Corriere della Sera, 23 marzo 2017
La Germania risarcisce gli omosessuali (perseguitati fino al ’94)
Con grave ritardo, lo Stato tedesco ammette di essersi comportato in modo ingiusto e altamente dannoso nei confronti degli omosessuali. Anche dopo il nazismo. Ieri, il governo di Berlino ha approvato un disegno di legge che, una volta passato in Parlamento, compenserà – per quel che è possibile – le vittime di un articolo del codice penale che ha rovinato la vita di migliaia di gay fino al 1994. Solo quell’anno fu abolito il famigerato Articolo 175 che puniva l’omosessualità maschile non solo con un ostracismo pubblico ma anche con pene detentive. Si calcola che, tra il 1945 e il 1994, 50 mila persone siano state vittime della norma. E che di queste ne siano sopravvissute circa cinquemila, che avranno diritto alla compensazione: le condanne subite portarono parecchi in prigione per anni, molti persero il lavoro, ancora di più subirono l’onta sociale di vedersi esclusi ed emarginati nei loro ambienti di vita a causa di una norma che, nonostante l’evoluzione della società, marchiava l’omosessualità come un crimine. Fino al 1969-70, l’Articolo 175 funzionò su numeri elevati. Se la legislazione licenziata ieri dal governo sarà approvata nella forma attuale – entro giugno, è la promessa – ogni vittima dell’ingiustizia sarà compensata con tremila euro più 1.500 euro per ogni anno trascorso in prigione. Poco, dicono le opposizioni della Linke e dei Verdi, che proporranno un aumento durante il dibattito al Bundestag. L’articolo 175 fu introdotto nel 1871 nel codice del nuovo Stato tedesco, ma per decenni vi si ricorse raramente. Il nazismo, poi, rese la regola più stringente e soprattutto la utilizzò su larga scala, con pene severissime che portarono migliaia di omosessuali nei campi di concentramento. Crollato il regime, la norma rimase, sia a Ovest sia a Est. Nella Repubblica di Bonn sia a causa del lungo periodo di transizione verso un Paese che cercava di liberarsi del suo passato, sia per l’egemonia culturale dei cristiano-democratici nei primi anni del Dopoguerra. Una volta che i movimenti di protesta avevano posto la questione come ineludibile in un Paese laico e liberale, ci fu l’ostacolo di sentenze della Corte Costituzionale da superare con nuova legislazione. Nella Ddr, per l’ostracismo di regime nei confronti della «degenerazione» omosessuale. «La forza dello Stato di diritto – ha detto il ministro della Giustizia – si riflette nell’avere la forza di correggere i propri errori». Vero. Ma anche i tempi contano: forse meno per lo Stato di diritto, molto per le persone.