Corriere della Sera, 23 marzo 2017
Morte fra turisti e liceali. Il gesto disperato del viceministro eroe
Rob Merrick sta tornando in ufficio. In mano ha una scatola di cioccolatini per un collega che compie gli anni. Accanto a lui decine di deputati che rientrano a casa dopo il voto alla Camera. Sono le 15.45, una giornata come tante per il cronista parlamentare dell’ Independent. All’altezza di Westminster Hall, sente delle urla e alcuni spari provenire dal marciapiede alla sua destra. Si volta e vede un poliziotto a terra, che respira a fatica e con la mano destra preme sulla clavicola sinistra, all’altezza del collo.
Il London Eye, la ruota panoramica poco distante, si blocca. Tutto fermo, all’improvviso. I turisti sul ponte, che stanno facendo una delle più classiche passeggiate londinesi, vengono bloccati dai militari, senza poter fuggire dalla scena di un crimine ancora in corso. Maurizio Baldi, un ingegnere milanese in trasferta per lavoro, racconta di essere stato perquisito, di aver rilasciato le proprie generalità con tanto di documento a un soldato in mimetica. «E solo dopo mezz’ora ci è stato detto che potevamo allontanarci, ma tenendoci al corrimano, per non intralciare i soccorsi e le altre operazioni».
La City viene circondata da un cordone di militari, tagliata fuori dal resto della città. Nella centrale Oxford street i passeggeri vengono fatti scendere dagli autobus. È la procedura antiterrorismo. Ma in quel momento non lo sa ancora nessuno.
L’unica cosa certa, il segno della gravità di quel che sta accadendo, è quell’agente a terra appena dentro i cancelli del Parlamento, la cui foto rimbalza in ogni social network. Al centro c’è un uomo in giacca e cravatta chino sul corpo del poliziotto Keith Palmer. Si chiama Tobias Ellwood, è il viceministro degli Esteri. È stato un soldato, volontario dei Royal Green Jackets. Suo fratello Jon era un insegnante. Morì nell’attentato di Bali, una delle 202 vittime delle autobombe di Al Qaeda.
Ellwood tenta la respirazione bocca a bocca, preme con le mani sulla ferita per fermare l’emorragia. Ogni grano di questo rosario infinito di stragi ha la sua immagine destinata a rimanere. Quella del parlamentare di Bournemouth che non si arrende all’evidenza dei fatti, con la fronte coperta del sangue altrui, nonostante l’ausiliaria che sembra volerlo consolare, contiene tutto. Poco distante, altri soccorritori provano a rianimare l’assassino del poliziotto. C’è solo da guardare, ormai. Contare le vittime. E capire come sia potuto succedere, ancora una volta.
Anche la speranza che il bilancio sia leggero dura poco. La Hyundai i40 andava a forte velocità, sul marciapiede del ponte affollato di turisti. Le prime dichiarazioni ufficiali che arrivano dal Saint Thomas Hospital, l’ospedale più vicino, dall’altra parte del Tamigi, parlano di «ferite catastrofiche».
Le testimonianze evocano la notte del 14 luglio sulla Promenade des Anglais di Nizza. Corpi che sembrano marionette, persone scagliate nel fiume, alcune fortunate a trovare l’acqua e i soccorsi al termine della caduta, altre atterrate sulle rocce. La seconda vittima è una donna, travolta dal Suv all’imbocco del ponte. La trovano sotto la ruota di un bus che proveniva dalla direzione opposta, a 15 metri dal punto presunto dell’impatto. Morta sul colpo o quasi, come l’agente. Non è finita qui. Il numero dei feriti, 40. Quell’aggettivo, «catastrofico». Il prezzo da pagare a questa nuova follia è ancora più alto.
Ci sono almeno altre due vittime, ancora non identificate. Westminster è la prima tappa, il piatto forte di ogni visita guidata. Ci sono centinaia di studenti sul ponte. I tre studenti che chiudono il gruppo del liceo bretone Saint-Joseph de Concarneau vengono falciati. Uno di loro è scaraventato sul tetto di una macchina. «Condizioni critiche». I suoi compagni sono ricoverati in stato di urgenza assoluta, tutti presentano lesioni permanenti. Fratture multiple, o peggio.
«Abbiamo visto il Suv che travolgeva il gruppo dietro di noi – ha scritto in sms alla madre Kilian, 15 anni —. Neppure venti secondi, e ci è arrivato addosso». Altri testimoni raccontano di aver visto a terra anche degli scolari inglesi. «Bambini più che ragazzi». Andrei e Andrea, una coppia di turisti romeni, stavano andando al London Eye. Adesso lottano per sopravvivere. Merrick, il giornalista dell’ Independent, sarà al lavoro anche oggi.
Il Parlamento riapre subito. Come se niente fosse. La famosa resilienza inglese. Ma a sera le strade intorno a Westminster sono deserte, pattugliate da soldati in assetto da guerra. Hanno colpito ancora. Nel cuore di Londra. E non in senso figurato, purtroppo.