ItaliaOggi, 24 marzo 2017
Il petrolio investe nell’arte
Il Qatar ha deciso di scommettere sull’arte per assicurarsi un futuro economico più differenziato e non dipendente soltanto dal petrolio. Il paese sta progredendo molto velocemente. E in questo momento proliferano i cantieri. A Doha, la capitale, è in costruzione la spettacolare rosa del deserto immaginata dall’architetto francese Jean Nouvel quale sede del futuro museo nazionale del Qatar la cui apertura è prevista entro il 2018.
In attesa è un fiorire di mostre e molte parlano francese, come «Picasso-Giacometti» presentata quest’inverno al museo Picasso di Parigi, e che a Doha sarà in versione ridotta fino al 21 maggio. In programma fino al 16 aprile la prima retrospettiva qui dedicata all’artista di strada JR e una monumentale esposizione, in due parti, dell’artista iracheno Dia Al-Azzawi che ha come curatrice Catherine David, vicepresidente del museo nazionale d’arte moderna del centro Pompidou di Parigi.
Queste esposizioni lasciano intravedere il largo spettro delle aspirazioni di questo paese del Medio Oriente affidato a Cheikha Al-Mayassa, 34 anni (sorella del giovane emiro del Qatar Tamim Al Thani) che in effetti è già sul ponte di comando del Qatar Museum, che raggruppa i principali musei, e anche della Fondazione Qatar dedicata all’istruzione. Sono due strutture chiave create dal padre, lo sceicco Hamad bin Khalifa Al-Thani. Non basta. È alla testa anche della sua creatura: il sempre più importante Doha Film Institute e del suo festival, che pure dirige.
In questo paese musulmano conservatore, la giovane donna che si è formata a Duke, e alla Columbia negli Stati Uniti, e a Science Po a Parigi, dà impulso, attraverso un’attiva politica culturale ed educativa, a una dinamica apertura della società. Mentre si profila all’orizzonte l’esaurimento delle risorse naturali del paese, la linea direttrice è che il Qatar deve anticipare la propria profonda transizione economica. In questa giovane nazione di 2,7 milioni di abitanti gli espatriati rappresentano quasi il 90%. Il paese evolve rapidamente. Fino a dieci anni fa nessuno andava al ristorante, oggi è diventata un’abitudine ritrovarvisi, come riporta Le Monde.
Fino ad oggi la più bella riuscita è rappresentata dal museo di arte islamica (Mia), aperto circa dieci anni fa, imponente edificio bianco progettato dall’architetto cinese Ieoh Ming Pei, costruito sull’acqua e conserva una collezione storica che non ha eguali nel paese.
Dopo Mia, sono stati aperti una serie di luoghi di esposizioni in tutta la capitale, fra le quali la prestigiosa Mathaf dedicata all’arte moderna e contemporanea del mondo arabo. E un altro fiore all’occhiello è la Qm gallery Katara che si trova nel centro del Katara cultural village, quartiere che evoca Hollywood dove si viaggia con le vetturette attraverso una incredibile commistione di architetture.