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 2017  marzo 23 Giovedì calendario

«Sole 24 Ore, così le copie venivano gonfiate»

La società inglese Di Source «è stata “creata ad hoc” per consentire alla società Sole 24 Ore spa di procedere a un incremento dei propri dati diffusionali concernenti le sole copie digitali», ha avuto «come cliente principale (se non unico) la società di viale Monterosa», è stata costituita nel novembre 2012 «appena 40 giorni prima della firma del primo contratto con il Sole», e dietro lo schermo di una serie di trust «il 60% delle quote» sarebbero state «detenute da soggetti direttamente o indirettamente collegati a Il Sole 24 Ore spa come l’ex direttore amministrativo Massimo Arioli (e moglie), l’ex responsabile diffusione e vendite Alberto Biella (e moglie), e Giovanni Paolo Quintarelli», imprenditore fratello di Stefano, cioè dell’attuale deputato ex direttore dell’area digitale del Sole. La Procura ha depositato il contributo alle indagini dato con i propri interrogatori da un dipendente di Di Source, Filippo Beltramini. Questi ha spiegato il singolare contratto per il quale il gruppo editoriale perdeva 10 centesimi per ciascuna copia digitale che faceva «promuovere» all’inglese Di Source (3 milioni di euro il passivo, mentre le copie digitali «gonfiate» sarebbero state quasi tutte le 109.000). «L’ex capo ufficio diffusione del Sole 24 Ore spa, Biella, mi ha informalmente comunicato – aggiunge Beltramini – che nelle riunioni in cui veniva deciso il numero delle copie da ordinare alla Di Source vi era anche, fra gli altri, il direttore del quotidiano Roberto Napoletano» (ora in aspettativa e sostituito ad interim da Guido Gentili). Beltramini premette di non aver mai parlato con Napoletano, ma asserisce che Biella «mi descrisse quelle riunioni con l’aggettivo “pirotecniche”. Sempre Biella mi descrisse il desiderio del direttore di vedere crescere i numeri afferenti le copie multiple digitali».