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 2017  marzo 23 Giovedì calendario

Il ritorno di Fabri Fibra, il Fenomeno: «I ragazzi vivono su Internet? Per forza, non c’è lavoro»


Una luce lieve filtra dalla piccola finestra dello studio. «Mi serve per capire quando è giorno e quando è notte. Altrimenti rischio di non uscire più da qui. Una volta ci sono rimasto tre giorni di fila. Quando ho aperto la porta era l’alba. Però, quella luce negli occhi, sulla pelle: è stato... magnifico! Ho sentito che quello era proprio un lavoro, che stavo facendo qualcosa d’importante.Almeno per me. Mi sono anche detto: “Devi essere un pazzo per fare questa vita”».Fabri Fibra non è un rapper come gli altri. Di quelli che fanno festa stappando magnum di champagne Cristal nei locali, scrivendo nei testi quanto sia bello essere ricchi e famosi, con macchinoni, denti d’oro e gioielli. È anche il numero uno. Il primo che nel 2006 con Tradimento ha portato un disco hip hop al primo posto in classifica tra polemiche e scandali di chi non capiva un linguaggio nuovo per l’Italia. I più giovani però capivano. Quando cantava “applausi per Fibra” era la storia di uno di loro che stava provando a realizzare un sogno ma lo faceva andando contro tutte le regole del (finto) “buonismo” del mondo dello spettacolo. Il caso più unico che raro di uno che, anzi, il mondo dello spettacolo lo rifiutava. Questa è la sua prima intervista da anni. In attesa dell’albumFenomeno in uscita il 7 aprile.Nessuna intervista per “Squallor” (2014), un disco difficile ma che costituisce il punto più alto dell’hip hop nel nostro Paese. Perché tutto questo tempo senza parlare?«Dovevo fermarmi. Non ce la facevo più. Dopo anni passati in giro per gli hotel mi girava in testa un pezzo di Bassi Maestro, “datemi ‘sti cazzo di soldi adesso”, perché sono otto anni che sono in ballo e adesso voglio una casa mia e uno studio. Prima mi sono occupato della casa: andavo in giro a cercare i mobili. Basta Fibra. Ero di nuovo Fabrizio» . E poi cosa è successo?«Ho fatto Squallor. Ripartendo da zero e facendo tutto da solo. Me ne sono fregato del mercato. Sono tornato a Mr Simpatia, il disco fatto prima di avere successo con Tradimento. La sfida era ottenere il disco d’oro con qualcosa senza alcun appeal per le radio e senza un’intervista: ci ho messo sei mesi ma ce l’ho fatta. Non c’era più il personaggio, c’era solo la musica a parlare».E adesso il nuovo album, “Fenomeno”. Di che cosa parla?«Del fatto che oggi, visto che non c’è un lavoro, i ragazzi sono costretti a inventarselo. Qual è l’unica cosa che hanno? Internet. E allora visto che non c’è posto per loro da nessuna parte devono fare i “fenomeni”».Nel video prendi in giro cose come farsi i selfie o imiti i ragazzini della Dark Polo Gang che fanno finta di telefonare con una scarpa firmata davanti ai fan.«Non voglio essere paternalistico. Li prendo in giro ma li capisco: prendo in giro anche me stesso. Anch’io sono costretto a fare il fenomeno, loro stanno cercando la loro strada. Io però vengo da una generazione dove c’era ancora l’idea che devi dare più risalto alla musica che all’immagine. Ti dici: “se devo andare in tv a piangere preferisco non andare in tv”. Loro invece dicono “devo andare in tv”. Punto. Del resto le situazioni per fare musica lì non esistono. C’è sempre e solo Sanremo. Per questo i rapper di adesso come Ghali, Sferaebbasta, Machete Crew sono molto bravi e molto incazzati».Stai parlando del genere “trap” immagino. Devo dire che musicalmente mi affascina ma ideologicamente è allucinante: marche e soldi. I Dark Polo dicono: “Ce sta il sistema? Sti cazzi. Accettamolo”.«Trap deriva da “intrappolati” ed è la prima cosa che la nuova generazione si fa da sola per sfangarsela. Ma in realtà è la cosa più anticommerciale che c’è: nasce in America nelle case perché la gente non ha i soldi per andare nei locali e in un mondo dove tutto è velocissimo rallenta il ritmo, usa beat preconfezionati apposta. Dice di essere omologata ma esprime un rifiuto totale: non ascoltano radio né tv, non c’è passato ma vogliono darti fastidio».Chi sono in Italia?«Dark Polo, Enzo Dong, Ghali, Sferaebbasta, Tedua, Vegas Jones sono tanti ormai...».In “Fenomeno” c’è anche un probabile tormentone, “Pamplona”, con Thegiornalisti. Come è nato?«Da solo non avrei mai potuto farlo. Sono partito dall’idea che l’italia di oggi sembra una festa ma impazzita, come succede a Pamplona. Ci sentivo dentro un sapore vintage a collegare l’oggi con gli anni 70 perché “mafia capitale” è sempre qua. Per questo inizio dicendo “io stavo con il Libanese!”, come se dicessi: “Oh, io ho fatto Applausi per Fibra!”.Chi poteva avere quel sapore retrò? Thegiornalisti. Li ho chiamati e ci siamo intesi subito. Tanto che dal prossimo disco voglio avere molte più cose così».C’è anche Saviano nell’album.«Sì. Dice una cosa che sarà una bomba. Non voglio anticiparla: deve essere una sorpresa».Qual è la fenomenologia di “Fenomeno”?«Raccontare le macerie che vedo oggi. I giovani guardano show come Young Rich Kids o Riccanza e intorno non hanno altri valori che i soldi o il successo. E si sentono disperati. Dicono: “Ho visto mio padre che ha sempre lavorato sotto padrone ed è diventato triste”. Allora cercano di eludere il sistema e odiano chi ha il potere ma sono impotenti. C’è una guerra in atto ma nessuno ne parla. Lo fa il rap».