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 2017  marzo 23 Giovedì calendario

Auto, la svolta cinese: «Quota di motori verdi». E i produttori si piegano


Sarà la Cina a decidere quando verremo invasi dalle auto elettriche. L’imminente annuncio del governo di Pechino sulle quote obbligatorie di veicoli elettrificati (elettrici più ibridi) da vendere a partire dal 2018 sta già spingendo i principali costruttori europei, tedeschi in testa, ad accelerare la messa in produzione dei veicoli a propulsione alternativa. «Attendiamo di conoscere le decisioni della Cina – ha detto martedì in conferenza stampa il numero uno di Bmw, Harald Kreueger – e in ogni caso ci stiamo preparando. Nei prossimi anni tutti i nostri stabilimenti produrranno architetture di auto in grado di ospitare indifferentemente propulsori tradizionali o elettrificati». La decisione cinese, attesa nei prossimi giorni, cambierà inevitabilmente anche il mercato europeo perché costringerà i produttori ad accelerare sulla realizzazione di modelli a propellente alternativo.Pechino sta valutando infatti di imporre ai costruttori di vendere una quota che dovrebbe variare tra l’8 e il 10 per cento di auto elettriche entro il 2018. Operazione praticamente impossibile perché attualmente quella quota è del tre per cento. Le trattative sono in corso in queste ore e tengono conto di due variabili: l’opposizione delle case europee e americane a realizzare un salto troppo brusco e i ritardi della stessa industria cinese ad adeguarsi al nuovo corso.Per i costruttori europei più impegnati sul mercato cinese sarebbe una rivoluzione. Volkswagen ha venduto in Cina nel 2016 quasi 4 milioni di veicoli. L’idea che debba attrezzarsi in pochi mesi per piazzarne tra i 300 e i 400 mila a propulsione alternativa dà la dimensione del problema. Anche perché oggi la quota di questi veicoli sul totale del mercato cinese è del 3 per cento.Le conseguenze non saranno solo in Asia. Anzi. Questo spiega per quale motivo due importanti costruttori tedeschi come Bmw e Audi, hanno annunciato negli ultimi giorni la scelta di puntare decisamente sul futuro elettrico. Il numero uno di Audi, Rupert Stadler, ha annunciato che «a lungo termine ridurremo del 40 per cento la vendita di auto a propulsione tradizionale» e che «a partire dal 2021 avremo un’auto totalmente elettrica in ciascuno dei nostri segmenti». Audi comincerà il prossimo anno con la E-Tron, un modello totalmente elettrico con 500 chilometri di autonomia». Per Bmw l’obiettivo è quello di «arrivare al 2025 avendo abolito dalla gamma tutte le motorizzazioni esclusivamente tradizionali». Anche i propulsori a combustione interna infatti avranno un motore elettrico in grado di recuperare energia durante la frenata e di restituirla sotto forma di elettricità per un motore ausiliario. Negli ultimi mesi a livello europeo è aumentata la vendita di auto ibride plug-ing, in grado di essere ricaricate a un presa di corrente, rispetto a quella delle elettriche a batterie. Questo nella convinzione che in Europa si diffonderanno le colonnine elettriche per il rifornimento, così come si è impegnato a fare il governo di Berlino.La situazione italiana è particolare. Se, come sono orientati a fare gli organismi internazionali, si vogliono comprendere tra le propulsioni alternative anche quelle a gas metano e gpl, allora l’Italia è all’avanguardia. Quella legata al gas è una tecnologia che non richiede particolari investimenti da parte dei costruttori e che abbatte fino al 95% il particolato. Ma se si guarda la mappa dell’Europa i distributori di metano sono sostanzialmente concentrati nella Penisola. E l’Italia è troppo piccola per comportarsi come il Brasile che vive di etanolo indifferente a quel che accade nel resto del mondo. L’effetto Cina potrebbe finire per isolarci.