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 2017  marzo 24 Venerdì calendario

Diritto & Rovescio

Voluminosa intervista de La Stampa a Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd e oggi leader dei secessionisti del movimento Democratico e progressista (Dp, cioè, freudianamente, la sigla del Pd vista nello specchio, come quelle delle ambulanze che ti seguono a sirena spiegata per superarti). Bersani ha avuto modo di esprimersi nel suo linguaggio ottocentesco, alla Neri Tanfucio, ruspante e post datato. Un linguaggio che sa di opera lirica, di bocciofile e padellate di ciccioli alle feste dell’Unità dove il rito lo celebravano le nerborute razdure e non gli esausti radical chic di oggi. Questo il florilegio: «Si prepara una manovra d’autunno da far tremare le vene ai polsi». «Non abbiamo ancora battezzato il bambino e ha già più pane che denti». «È il momento di mettere l’orecchio a terra per sollecitare la gente». «Meglio tardi che mai: le cose lasciate alle spalle, prima o poi tornano fuori». «A quel punto il referendum sarebbe diventato un osso di seppia». Non è traducibile in inglese, direbbe Pietro Ichino.