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 2017  marzo 24 Venerdì calendario

Sepolti dal fango. L’incubo del Perù

C’ è chi per mettersi al sicuro dalla colata di fango che tutto sommerge cammina sui fili sospeso nel vuoto come un funambulo. Acrobazie che valgono la vita di questi tempi in Perù dove la furia dell’acqua ha già ucciso 80 persone, e ne ha colpite più di 665mila tra feriti (almeno 200), dispersi e sfollati, costretti a scappare da case sommerse (oltre 145 mila quelle danneggiate). Molti di quanti si sono rifugiati sui tetti degli edifici che hanno retto sono ancora in attesa dei soccorsi. Difficile raggiungere villaggi e città rimasti isolati: strade e ponti spezzati, la principale linea ferroviaria tranciata in due. In oltre 800 villaggi è stato dichiarato lo stato d’emergenza. «È la peggiore dal 1998», il commento amaro del presidente Pedro Pablo Kuczynski.
E il cielo non promette nulla di buono per il prossimo futuro: sulle Ande peruviane minaccia di abbattersi un nuovo ciclo di forti piogge. Le precipitazioni nelle ultime settimane hanno già flagellato la costa settentrionale e centrale del Paese, causando inondazioni e smottamenti. Conseguenza del Niño, spiegano i metereologi. Un fenomeno periodico che provoca un innalzamento della temperatura delle acque dell’Oceano Pacifico.
Le piogge si sono abbattute soprattutto sulle zone costiere settentrionali, ma le conseguenze si fanno sentire in tutto il Paese. Il Niño potrebbe costare caro a una delle economie più dinamiche dell’America Latina, che l’anno scorso ha registrato una crescita del 3,9 per cento: una riduzione dello 0,5 per cento del Pil prevedono gli analisti consultati a Lima da El Paìs. Perché ad essere colpiti sono settori chiave dell’economia peruviana: quello agricolo (oltre 21.435 ettari di colture allagate) e minerario (molte le miniere chiuse e anche dove sono rimaste operative, le esportazioni sono bloccate per via delle strade e ferrovie interrotte).
Il Niño «provocherà un aumento dei prezzi, soprattutto negli alimenti e nei trasporti, con conseguente aumento dell’inflazione» che colpirà duramente le famiglie a basso reddito, quelle che spendono tra il 60 e l’80 per cento delle spese mensili in cibo, osserva l’economista González Izquierdo.
Il governo del presidente Kuczynski ha annunciato un fondo di 720 milioni di dollari per ricostruire le infrastrutture distrutte. Una cifra che gli analisti considerano insufficiente, visto che l’emergenza non è finita.
Il Paese, messo di nuovo a dura prova, cerca di reagire anche mobilitando la solidarietà. Lima ha lanciato la campagna #UnaSolaFuerza che coinvolge le numerose comunità peruviane all’estero invitando ambasciate e sedi consolari ad aprire conti correnti ad hoc. Il consolato di Milano, tra gli altri, ne ha aperto uno l’altro ieri. Nel frattempo molti Paesi latinoamericani e non solo hanno inviato tende, coperte, acqua, cibo e anche elicotteri per recuperare quanti sono rimasti intrappolati in casa. Una corsa contro il tempo, non solo metereologico.