entrerà in vigore una nuova legge nel Paese sudamericano, che impone ai datori di lavoro di non peggiorare le condizioni contrattuali al momento del rinnovo, che avviene ogni 3-4 anni. I sindacati, insomma, sono convinti di avere il coltello dalla parte del manico. E hanno autorizzato il rientro al lavoro.
Del resto poco prima Bhp Billiton, dopo l’ennesima rottura delle trattative, aveva annunciato di essere pronta a forzare la mano, riavviando la produzione con personale temporaneo di rimpiazzo (un’opzione legale in Cile). «La società – affermava il comunicato della mineraria – spera che nei prossimi giorni il sindacato accetti o rifiuti formalmente l’offerta. In ogni caso, come indicato in precedenza, continueremo a focalizzarci sulla ripresa delle operazioni».
Escondida l’anno scorso ha prodotto oltre un milione di tonnellate di rame, circa il 5% dell’offerta mondiale. La sua fermata ha contribuito a spingere le quotazioni del metallo oltre 6.200 dollari per tonnellata al London Metal Exchange a febbraio, anche perché è avvenuta in contemporanea ad altre interruzioni dell’offerta. Anche la seconda miniera mondiale, Grasberg in Indonesia, ha sospeso le estrazioni a causa di una disputa tra la società che la controlla, l’americana Freeport McMoRan, e il Governo. Inoltre c’è stato uno sciopero anche alla miniera peruviana Cerro Verde.
Il rame ieri non ha comunque reagito alla notizia del riavvio di Escondida,chiudendo a 5.808 $/tonn (+0,8%). I prezzi si erano già indeboliti nei giorni scorsi, anche sull’attesa di una possibile svolta in Cile. Inoltre il Perù è colpito da alluvioni che stanno ostacolando l’attività mineraria.